Tragedia in tre atti
-Vai già via?-
Julian si riscosse mentre due forti braccia gli cingevano il torace nudo.
-Alexei...- Mormorò, voltando appena il capo per incontrare gli occhi del suo amante, il mento del giovane poggiato nell'incavo della sua spalla.-Credevo stessi dormendo.-
-Ho sentito il tuo peso spostarsi sul bordo del letto.-
Julian lo scrutò a lungo - i capelli di un biondo latteo arruffati dal cuscino, le iridi blu, sfavillanti, sincere - poi rispose, affettuoso e beffardo:-Avevi solo paura che me ne andassi senza pagare.-
Alexei ridacchiò, giulivo come le rondini che stavano attraversando il cielo rosato al di fuori dell'abbaino.-Forse.-
Julian raccolse i pantaloni dal pavimento e li infilò, una gamba alla volta, con le mani dell'altro ancora aggrappate alle sue coste. Alexei era un giovane insolito - il russo più cordiale che avesse mai conosciuto. Se non gli avesse detto lui stesso di provenire dai pertugi ghiacciati di Mosca, avrebbe potuto convincersi senza dubbio che una fattucchiera l'avesse plasmato con zucchero e pan di zenzero, e poi infilato in forno a cuocere.
Si alzò dal letto e raccattò anche la camicia, abbandonata su una seggiola zoppa.
-Perché così di fretta?- Insistette Alexei, raggiungendolo. Lo aiutò a chiudere i polsini, con mani talmente esperte che non gli fu neppure necessario guardare le asole e i bottoni. Invece, puntò gli occhi chiari nei suoi.-Incontri la tua promessa sposa?-
Julian grugnì. Piantò i palmi sulla vecchia toeletta di legno, incontrando il proprio riflesso nel vetro scheggiato dello specchio. I capelli scuri erano scarmigliati; c'erano ombre grigie sotto i suoi occhi, per il tormento e la mancanza di sonno.
Anche dopo essersi rigirato per ore tra le lenzuola con Alexei, il fuoco che gli ardeva nel petto non si era acquietato, e per tutta la notte gli aveva tolto il respiro.
Perché Alexei non poteva essere Uriah? Gli somigliava così tanto, eppure...
-Lascia fare a me.- L'amante gli tolse di mano il pettine, facendogli cenno di accomodarsi di fronte allo specchio.
Julian acconsentí, ma iniziò a strofinare sul palmo della mano le setole irrigidite di una spazzola, incapace di stare fermo. Alexei gli scostò con delicatezza i capelli dagli occhi.
-C'è qualcosa che non va? Stanotte ti sei precipitato qui senza neppure una parola. Ho pensato avessi solo fame di sesso o chissà che altro, ma tu non fai così, vero? Non sei come gli altri. Non ti comporti come se il mondo intero ti appartenesse.-
Julian abbassò lo sguardo.
Alexei non gli raccontava mai del modo in cui era trattato dagli altri clienti, cosa ne facessero di lui, del suo corpo, anche se non di rado aveva trovato spiacevoli segni sulla sua pelle chiara, e talvolta il ragazzo si lasciava sfuggire frasi come quella - solo accenni, eppure pregni di significato.
Si vergognava di sé, dei futili crucci amorosi che lo affliggevano, quando pensava a che vita Alexei fosse stato costretto a scegliere per dare sostentamento alla famiglia.
Se solo la vergogna avesse potuto impedirgli di soffrire...
-Non c'è nessuna promessa sposa.- Rispose, abbandonando la spazzola sulla toeletta.-Credo di aver fatto fuggire Pamela una volta per tutte. Forse mio padre... persino i miei amici, potrebbero credere che io mi diverta a giocare cosí biecamente con i sentimenti altrui.- Si accasciò sulla sedia, le spalle curve nella camicia spiegazzata.-Ma é la Fortuna a giocare con i miei. Uriah insiste che mi sposi. Non sopporto di sentirlo parlare cosí.-
Alexei sistemò accuratamente le onde brune dietro le sue orecchie, districandole con il pettine.
Era in piedi alle sue spalle, ancora nudo, e la cornice dello specchio tagliava fuori il suo volto. Julian poteva vedergli la sporgenza delle clavicole sul petto ampio, i cordoni nervosi che guidavano i movimenti delle braccia mentre lo pettinava, le dita flessuose nascoste tra i suoi capelli.
Era facile illudersi si trattasse di qualcun altro.
Allungò una mano dietro di sé, afferrando alla cieca la carne tesa della sua coscia, e Alexei replicò, senza esitazione:-Credo dovresti dirgli la verità.-
Julian scosse il capo.-No, non potrei...-
-Almeno in parte. Dal modo in cui parli di lui, sembra un giovane dotato di compassione. Stento a credere che ti ripudierebbe.-
-Non lo crederei neppure io, accadesse sotto i miei occhi.- Julian serrò in un pugno la mano che teneva ancora posata sul piano della toeletta.-Uriah comprenderebbe. Fin troppo. Se sapesse... a quel punto, gli sarebbe impossibile non notare la natura del mio affetto per lui. Temo mi si legga in faccia. E potrebbe anche tollerare che io sia attratto degli uomini, ma che lo ami, addirittura...-
Alexei diede un'alzata di spalle.-Io sarei felice, se qualcuno mi amasse.-
Julian sospirò.
Aveva un aspetto piú ordinato rispetto a qualche minuto prima, i capelli sapientemente pettinati a guisa di voluminose onde, ma la tristezza non era scomparsa dal suo volto.
Si alzò, appoggiando i reni al bordo della toeletta, e strinse tra le mani i fianchi di Alexei.
Questi gli si fece piú vicino, le gambe nude e calde contro le sue.
-Come sta tua madre?- Chiese Julian, aprendo i palmi sulla base della sua schiena, dove c'erano due piccole rientranze.
Un sorriso luminoso si aprí sulla bocca carnosa di Alexei. Era facile renderlo felice, bastava invitarlo a parlare della sua famiglia.
-Meravigliosamente.- Rispose.-Mi ha scritto settimana scorsa. A Mosca nevica e Vania, la maggiore, ha insegnato alle altre come fare pupazzi di neve.-
-Hanno tutto ciò che occorre?- Il tono di Julian si fece serio.-Posso pagarti di piú.-
Alexei posò una mano sulla sua guancia, sfregando sull'accenno di ruvida barba mattutina.-Mangiano carne due volte al mese. Olga e Danika hanno stivali nuovi per l'inverno e mamma un paio di guanti.- I suoi occhi blu si ammorbidirono.-Chiederti di fare piú di questo sarebbe approfittare, Julian. Io non ho nulla da offrirti, che valga tanto.-
-Se anche l'avessi, moy rytsar', non lo vorrei.- Julian si allontanò, prendendo la giacca, il fazzoletto, il cappello.-La necessità che ho di aiutarti va oltre gli impegni materiali.-
Alexei lo osservò cautamente mentre finiva di vestirsi.-Perché sei una brava persona.-
-A volte ne dubito.- Un angolo della sua bocca si sollevò in un ghigno sconfitto. Attraversò la piccola stanza con due falcate; la mano era già sulla maniglia rossa di ruggine quando Alexei disse:-Solo chi é davvero crudele non dubita mai.-
Julian non ebbe di che ribattere.
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Il terzo incomodo
RomanceIl cuore di ogni storia è contenuto nel suo titolo. Attraverso gli occhi di Julian, grigi come il fumo della Londra di fine XIX secolo, scopriremo le luci e le ombre di una città che ama Dio e ne disprezza le creature, ancora pregna di classismo, se...
