Persone di fiducia
La Camera Rossa era sommersa dal brusio, ma Julian non si era mescolato alle chiacchiere.
Sostava in piedi dietro un gruppo di poltrone scarlatte e seguiva con la coda dell'occhio i guizzi della luce che dalle finestre si abbatteva sulle pareti decorate d'oro massiccio.
Poteva contare sulle dita di una mano le volte in cui aveva messo piede a Westminster - tutte sotto richiesta di suo padre. Non era ancora maggiorenne, ma gli era concesso assistere, e ad Albert premeva si abituasse all'ambiente, ai volti, al posto che già gli era stato riservato al suo fianco, tra i conservatori.
Pur dimostrandosi distaccato, conosceva il cuore di suo figlio - e come non avrebbe potuto, se nel suo petto scalpitavano gli stessi ideali di giustizia di Alice? Sapeva che dirgli della riunione in merito alla prostituzione l'avrebbe condotto a varcare ancora il glorioso portone dell'abbazia.
Julian era però poco propenso a dargli la soddisfazione di sedere accanto a lui. Stava ignorando di proposito gli sguardi di ammonimento del conte già da diversi minuti, girovagando senza meta in attesa, come tutti, che la Camera fosse al completo e il lord cancelliere desse inizio alla discussione.
Dalla porta aperta si riversò l'ennesimo piccolo fiotto di uomini in giacca e cravattino di seta, e Julian individuò con letizia i gemelli ai polsi di Charles Egerton, di un argento lucidissimo.
Il padre di Uriah serpeggiò per la stanza stringendo mani a destra e manca, facendo sfoggio del sorriso genuino che Julian rivedeva nel proprio migliore amico. La somiglianza con Charles era, talvolta, impressionante: sul suo volto solcato di rughe d'espressione si poteva ravvisare un'antica bellezza serafica.
Julian si era spesso domandato come sarebbe stato invecchiare al fianco di Uriah. Leggere le tracce del tempo sulla sua pelle bianca e scovare ricordi di irrefrenabili risate nelle pieghe attorno alla sua bocca. Ma si trattava di una gioia riservata alla sua futura moglie, ormai - svegliarsi contro il suo petto e osservare, nella quiete dell'alba, come la luce accendesse ancora d'oro i suoi capelli ingrigiti.
Charles si accostò anche ad Albert, scambiando una pacifica stretta, nonostante Julian potesse riconoscere senza alcuna difficoltà il piglio delle sopracciglia di suo padre farsi più fitto.
Sollevò una mano e il conte Egerton fu rapido a ricambiare quel cenno di saluto con un sorriso compiaciuto.
-Anche tu qui?- Domandò, avvicinandosi.
Julian non apprezzava le chiacchiere di circostanza ma, notando quanto Albert accennasse ancora ad incupirsi per la sola presenza di Charles ad un passo da lui, rispose candidamente:-Solo per oggi.-
-Tuo padre deve essere al settimo cielo.-
L'incapacità di analizzare le situazioni era un'altra caratteristica che Uriah aveva ereditato da Charles.-Non mi spingerei a tanto.-
-Sciocchezze.- L'uomo posò una mano sulla sua spalla e lo condusse alla sistemazione dei membri non schierati, di fronte all'imbottita poltrona del lord cancelliere.-Vieni, siedi con me.-
Julian si assicurò di sostenere l'occhiata truce di suo padre mentre si accomodava accanto a Charles. Il conte di Albemarle riprese immediatamente:-Per i padri è difficile ammettere l'orgoglio nei confronti di un figlio. L'affetto, persino. Ma non ho dubbi che Albert riponga in te immensa stima.- Gli sorrise nuovamente, eppure quel che disse generò solo raccapriccio sul fondo dello stomaco di Julian.-Non si può essere indifferenti al suo amore per Matilda e per la memoria della contessa. Perché tu dovresti fare eccezione?-
Julian dovette resistere all'impulso di uscire dalla stanza. Affondò i denti nella carne morbida della guancia e incontrò ancora lo sguardo insoddisfatto di Albert. Le sue dita nodose erano rovi pungenti attorno al pomo del bastone di Alice.
-Uriah deve darti molte gioie, perché tu possa parlare in questo modo.-
Non poteva essere altrimenti. Uriah si era rivelato un prodigio dalla più tenera età, brandendo il violino come alcuni nobiluomini brandivano il fioretto - con maestria e consapevolezza, pronto ad assestare stoccate all'anima attraverso il potere affilato della sua musica. Le fanciulle fingevano svenimenti pur di attirare la sua attenzione, gli uomini rispettavano il suo talento, le madri sgranavano rosari nella speranza sposasse le loro figlie. Uriah era amato, ovunque andasse. Quel che Julian provava per lui non era poi nulla di speciale.
-Dà la sua buona dose di preoccupazioni, al pari di ogni figlio.- Charles distolse lo sguardo per lasciarlo vagare sugli altri gentiluomini: ad uno ad uno prendevano posto nei propri schieramenti, e ben presto la figura di Albert venne coperta dalla folla. Il lord cancelliere stava passando in rassegna i punti all'ordine del giorno.-Temevo non si sarebbe sposato. La sua passione per il violino lo rende cieco verso i doveri. In tal proposito, Julian, credo di doverti ringraziare.-
Il giovane sbatté le palpebre, scrutandolo di sbieco.-Perché mai?-
-Hai corteggiato a lungo la viscontessa. Concedere a Uriah di prenderla in moglie, a dispetto dei tuoi interessi, è stato davvero un comportamento da amico.-
Julian poteva quasi sentire l'amaro e sgradevole odore della riconoscenza trasudare da tutti i pori di Charles. Avrebbe voluto ribattere che i suoi interessi erano ben altri. Che avrebbe ceduto a Uriah non una, ma cento altre Pamela, se solo il suo cuore non fosse dovuto andare in frantumi nel frattempo.
E quando Charles aggiunse:-Sono felice tu faccia parte della sua vita.-, Julian fu sul punto di rispondere che, di tanto in tanto, quando la sofferenza minacciava di divorarlo vivo, la sua coscienza diveniva tanto malevola e spinata da spingerlo a desiderare di non aver mai incontrato Uriah.
Ma ammetterlo ad alta voce avrebbe causato più dolore a lui che a Charles.
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Il terzo incomodo
RomansaIl cuore di ogni storia è contenuto nel suo titolo. Attraverso gli occhi di Julian, grigi come il fumo della Londra di fine XIX secolo, scopriremo le luci e le ombre di una città che ama Dio e ne disprezza le creature, ancora pregna di classismo, se...
