Jennifer se ne stava lì, in attesa di un dono, di un miracolo dal cielo, dell'ascesa di un dio al quale non aveva mai creduto pienamente; in quel momento era l'unica fede di cui aveva bisogno. Sospirò affranta, mai avrebbe potuto credere che un paio d'occhi l'avrebbero scombussolata tanto, o che un'aura così misteriosa fosse in grado di perseguitarla per tutto quel tempo. Sfarfallò le folte ciglia un paio di volte, così da accertarsi che non cadesse in un sonno profondo da un momento all'altro, si mosse nuovamente, prima un piede e poi l'altro, agitando freneticamente le gambe e ruotando le caviglie, per poi alzarsi in piedi, con il volto stanco, e recarsi alla sala padronale. Nell'immensa casa regnava il silenzio, si udiva solo il tocco leggero dei suoi passi. Quando raggiunge la stanza, un'inaspettata presenza la colse di sorpresa: era lui, l'uomo dallo sguardo penetrante e una nube scura a contornargli l'imponente stazza. Se ne stava seduto su una poltrona, portando alla bocca un bicchiere di vetro con all'interno del liquido ambrato mentre osservava con un cipiglio i documenti sparsi sul tavolo, ed era così immerso nella lettura che non si accorse di essere fissato in modo più che insistente da una ragazzina ricca e gentile, nonché futura proprietaria di quel castello. Jennifer non si perse un solo movimento dell'uomo, l'osservava come se fosse la cosa più bella che avesse mai visto, e per lei lo era davvero. Si avvicinò ulteriormente, non sapeva chi fosse, cosa ci facesse a casa sua, ma non era dispiaciuta di averlo, in un certo senso vicino a sé; quando fu a pochi passi da lui quest'ultimo alzò finalmente il capo e rimase un attimo immobile, indeciso se stesse immaginando il tutto o se quella fanciulla dai lunghi capelli dorati e quei grandi occhioni azzurri fosse davvero davanti a lui. Lo guardava in modo così suadente che non si capacitò dei propri pensieri quando il suo guardo si posò su quei petali di rose che possedeva al posto delle labbra ora dischiuse lievemente: rosse, carnose, succulenti. Quando incrociò i suoi occhi sentì una brivido corrergli lunga la spina dorsale, conosceva benissimo quella sensazione e si stupì di se stesso per la reazione che il suo corpo aveva avuto per un semplice sguardo, e soprattutto per una ragazza tanto giovane e diversa dal suo prototipo di donna. Tuttavia dovette risvegliarsi da quello stato di trance e interruppe quel lungo scambio di desideri che entrambi emanavano senza dirsi una parola.
«Desidera qualcosa, signorina Jonshon?» quella voce leggermente roca e maschile fece tremare le gambe a Jennifer, che non seppe come riuscì a rimanere in piedi. Lo scrutò per la terza volta in pochi minuti, da sotto le lunghe ciglia scure, e fremette dalla voglia di avvicinarsi.
«Lei chi è?» Gli rispose audacia con una nuova domanda. In fondo era lui a trovarsi a casa sua, non il contrario. A quel punto l'uomo decise di alzarsi, troneggiando con la sua altezza sulla giovane donna, ma ella non abbassò lo sguardo, gesto che non gli sfuggì ma che fece accennare un sorriso sul suo volto virile e professionale.
«Il mio nome è Jackson Gray, mi occupo delle deleghe giovanili e, in questo caso, delle proprietà minorili.» le disse porgendole una mano, che lei strinse prontamente dopo qualche attimo di esitazione. Non capiva il vero motivo della sua visita, in fondo tra pochi mesi sarebbe stata maggiorenne e avrebbe potuto ereditare gli affetti che la sua famiglia le aveva lasciato, anche se avrebbe preferito di gran lunga poter condividerli con loro.
