Simile e diverso

16 2 4
                                    

E ogni volta ti avrei guardato come fosse stata la prima.

E ti avrei parlato come fosse l'ultima.

E ti avrei rivolto un semplice gesto

 come fosse abitudine dirci addio per poi tornare al principio.

(Lady Teri)

-Oggi andremo all'osservatorio Griffith, ci divideremo in piccoli gruppi perciò appena avrete finito la colazione, riunitevi in gruppi dai 5 agli 8 e dopodiché vedremo gli orari- annunciò Foller prima di cominciare ad illustrare il programma che avrebbero seguito durante la settimana.

Si trovavano in una delle sale dell'hotel che il proprietario aveva concesso alla scuola di utilizzare e gli studenti, davanti al podio da conferenze posto sul palchetto, ascoltavano il preside e gli interventi degli altri professori con un'attenzione simile a quella prestata durante le lezioni di matematica.

Emily, intanto, parlava con Noah, lanciando ogni tanto delle occhiate a Diana per controllare che andasse tutto bene. Ella si trovava poco avanti e rideva con alcuni ragazzi della 10 C che Emily conosceva solo di vista. 

-Emy- la richiamò Noah facendola arrossire impercettibilmente. 

Noah non l'aveva mai chiamata in quel modo e sentì improvvisamente il suo cuore fare una capriola a quel nomignolo -se vuoi andare a parlarle non mi offendo- continuò con un sorriso rassicurante -no, solo che...- sospirò -a volte vorrei mi parlasse- 

-Non è questo che fanno le migliore amiche? non parlate?- chiese visibilmente perplesso dall'affermazione della bionda -tra noi due è diverso...Io ci sono per lei e lei c'è per me, ma quando di mezzo ci sono cose importanti...le parole, le spiegazioni...sono superflue-

-Non pensi che forse abbia solo paura?- propose lasciando la ragazza confusa -quando parla, quando sorride o anche adesso, continua ostinatamente a convincere gli altri che è felice, che le va bene così. E' come stare in un labirinto, in esso lei scappa ripetutamente evitando tutti coloro che vi entrano. Ora è sicura che ci sia entrato qualcuno che la troverà facilmente e ne ha paura- Emily lo guardò scettica e non senza una nota di gelosia che lui non colse.

Si chiese quando Noah l'avesse osservata così attentamente e ne fu infastidita, ma lo nascose bene -ci avrò parlato quattro volte, ma Matt e Dav ormai parlano solo di lei- rise leggermente, alleviando, senza accorgersene, i timori della bionda, la quale accennò un sorriso.

-Scusa- disse poi interrompendo quel leggero silenzio che si stava creando -e di cosa?- chiese lui -hai detto che Matt e David ti parlano solo di lei, e sto facendo la stessa cosa, quindi...scusa- 

Rimasero a guardarsi negli occhi per qualche minuto, in silenzio.

Emily sentì quel suo silenzio caderle addosso come se le parole che aveva appena pronunciato, fossero sbagliate e inopportune. 

Noah, invece, rimase solo a guardarla e per un attimo gli parve di vedere un lampo di insicurezza nel suo sguardo, ma esso si dissolse celere, così com'era arrivato.

Il ragazzo alzò una mano lentamente, quasi incerto e con una dolcezza che mai nessuno le aveva riservato, poggiò la mano sulla testa della ragazza e le scompigliò i capelli in un gesto naturale, come se lo facesse sempre -tu puoi parlarmi di tutto- esordì con un sorriso gentile -ok?-

In un secondo le guance di Emily si tinsero di rosso e fece un leggero segno di assenso -sei calda- disse dopo un attimo lui corrugando la fronte e facendo scivolare la mano sulla fronte della bionda -stai bene?- chiese preoccupato -sì, sto benissimo- rispose in fretta scostando la mano di Noah in un gesto fulmineo.

Dubitai, in quel momento, della capacità di intravedere i sentimenti altrui attraverso gli sguardi. Poiché, nonostante Noah tenesse gli occhi scuri puntati in quelli della bionda, sembrava che non si accorgesse minimamente di quella tempesta celata dietro ad un muro rovinato, dal quale si potevano notare degli sprazzi che, fulminei, passavano per quelle iridi chiare. Mi ricredetti poco dopo.

