Sarkázō
A Julian non capitava spesso di essere totalmente circondato da persone di cui non sopportava la vista - e una di queste rare occasioni si rivelò essere la battuta di caccia organizzata dai duchi di Queensberry, genitori di Rosie.
Il marciapiede di fronte villa Wodehouse era ingombrato dai quattro landò che i duchi, la famiglia di Uriah e Fanny, gli Hamilton e i Blackwood avevano messo a disposizione. La copertura era stata ritirata per la bella giornata e Julian poteva vedere le signorine accomodate nella vettura dei Balfour, inghiottite dagli strati di stoffe pastello che indossavano e che avevano sovrapposto per fare spazio: Augusta e Matilda sedevano vicine, ignorando del tutto Rosie che, all'angolo opposto, sciorinava gli ultimi pettegolezzi di qualche evento mondano. A Fanny pareva dispiacere più del caldo che delle sue chiacchiere, per la frenesia con cui muoveva il ventaglio al di sotto dei capelli arricciati sulla sua nuca. Pamela, a braccia conserte, lanciava occhiate insistenti a Uriah, che era salito sul landò di famiglia ed era talmente preso da una conversazione con il precettore di Matilda da non accorgersi di lei.
Julian ne trasse una piccola e crudele consolazione, e non se ne pentì, a fronte del resto della brigata che occupava gli altri due landò: gli asprissimi genitori di Pamela, il barone Hamilton che con la medesima lingua sciolta scagliava giudizi e baciava gli uomini, Albert, che non vedeva l'ora di cacciargli in mano un fucile per poter dimostrare a se stesso che suo figlio era un vero uomo, capace di uccidere a sangue freddo. A fatica si erano messi a sedere anche Charles e Penelope Egerton e i duchi Balfour.
Julian fu l'ultimo a salire sul landò, occupando il posto accanto a Edward Mitford, di fronte a Uriah e Théo. Un'altra piccola soddisfazione che l'avrebbe aiutato a digerire le successive otto ore di scarpinata tra i boschi.
Il landò si avviò ad uno schiocco di lingua del cocchiere.
-Dove si va, stavolta?- Chiese il marchese, senza celare un certo entusiasmo, raddrizzando la bombetta sui capelli corvini.
-Foresta di Epping.- Uriah si faceva aria con i guanti che aveva sfilato. Ricordava buffamente Fanny in quell'istante, con le gote arrossate. Il caldo era fin troppo torrido - ripararsi alla frescura degli alberi stava divenendo una prospettiva invitante.
Solo monsieur Moreau pareva non essere affetto dai raggi violenti del sole: sedeva tranquillo con il cappello calcato sugli occhi castani e la sua pelle, sotto l'ombra della visiera, era asciutta. Doveva aver sopportato temperature ben più alte.
-I duchi hanno una tenuta sul sentiero.- Proseguì Uriah.-Barewood Hall. Te la ricordi, Jools? Ci siamo stati sei anni fa, l'ultima volta...- La sua voce si affievolì, e Julian sollevò lo sguardo su di lui. Aveva smesso di agitare i guanti.
-Sì.- Rispose.-Prima che mia madre morisse.-
I Balfour organizzavano una battuta di caccia alla volpe ogni anno, da che Julian aveva memoria. Alice non aveva mai amato troppo parteciparvi, gli animali morti le facevano una certa impressione e Albert trovava sempre il modo di sporcarsi la giubba di sangue.
Tuttavia, per amore del marito e anche dei figli, che si divertivano a scorrazzare per le radure assieme agli altri bambini, finiva per acconsentire con uno dei suoi enormi sorrisi. La battuta a Barewood Hall era stata l'ultima cui la famiglia Wodehouse avesse partecipato, e Julian ricordava la giornata con vividezza sconvolgente: le distese blu acceso di nontiscordardime, il crepitio delle foglie secche sotto gli stivali da caccia, il pelo fulvo delle volpi, dello stesso colore dei capelli di sua madre.
Forse quella dolorosa somiglianza non era sfuggita neppure ad Albert - forse era il motivo per cui aveva rifiutato gli inviti alle battute successive, o magari era il sorriso d'assenso di Alice a mancargli. Ma ora c'erano altre necessità; Matilda aveva attirato l'attenzione del marchese Mitford e Albert avrebbe riempito l'orma del suo piede con la propria, ovunque si fosse mosso.
Edward tossicchiò, come in imbarazzo, e riempì immediatamente il silenzio dicendo:-Chissà perché proprio in questo periodo dell'anno.-
Julian diede un'alzata di spalle.-La piccola duchessa avrà bisogno di una nuova pelliccia.-
-Ne dubito.- Théo chiuse attorno al palmo il libro che stava sfogliando.-Le femmine di volpe sono ancora gravide, di maggio. Non c'è pelo morbido di cucciolo da lavorare. Immagino che oggi si uccida per gloria.-
Julian doveva ammettere di non aver mai prestato troppa attenzione agli insegnamenti di suo padre sul ciclo riproduttivo degli animali da caccia. Gli era importato sempre e solamente di rotolare giù da qualche collinetta con Fanny e Uriah mentre gli adulti imbracciavano i fucili e sguinzagliavano i cani.
-Cacciate, signore?- Domandò Edward a Moreau.
-Non io.- Rispose l'uomo.-Mia madre, talvolta.-
-Vostra madre!- Mitford si batté una mano sulla coscia, al limite dello stupore. Julian non poteva biasimarlo - Matilda aveva rischiato di rimettere, vedendo Sabine spennare un piccione.
-La vita di campagna è tutt'altra cosa.- Intervenne Uriah.
La campagna!
Si spiegava il suo colorito bruno.
Julian si chiedeva davvero perché fosse giunto in Inghilterra, tra il cemento e le sete.
-Cosa stavate leggendo?- Domandò. Monsieur Moreau portava con sé già da due giorni lo stesso volume; gliel'aveva visto sfogliare tra una pausa e l'altra dalle lezioni di Matilda, ma non aveva azzardato avvicinarsi per leggerne da sé il titolo. Ora come ora, pareva essere tra le poche informazioni che il precettore gli avrebbe dato senza reticenze.
L'uomo girò il dorso del libro verso di lui.-Il circolo Pickwick.-
-Oh.- Julian gli sorrise.-Una lettura simpatica. Spero che oggi nessuno di noi divenga un Signor Tupman.-
Uriah aggrottò le sopracciglia.-Cos'è capitato a questo Signor Tupman?-
-Gli hanno sparato. Durante una battuta di caccia.-
-Grazie per l'anticipazione.- Moreau rivolse a Julian un'espressione vagamente seccata, come ad un festeggiato cui sia stato sottratto l'onore di soffiare sulle candeline.
Julian sollevò i palmi.-Non muore di certo.-
Théo sgranò gli occhi e il marchese emise una bassa risata.
-Abbiamo il nostro Signor Tupman, temo.- Disse quest'ultimo, colpendo la spalla di Julian con la propria.
Il precettore teneva ancora gli occhi puntati sul conte, pozze di bronzo nella cortina d'ombra del cappello.-Ditemi almeno chi è a sparargli.-
Julian non osò sbattere le ciglia.-Il Signor Winkle.-
-Beh,- Théo riaprì il libro sulle proprie ginocchia e abbassò lo sguardo.-avrei dovuto aspettarmelo.-
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Il terzo incomodo
RomanceIl cuore di ogni storia è contenuto nel suo titolo. Attraverso gli occhi di Julian, grigi come il fumo della Londra di fine XIX secolo, scopriremo le luci e le ombre di una città che ama Dio e ne disprezza le creature, ancora pregna di classismo, se...