«E' una specie di assistente sociale? Perché tra poco compirò diciott'anni, quindi il suo intervento non sarebbe necessario.» non voleva sembrare sgarbata, ma l'elettricità della stanza era palpabile e non sapeva a cosa attribuirne la causa se non a quegli occhi scuri come il carbone che adesso la fissavano con più intensità. L'uomo, che aveva scoperto chiamarsi Jackson, accennò una risata, divertito sinceramente dall'atteggiamento della ragazza, e si accomodò sulla poltrona su cui sedeva precedentemente, facendole segno di avvicinarsi. Per un momento la situazione sembrò ribaltarsi: lo sconosciuto era perfettamente mentre a suo agio, comodo e confortevole, mentre Jennifer si sentiva piuttosto diffidente, non del tutto convinta di quello che stesse accadendo; nonostante ciò, l'attrazione ingannevole che provava per quell'uomo non le impedì di accostarsi al suo fianco, pochi centimetri a separali. Fin da piccola la ragazza era stata spesso protagonista di critiche a causa della sua statura in netto contrasto con quell'atteggiamento sfrontato; era così minuta che assomigliava molto più ad una bambina rispetto a una donna, con i boccoli a contornarle il volto dolce ma per nulla intimidito. Jackson non le avrebbe mai creduto sulla sua età se non ne avesse appena letti i fascicoli inerenti alla nuova proprietaria di casa, e l'incredulità era accentuata dal fatto che rimanesse di qualche centimetro più bassa di lui anche se mantenne la postura rigida e stette in piedi. Quel contatto ravvicinato lo portò a notare il lieve rigonfiamento del petto, nascosto dalla sottile camicia da notte, segno che almeno non fosse poi così innocua; quando riportò gli occhi su di lei si accorse che li stavano fissando in un modo che non seppe decifrare, e fu ancora più stordito quando per la seconda volta in pochi minuti la sua schiena fu percossa da migliaia di brividi, che si accentuarono nel basso ventre, portandolo alla frustrazione totale. Come poteva provare eccitazione per quella fanciulla così innocente e strana? Si riscosse, ricordandosi la domanda posta dalla ragazza che aveva di fronte, e provò a risponderle nel modo più adeguato possibile. «Vede signorina Lopez-»
«Jennifer, mi chiami Jennifer, per favore» lo interruppe lei, accennando un sorriso. Jackson si sorprese, ma cercò di non darlo a vedere.
«Le stavo dicendo, signorina Jennifer» al suono del suo nome la ragazza trasalì, un brivido le attraversò la schiena ma non di paura, era pura aspettativa, un desiderio silenzioso.
«Dopo la prematura morte della sua famiglia, il loro avvocato dovendosi occupare delle gestioni degli affari e delle deleghe rappresentative, ha incaricato me per la procedura dei beni.» lo sguardo della ragazza si incupì brevemente al ricordo di quella notte, una scintilla di tristezza le oltrepassò i grandi occhi celesti. Guardò l'uomo di fronte a lei e provò a concentrarsi solamente sulla sua spiegazione impeccabile di cui aveva capito ben poco, lo fissò come una bambina spaesata e Jackson capì.
«Mi occuperò di lei per le prossime due settimane, dovrò accertarmi della sua salute e del suo benessere; le darò il testamento lasciato dai suoi genitori e l'aiuterò con le varie gestioni che ha ereditato, di cui probabilmente non conosce neanche il significato. Sarò il suo angelo custode, così come avevano esplicitamente richiesto il signore e la signora Lopez.» Jennifer spalancò la bocca incredula, pallida e disorientata. Due cose non riusciva a concordare: i suoi genitori le avevano lasciato una baby-sitter a diciott'anni; la sua baby-sitter era l'uomo più affascinante del pianeta. Il sorrisetto ammiccante che le rivolse l'oggetto dei suoi pensieri fu capace di demolire il suo disappunto in un secondo, la sua contrarietà si sciolse nell'attimo in cui un pensiero le balenò nella mente: avrebbe avuto due intere settimane per godersi a pieno la presenza di quella divinità, il suo angelo custode personale, l'avrebbe avuto intorno per quattordici giorni e in fin dei conti non ci vide nulla di male. D'altro canto Jackson non era riuscito a trattenere quel sorriso per la fanciulla e tutto d'un tratto l'idea di dover occuparsi di Jennifer non gli sembrò così disastrosa come aveva creduto in precedenza, quando gli fu comunicato dall'avvocato. Era senza dubbio la commissione più bizzarra che avesse svolto, ma non si sarebbe tirato indietro, non ora che ad attenderlo c'era una principessa uscita dalle fiabe con una scia profumata ad incantarlo e uno sguardo da cui non riusciva a distogliere gli occhi, proprio come in quel momento. Il lavoro, si ricordò, sono qui per lavoro, ma quel pensiero non prese forma perché quell'oceano non smetteva un attimo di trascinarlo con sé in profondità.
«Più forte.. sì così.. ancora ancora.. oh mio dio sì..» i gemiti saturavano la stanza impeccabile dove quell'amplesso aveva preso forma senza che nessuno potesse impedirlo. L'attrazione era stata talmente tanta che i due erano finiti come calamite a contatto grazie alla forza di gravità. Non c'era stata via di uscita, era stato più forte di loro e dopo appena cinque giorni si trovavano aggrovigliati tra lenzuola di lino profumate, ora impresse dell'odore di puro e selvaggio sesso.
