43|Guerra al Consiglio

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La lanterna si spense davanti ai miei occhi dandomi solo il tempo di sapere che mi trovavo in mezzo a una foresta.
Non c'era vento né il suono delle civette. Tutto era completamente buio.

Strizzai gli occhi e li abituai all'oscurità. Riuscivo a distinguere i tronchi dei pini e le foglie secche per terra che formavano un manto impermeabile mescolandosi col fango e la terra.

Avanzai lentamente, portando le mani avanti come un cieco e aguzzando l'udito. Sotto di me l'erba frusciava e i rametti più fragili si spezzavano.

Un passo.

La mia mano toccò qualcosa di ruvido e compatto.

Un altro passo.

Sentii la corteccia umida, riempita di morbido muschio su cui stava strisciando qualcosa.

Un bruco? Un lombrico? Un millepiedi? 

Qualunque fosse quella creatura iniziò ad arrotolarsi lungo la mia mano e a salire verso il braccio.

Un serpente.

Volevo urlare, ma era come se le mie corde vocali fossero bloccate, sigillate, spezzate. Con un movimento fulmineo del braccio mi liberai di quell'essere che cadde a terra e si dimenò cercando di rimettersi diritto.

Un sibilo.

Mi voltai e ne percepii uno più in lontananza.

Altro sibilo.

Questa volta era più a destra. E poi un altro. Quanti ce n'erano? E ancora uno più avanti, un altro dietro, uno a destra, uno a sinistra, altri dieci, venti, cento. Persi il conto.

La luna si liberò e la sua luce illuminò quel terrificante spettacolo. Il terreno, i tronchi degli alberi, i cespugli, le rocce, tutto era ricoperto di serpenti che sibilavano e si muovevano uno sopra l'altro nella mia direzione.

Mi ritrovai con in mano una lanterna accesa. Il fuoco crepitava al suo interno emanando un bagliore arancio, ma era antica e la cera si era quasi del tutto consumata.

Rivolsi un'occhiata ai serpenti che si facevano sempre più vicini, poi alla lanterna e viceversa.
Soffocai un urlo quando sentii uno di quegli esseri aggrapparsi alla mia gamba.

Aprii lo sportellino della lanterna con mano tremante e la lasciai cadere ai miei piedi.

Cosa pensavo di fare? Spaventare quei mostri con del semplice fuocherello?

Per quanto le fiamme si espandessero, i serpenti trovavano sempre modo di avvicinarsi. Se qualcuno bruciava emanava un sibilo strozzato, poi taceva e riprendeva a strisciare.

"Devo uscire da questo stupido sogno" I miei occhi si muovevano impazziti alla ricerca di una via di fuga. "Ma come?"

Sentii il rumore di uno strappo. A interrompere la perfezione eterna del firmamento si stava espandendo una macchia formata da... da nulla. Era vuota, buia, terrificante.

Divorava qualsiasi cosa. Le stelle si spensero, la luna scomparve e gli alberi iniziarono a ondeggiare, attratti dal vuoto. Alcuni serpenti vennero inghiottiti, altri scapparono, io rimasi lì.

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