35|Diamine, Isabelle!

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«Notizie di Nicholas?» chiese Isabelle a Rachel.
La bionda era appoggiata al muro della classe ormai vuota e fissava con sguardo perso le nuvole grigie fuori dall'ampia finestra rettangolare della classe che era stata appena aperta per far circolare un po' d'aria.

«Chironne non mi ha ancora detto nulla quindi credo stia ancora dormendo. Ieri sera hanno provato a indurre l'autorigenerazione usando del sangue vampiro, ora bisogna aspettare che i suoi valori ritornino stabili e si svegli»

Un corvo gracchiò attirando l'attenzione delle due.
L'aula era più fredda del solito e non solo a causa dell'aria di fine gennaio. Il tenue colore azzurrino delle pareti aveva assunto una sfumatura grigiastra a causa della luce che veniva da fuori ricordando così a Isabelle le aule dell'Accademia.

Pensò a Nicholas, a quanto si fosse comportato da idiota sia con lei che con i suoi amici. Ma dopo quel che era successo nell'arco di una settimana era ormai sicura che fosse cambiato.

Il suo lavoro era di proteggerla, non di rassicurarla e di farla stare bene, solo proteggerla.
Eppure lo aveva fatto lo stesso. Era stato gentile con lei, ma nonostante tutto Isabelle aveva continuato a ignorarlo e sperare che se ne ritornasse da dov'era venuto.
Un pensiero crudele da parte sua, che di solito era una ragazza calma e solare pronta al perdono.

«Ti dispiace per come ti sei comportata con lui, dico bene?» azzardò Rachel finendo di sorseggiare il suo brick di tè al limone.
Isabelle si sentì avvampare. «Un po'...»
«Sei stata piuttosto insensibile con lui, anche se io non dovrei parlare. Credo di averti influenzata un po' col mio giudizio»
«No» Isabelle scosse la testa, «sono io il problema. Ogni giorno che passa sento le mie emozioni più forti scivolarmi via. Faccio perfino fatica a dire "vi voglio bene" ai miei genitori» Tirò fuori dalla tasca la sua boccetta e ne bevve un grosso sorso. «E ho troppa sete. Finisco una boccetta intera in meno di cinque ore. A casa ho dovuto nascondere un paio di bottigliette piene di sangue dentro la cassaforte nel muro dietro al mio letto che in precedenza usavo per metterci il mio diario e credo che fra una settimana non mi basteranno neanche» Le sfuggì un singhiozzo disperato. «Ho paura, Rachel. Non so cosa mi stia accadendo e ho paura di scoprirlo»

L'amica lanciò con noncuranza il cartone vuoto del suo tè facendo canestro nel cestino e abbracciò forte Isabelle. Il suo tipico profumo di fragola era scomparso, lasciando parte all'odore metallico del sangue di cervo che ormai non si poteva coprire neanche con chili di spray per l'ambiente.
Lo si sentiva solo se ci avvicinava a lei quindi gli altri loro compagni non potevano percepirlo e per Isabelle era meglio così, voleva evitare l'imbarazzo di doversi inventare una scusa che coinvolgesse il celebre periodo mensile di una giovane donna.

«Isabelle» Le sistemò una ciocca dietro l'orecchio facendo scivolare la mano lungo la sua guancia pallida e fredda per accarezzargliela. «Andrà tutto bene. Presto sarà tutto finito: quel matto di un Nicholas si riprenderà presto e potrà continuare a ronzarti intorno per proteggerti»
Da come storse il naso, la vampira non sembrava esserne del tutto convinta. «È proprio questo il punto: io non voglio che mi stia accanto»
Rachel sembrò delusa. «Ma come? Prima vi fate gli occhi dolci a vicenda e poi lo allontani così?»

«Lo so che è da insensibile ma ogni volta che sto con lui sento qualcosa dentro di me, qualcosa di strano e mai provato prima d'ora, ma la mia mente lo respinge via e ciò che ne rimane è il fastidio che associo alla povera figura di quel ragazzo»

La cacciatrice si massaggiò il mento mugolando pensosa. «Questo è davvero strano. Credo di aver capito cosa sia quel sentimento, è parecchio ovvio, ma non comprendo il lavoro della tua mente» Rivolse la sua attenzione prima alle labbra rosse e sottili di Isabelle e poi al cielo grigio. «Hai detto che sei l'erede del regno dei vampiri e che stai iniziando a sviluppare poteri quali "uccidere ragnetti indesiderati" e ipnotizzare le persone»

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