«Dio, cosa ti farei» un grugnito lasciò le labbra di Jackson per poi fiondarsi su Jennifer, che mugolò di piacere quando le spinte si intensificarono maggiormente. L'uomo spingeva furente, mentre ansimava e gemeva seguita dalla ragazza persa nel suo mondo di fantasie erotiche; i corpi sudati sbattevano e fremevano a contatto con la pelle bollente dei due ormai fuori controllo. Non c'erano regole, divieti o paure ma solo desiderio e voglia di arrivare al punto di non ritorno. Mai in vita sua Jennifer aveva provato una cosa simile, la sua prima volta l'aveva donata a un semisconosciuto e dall'ora ce ne erano state a decine, in ogni angolo della casa, e pensò di aver commesso la scelta più giusta della sua breve vita. Jackson a letto era proprio come aveva immaginato: voglioso, ardente, possente e magnifico. I suo lunghi capelli biondi erano sparsi sul cuscino sfatto, l'uomo li prese in un pugno e li annusò come se fossero la sua droga preferita, lei era diventata la sua eroina pura. Minuscole goccioline contornavano i loro corpi e i petti di entrambi si strusciavano in un modo talmente eccitante che non avrebbero resistito a lungo. Jennifer inarcò la schiena quando si sentì sprofondare in quel punto magico, ansimò in cerca di ossigeno ma l'unica risposta che ricevette fu un verso roco, animalesco, che non fece altro che aumentare il suo intenso piacere. Si sentiva stordita, si perdevano e si ritrovavano come solo loro avevano imparato a fare. Per Jackson, quello che prima aveva immaginato come un lieve rialzo adesso era il suo sogno più bramoso; sfiorò il seno con la sua grande mano e ne prese in bocca un capezzolo mentre con l'altro giocava e lo massaggiava portando la ragazza in escandescenza. Si spinse in lei più forte del possibile, mentre le unghia di Jennifer graffiavano quella schiena muscolosa che la sovrastava senza pietà. Le sue spinte decise, prepotenti, la mandavano in estasi e dalla sua bocca candida uscivano sospiri di puro piacere; Jackson si abbassò proprio sulle sue labbra e la baciò come se fosse la sua ninfa vitale, lasciandola senza fiato, mentre le lingue si inseguivano e i respiri si mischiavano. Era stato dolce all'inizio, delicato il giusto, ma si era trattenuto per troppo tempo ed ora il suo unico scopo era quello di godere e far godere l'oggetto dei suoi pensieri più peccaminosi. Non aveva mai scopato così con altre donne, certo si era dato da fare come sempre, ma l'intesa che aveva con quella giovane superava il desiderio carnale; sentiva di essere dentro di lei in tutti i sensi inimmaginabili, e tutto ciò lo destabilizzava ed eccitava al contempo rendendolo irrefrenabile. Ovviamente, niente di tutto questo dispiaceva alla fanciulla, ormai in balia dei suoi tocchi sempre più vogliosi e di quelle stoccate frenetiche, e quando le loro bocche si assaggiarono ancora, lingua contro lingua e occhi contro occhi, si sentì tremare fino all'anima mentre sfinita era vittima di in un orgasmo senza precedenti, seguita a ruota da Jackson che venne anch'egli in un copioso orgasmo liberatorio e devastante. Si accasciò su di lei cercando di non schiacciarla con il suo peso e prese ad accarezzarla lungo le spalle, sui fianchi, tra le cosce e risalì terminando sul petto che si alzava e abbassava freneticamente. Un brivido corse lungo la colonna vertebrale di Jennifer e, nonostante fossero entrambi senza forze, l'immagine di loro due nudi e avvinghiati che si baciavano in un modo talmente eccitante li pervase all'istante. La scintilla di desiderio che passò sugli occhi di Jackson alla vista di quel corpo splendido si rispecchiò nello sguardo della ragazza la quale ora più che mai voleva con tutto il suo cuore che quell'attimo rimanesse tale per sempre, incantati gli uni nei sogni degli altri, senza pensieri ma solo piacere ed emozioni.
«Mancano solo tre giorni.» disse ad un tratto l'uomo con un'espressione indecifrabile; sembrava quasi che cercasse in tutti i modi di convincersi che tutto ciò fosse sbagliato, proprio ora che c'erano dentro fino al collo.
«Lo so.» si limitò a rispondere lei. Si trovavano in quel momento in cui non si è coscienti del tutto, persi nel proprio mondo dove solamente quella persona ha accesso. Erano loro due e basta.
«Non potremmo continuare così per sempre.» continuò lui, aggrappandosi a un disperato barlume di lucidità.
«Lo so.» lo guardò negli occhi mentre quelle parole fuoriuscivano dalle sue labbra; ci passò la lingua per assaporare il retrogusto che le aveva lasciato con i suoi baci impazienti e sorrise appena; fu proprio lì che cadde lo sguardo di lui. Socchiusero la bocca in sincronia, i loro corpi conoscevano terribilmente la conseguenza di quel gesto e prima che Jackson si impossessasse di quei boccioli di rosa un'unica parola riuscì a pronunciare: «Fanculo.»
STAI LEGGENDO
Break Off
Krótkie OpowiadaniaRaccolta "Break Off": storie random, one shot, senza un inizio o una fine. Sono presenti scene di sesso esplicito, linguaggio scurrile, tematiche delicate e sensibili. Ogni riferimento della storia è puramente casuale, in quanto frutto di immaginazi...
