Ricordi

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I momenti più belli non li senti quando li vivi, 

ma li rimpiangi quando li ricordi 

(G. Paletta)


Dalla finestra aperta entrava la leggera brezza di quella giornata estiva, essa smuoveva le tende con delicatezza facendole finire sul viso della bambina stesa nel suo lettino.

La porta della stanza si aprì e, poco a poco, si diffuse un profumo di lavanda portato dalla donna che si avvicinava piano al letto della piccola, tranquilla tra le braccia di Morfeo.

La donna con estrema cautela, accarezzò il viso della sua bambina e facendo ciò, qualche capello biondo ramato finì proprio sul volto della creaturina, la quale si sfregò inconsapevolmente il nasino, sentendo quella fastidiosa ciocca di capelli sul viso. La donna rimase a guardarla, accarezzandole i capelli con dolcezza e sul suo volto si fece largo un sorriso, quel tipico sorriso che spunta sul viso delle madri quando si ritrovano semplicemente felici dei loro figli.

La piccola aprì piano gli occhi e guardo la donna per un po', in silenzio, come a volerla studiare bene "m-" cominciò incerta alzando una manina "ma-" si fermò un attimo per osservare ancora quella donna dagli occhi azzurri "mam-ma".

La donna si coprì la bocca con un mano per trattenere i singhiozzi e fece segno di assenso ripetutamente mentre gli occhi le si facevano lucidi "si, Diana, sono la mamma"

"Mamma" ripeté più sicura cominciando a ridere.

Nel mentre, sulla soglia, Olivier immortalava di nascosto quel tenero momento che avevano atteso tanto, con un'espressione commossa sul viso.


-Mamma!- fu un urlo in piena notte, e la rossa si tappò la bocca con un mano cercando di reprimere i singhiozzi e le lacrime, mentre il suo corpo veniva lo stesso scosso da tremori

Eppure, pensò, ci era quasi riuscita.

Ci era quasi riuscita a togliersi dalla mente sua madre, con una maestria che io stessa non pensavo possedesse. Invece, eccola lì, a tormentarla di notte.

Erano arrivati poche ore prima e dopo un po' di confusione erano riusciti a sistemare tutto e mettersi a letto; fuori era buio pesto e, nella stessa stanza, le altre suo compagne dormivano tranquillamente, almeno così pensava.

Si ricredette subito dopo, perché una ragazza dai capelli biondi si sedette sul suo letto e le afferrò una mano, attirandola poi in un abbraccio consolatorio, e la rossa si lasciò andare.

-I tempi duri non durano- le sussurrò all'orecchio -le persone dure sì-

Rimasero così per pochi secondi, o forse erano minuti, potrebbe darsi che si trattassero di ore, ma poco importa, perché ho ormai appreso che le persone, in particolare le ragazze, la mattina cancellano ogni traccia di pianto o tristezza, o almeno se c'è la nascondono bene.

Come se fosse la notte il problema, perché scopre le ferite.

***

La luce del sole, insieme al freddo della mattina, entravano dalla finestra aperta e nella stanza si sentivano dei mormorii sommessi, quasi inesistenti alle orecchie di Diana che ancora cercava di riprendersi dal torpore, ma non ebbe il tempo di aprire gli occhi che un cuscino le si scaraventò in faccia e così si svegliò tutta d'un colpo. 

-Buongiorno fiorellino- le disse Gloria dandole un abbraccio affettuoso -fanculo Lory- disse bruscamente la rossa scansandola e rimettendosi sotto le coperte -dai Didi, alza le chiappette dal letto. Ci sono i ragazzi fuori, ci aspettano- la ragazza, con la testa ancora sotto le coperte, borbottò qualcosa di incomprensibile e Joanne dovette intervenire per aiutare Gloria ed Emily a far alzare la rossa -ma che ore sono?- biascicò passandosi le mani sul volto -sono le 5 del mattino- rispose Natasha sistemandosi la felpa -e perché cazzo mi avete svegliata!?- si alterò -io me ne torno a letto- 

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