"Nella vita c'è molta sofferenza e, forse, l'unica sofferenza che si può evitare è la sofferenza di cercare di evitare la sofferenza."
Donne che amano troppo~
Robin Norwood.La sera stessa nella quale presi l'appuntamento con il Dott. S., mi scrisse anche M.
Aveva molti debiti da pagare, col tempo si erano accumulati e ora si ritrovava a pagarli tutti. La maggior parte erano causati da suo padre, ma questo delegava sempre a suo figlio la responsabilità di pagarli.
Ora che si erano accumulati, la difficoltà di pagarli tutti si era fatta, ovviamente, maggiore.
Mi scrisse questo, e che per un periodo non se la sentiva di vedermi. Allarmata da questa situazione, gli chiesi se potevamo mantenere le conversazioni, ma nemmeno questo sentiva di poter continuare.
Sentivo tutto la sua sofferenza, sentivo la sua difficoltà e decisi di ascoltare questa sua esigenza. Non nascondo, ovviamente, che soffrì per quella sua mancanza. Anzi, ero in un certo senso disperata, però ho sempre pensato che, finché lui non avesse saputo nulla di questo mio dolore, lui sarebbe riuscito a concentrarsi sulla risoluzione dei suoi problemi.
Mi interessava sapere come si sentiva, anche se sapevo che non potevo cambiare le cose. Non potevo comunque fingere che non mi interessasse.
Finché una sera, in un momento dei nostri scambi di messaggi, dopo aver cercato di parlare di come si sentisse in quella situazione, mi rispose che dovevamo per un periodo non sentirci più: "In questo momento non posso darti ciò di cui hai bisogno..."
Sentivo il peso delle sue responsabilità, e così mi allontanai.
Come ho già detto, però, non potevo ignorare un legame di tre anni.
Io l'ho sempre aspettato, l'avrei aspettato anche in quel momento.
Però, stavo male ancora una volta. Di nuovo, un'altra volta, avevo ricevuto una pugnalata. Eppure cercavo di ignorare quel dolore, non mi doveva fermare.
Di nuovo non dormivo la notte. Di nuovo mi disperavo. Di nuovo smisi di mangiare. Di nuovo smisi di scrivere e di occuparmi delle mie cose. Di nuovo smisi di vivere.
Era molto più forte vincere le sue paure, era molto più importante conquistare la sua fiducia. Altre erano le priorità che prendevano continuamente energia senza che io me ne rendessi realmente conto.
Perché dopo tutto quel tempo eravamo come quasi due estranei? Dovevo fare di più? Non avevo fatto abbastanza per fargli capire che avrei fatto qualsiasi cosa? Che ci sarei sempre stata?
Perché dopo tutto quel tempo eravamo ancora così distanti, dopo tutto quello che avevamo passato, dopo tutti gli incontri che avevamo fatto. È vero, non erano state molte le volte che ci eravamo visti. Però ci sentivamo a nostro agio quando passavamo le giornate insieme.
Ricordo ancora quando gli chiesi se con me si trovava bene, così come ricordo lui che mi rispose: "Sì, perché mi capisci".
Perché sembrava avesse così paura di entrare in intimità: ogni volta che ci avvicinavamo, lui mi respingeva.
Qualcuno potrebbe pensare che non sono domande importanti, eppure erano queste domande che mi tenevano nell'indecisione
Forse quelle domande erano superflue, ero troppo coinvolta per poter capire. Non avrei mai creduto alla realtà finché non l'avessi vista con i miei occhi. Dovevo vedere e sentire se non gli interessava. Dovevo vedere e sentire se per lui ero importante. Finché ci sarebbe stato il dubbio ci sarebbe stata anche la speranza.
Tutto era inaccessibile, non potevo chiedere e non potevo scoprire. Se chiedevo significava che non l'amavo abbastanza, se volevo scoprire non mi veniva data la risposta.
Ed è così, che nella sofferenza negata, ho aspettato qualcuno che non sarebbe mai tornato e che non mi ha lasciato libera di andarmene.

STAI LEGGENDO
"Il Dott. S."
Aktuelle LiteraturIl Dott S. accompagnerà la protagonista alla scoperta di se stessa, attraverso le sue stesse emozioni, i suoi stessi sentimenti: la rabbia, la paura, l'ansia, amore... Un viaggio che la condurrà ad acquisire certezze nella vita, più consapevolezza e...