Quando Marta tornò da noi in lacrime faticò a dirci cosa effettivamente era successo.
Appena seppi che Edoardo era sull'orlo di un palazzo pronto a buttarsi sentii qualcosa dentro di me frantumarsi. Ci lanciamo degli sguardi di intesa; aveva fatto soffrire tanti di noi, ma era comunque lui, sempre e soltanto lui: il ragazzo del quale nonostante tutto sono sempre stata innamorata, colui che mio fratello considerava e il suo migliore amico, e una persona importante anche nella vita di Marta.
Ci catapultammo fuori casa riuscendo a malapena a prendere i giubbotti e guidammo come pazzi fino al all'edificio che ci aveva indicato la polizia. C'erano molte persone che, spaventate, assistevano alla scena, inermi dalla strada mentre io, alzando lo sguardo vidi quel disgraziato che fa battere il mio cuore da quando avevo dodici anni in bilico sul cornicione del palazzo.
Con l'aiuto della polizia riuscimmo a sfondare le porte e ad arrivare al tetto. Temetti di essere arrivata tardi quando vidi Edoardo che stava per lanciarsi, ma riuscii con un urlo disperato a fermare il suo atto e a trascinarlo con me sul pavimento.
Lo chiamai, gli urlai contro, ma i suoi occhi si chiusero.
V- UN MEDICO, PRESTO!
Vidi diversi dottori e barellieri correre verso di noi e caricare Edoardo fino a portarlo al piano terra e caricarlo in ambulanza. Valerio salì con loro mentre Marta e io li e raggiungemmo in macchina.
Arrivati in ospedale non trovammo nessuno ad attenderci e ciò da una parte mi rassicurò, perché voleva dire che Edoardo ce l'aveva fatta, ma probabilmente stava anche a significare che in quel momento poteva essere in terapia intensiva o peggio, sotto i ferri del chirurgo perché solo Dio sa ciò che ha ingerito prima del suo folle atto.
D(dottore)- Siete i parenti del ragazzo?
V- E' orfano e non gli sono rimasti parenti: siamo gli amici.
D- Ragazzi mi dispiace, ma se non siete legati da un qualsiasi legame di parentela col paziente, non potete vederlo...
Non so né come, né perché, ma tirai fuori la mia miglior faccia di bronzo e dissi:
R- Ma io sono la sua ragazza!
D- Veramente signorina?
R- Certo! E il ragazzo qui di fianco a me è mio fratello con la sua fidanzata; il che li rende cognati del paziente. Ora se non le dispiace vorrei sapere come sta il mio fidanzato e poi andare a trovarlo.
Il dottore mi guardò con faccia scettica, ma probabilmente che mi avesse creduto o no, gli bastò guardare gli occhi di Vale e Marta pieni di lacrime e i miei ancora arrossati dal pianto per darci il via libera.
D- Ragazzi ascoltate. Verrete interrogati dalla polizia perché è stato tentato suicidio. Il ragazzo l'ha scampata perché lei signorina è arrivata in tempo, ma nel corpo del paziente è stata ritrovata una dose spropositata di tutte le peggiori methamphetamine in circolazione. Era solito fare uso di queste sostanze?
V- Anni fa è stato in riabilitazione e non stava passando un bel periodo... già da un po' di tempo. Ci deve essere andato giù più pesante del solito e aver perso il controllo. Non credo fosse più conscio delle proprie azioni.
D- No infatti... Ragazzi ha scampato l'overdose...
A quelle parole mi si gelò il sangue.
D- Ora è in coma farmacologico. Lo sveglieremo tra due giorni... il tempo di rimettersi in sesto.
R- Lo possiamo vedere?
Chiesi con voce flebile.
D- ... andate ragazzi! Ha bisogno di voi!
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TI AMO... TI ODIO...
RomansaQuando la tua vita sembra perfetta, ma poi qualcuno ti mette davanti a delle scelte; sarai in grado di affrontare delle decisioni che ti cambieranno la vita? Questa è la stessa domanda che si è posta Rosalba, una ragazza mite e felice, che dovrà sc...
