La Paura.

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L'estate era appena cominciata: le giornate cominciarono ad allungarsi, i fiori coloravano i giardini, le piazze si riempivano e tutto sembrava un po' rinascere.
Non mi ero mai soffermata sulla paura di scrivere e sulla paura di lasciar scrivere me stessa. Cominciai a pensarci quando scoprì un nuovo concorso per giovani scrittori. Le regole erano le stesse degli altri tipi di concorsi; i partecipanti venivano scelti tramite una selezione di piccoli racconti.
Pensai che potevo avere una possibilità e nel momento in cui mi resi conto che potevo farcela, la paura mi afferrò.
Pensai a quanto fosse curioso che la paura fosse così legata alla possibilità di conquistare un traguardo. Quanto più ci tenevo a raggiungere questo nuovo obiettivo, tanto più provavo paura. Quanto più davo importanza alla possibilità di vedere qualcosa scritto da me stessa, tanto più la sensazione che tutto poteva scivolarmi via sì faceva più forte.
Si stava facendo tardi, quindi pensai di tornare a casa e di scrivere qualcosa per partecipare a quel concorso.
Sulla scrivania avevo diversi fogli da utilizzare, ma nessuna idea.
La paura stava forse bloccando anche il mio pensiero e il mio pensare?
L'idea di fingere di non aver mai letto la notizia di quel concorso si fece sempre più forte, alimentata da quella paura che adesso aveva qualsiasi nome. Una paura così dominante da prendere spazio nella mia mente su qualsiasi aspetto della mia vita.
Dovevo trovare un modo di scrivere, sapevo che avevo bisogno comunque di scrivere e che questa sensazione poteva portarmi via anche quella che era una semplice abitudine, ma che per me, con gli anni, era diventata essenziale.
A quel punto arrivai a capire una cosa importante: c'era una parte di me, nella mia testa, per la quale scrivere era veramente importante e non solo perché avrei partecipato ad un concorso.
Non si trattava di una semplice abitudine.
Lasciai stare il concorso, capii che potevo anche sbagliare e non vincere. Nonostante ami mettermi alla prova, accettare ogni sfida, questa nuova possibilità poteva non prendere la direzione che volevo io.
Poi però pensai che in fondo non possiamo controllare tutto e che non possiamo avere sempre tutto sotto controllo. Qualche volta va bene e qualche volta no, qualche volta bisogna lasciare andare e lasciare scorrere le cose per quello che sono, qualche volta bisogna anche afferrarle e viverle.
Non sapevo a quel punto se sarei riuscita a scrivere qualcosa, però ero certa che ci avrei provato.
La paura non faceva più così tanta paura.

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