Emily si era già voltata, cercando di regolarizzare il battito cardiaco e ascoltare il discorso di Foller, Noah si accinse a girarsi verso il palchetto, ma con esitazione, tornò ad osservare la ragazza di fianco a lui. 

Lei non se ne accorse, troppo concentrata sul suo battito irregolare e lui ne approfittò.

La ammirò, in silenzio. 

Fino a quel momento, mi era stata ignota la sua storia, invece in quell'istante tutto mi fu limpido.

Un sorriso leggero e pieno di un sentimento dolce e inimitabile, gli spuntò sul volto e in un sospiro si giro, in testa il solo pensiero che se avesse parlato alla ragazza dei suoi sentimenti, lei lo avrebbe allontanato.

Che pensieri sciocchi e quante insicurezze addossano i sentimenti su coloro che scoprono l'amore dopo il malcelato timore di non essere giusti.

***

-Non puoi parlarle- disse fermo nella sua decisione, senza segni di cedimento -e chi sei tu per impedirmelo?!- rispose l'altro trattenendo a stento la rabbia.

Alla fine del discorso di Foller, gli studenti si erano riversati nella sala pranzo per fare colazione, ma Diana, dopo aver parlato con la Jones era tornata in camera per prendere qualcosa, e la professoressa aveva deciso di mandare Matt con lei per accompagnarla.

Risultato: quando la rossa era scomparsa dietro la porta della camera, un uomo le cui fattezze credo non sia necessario illustrare ulteriormente, era apparso in quel corridoio e ora pretendeva di parlare con Diana come se ne avesse avuto il diritto.

-Te ne sei andato- disse Matt stringendo i pugni -ma ora sono qui- ribatté l'uomo con sicurezza. Il ragazzo sospirò -voglio solo parlare con lei, ok?- continuò irritato -e io dico che non puoi-

-Ma non poteva scegliersi un fidanzato migliore- disse più a se stesso che a Matt -io non sono il suo fidanzato- disse infastidito dalla sua affermazione.

-Matt!- lo richiamò la rossa uscendo in corridoio senza accorgersi della presenza di quell'uomo dai capelli neri che si trovava dietro l'angolo -hai parlato con mio padre di Dav?!- chiese irritata -certo! non ho la forza di venire a cacciarlo da casa tua nel caso si avvicinasse, tuo padre è già lì- spiegò facendo sospirare Diana -lui non mi ha fatto niente- 

-Io te l'aveva detto subito di non fidarti, non mi hai ascoltato- disse lui -e vuoi dirmelo tu cos'è giusto per me?- domandò visibilmente irritata -non volevo dire questo- si giustificò sbuffando -sai cosa, lasciamo perdere- disse chiudendo a chiave la porta della stanza -non ho voglia di litigare- concluse mettendo la chiave nella tasca dei jeans -e...-esitò prima di alzare lo sguardo e puntarlo in quello del ragazzo -per stamattina...-

-Lo so, te lo tengo lontano io tranquilla- disse consapevole della presenza poco lontana dell'uomo -non questo...cioè, anche, ma non volevo...cioè-

-Celine- la richiamò vedendola impigliarsi nelle sue stesse parole. Diana prese un respiro profondo -solo...grazie-

-E per cosa? ci sono tante cose per cui dovresti ringraziarmi. Hai 16 anni di arretrati- lei lo guardò con un piccolo sorriso, si avvicinò finché non gli fu davanti -dico davvero- disse tornando seria -grazie- 

-Stai diventando sdolcinata- disse un attimo prima di posarle una mano sul capo e scombinarle i capelli in un gesto diverso, ma simile a quello fatto da Noah.

Era simile come gesto, di movimenti e atti.

Era diverso di sentimenti perché seppur non si potesse ancora identificare quello che li legava, nonostante fosse ormai certo non fosse odio e ci fossero continuamente piccoli gesti di solidarietà, c'era solo in lontananza la parvenza di un sentimento simile all'affetto. Era difficile per loro quanto per me capire anche il solo evolversi della situazione e quel piccolo gesto, che per loro era quasi abitudine, racchiudeva al contempo qualcosa di sconosciuto, ma che tra non molto avrebbero potuto identificare come inclassificabile.









ParoleDove le storie prendono vita. Scoprilo ora