44. In Between

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Pᴀɪɢᴇ

La prima settimana passa lentamente, imbottigliata nella stessa schifosa routine: mi alzo, vado a scuola, evito Noah, Isabelle e Ben come la peste, torno a casa, studio e guardo Gossip Girl fino alle due di notte.

Per inciso, ho una netta preferenza per i ragazzi con gli occhi celesti e Nate Archibald è solo l'ulteriore conferma di ciò.

Mi tolgo gli occhiali e massaggio il ponte del naso, avvertendo la stanchezza bruciarmi gli occhi. Gli esami sono fissati per la prossima settimana e, anche se il mio futuro è avvolto nella più totale incertezza, riverso ogni briciolo di energia nello studio.

Faccio di tutto per non distrarmi e pensare a Noah, ma è difficile come impresa se in ogni cosa ci rivedo lui.

Allontano la sedia dalla scrivania e lascio la mia camera, che ormai è diventata il mio covo, e metto piede fuori, per andare in cucina.

Detesto casa mia.

Prima era come il castello delle principesse, uno di quelli dei cartoni in televisione, e io ero felice di viverci.

Ma adesso, con una madre che si droga e un padre menefreghista e avvezzo a null'altro se non ai suoi affari del cazzo, è diventata come il labirinto del Minotauro. Mi guardo sempre intorno, tesa come una corda di violino, con la paura di incontrare e l'uno o l'altra.

Scendendo per le scale, gradino dopo gradino, la voce di mia madre si fa sempre più chiara. Distinguo bene le parole e riconosco che lei è papà stanno litigando di nuovo.

Ultimamente l'aria che si respira qui è cattiva, pesante, ingombrante. Credo che, in un certo senso, la colpa sia mia. La situazione è peggiorata subito dopo che ho chiesto alla mamma di provare a convincere papà di non mandarmi a studiare all'estero.

Non so cosa sia accaduto. Quando l'ho chiesto, lei mi ha risposto con fervore, frettolosamente, dicendo: «Tuo padre è un grosso idiota cocciuto».

La scoperta dell'acqua calda, insomma.

Rallento il passo e resto in ascolto.

«Ti rendi conto di quanto sei patetico?». La voce di mia madre è un coltello affilato.

«Patetico? Io?» ribatte lui, sprezzante. «Forse dovresti guardarti allo specchio prima di parlare.»

«Oh, certo, perché tu sei l'emblema dell'uomo realizzato, vero?» Il sarcasmo di mia madre è un colpo ben assestato. «Un marito assente. Un padre che caccia i suoi figli di casa. Un uomo che mette incinte altre donne. Complimenti, Logan. Davvero.»

Schiudo le labbra in una "O", colta dallo lo stupore, e mi irrigidisco. Quindi lei sa?

Lui deve aver avuto la mia stessa reazione, perché per un attimo cala il silenzio.

«Sì, l'ho scoperto.» La voce di mia madre è velenosa. «Congratulazioni, a proposito.»

«Grace...»

Lei scoppia a ridere. Una risata gelida, priva di qualsiasi traccia di allegria. «Oh, ora vuoi scusarti? Peccato, Logan. Sei in ritardo di dodici anni.»

Mio padre sbuffa. È un suono stanco, rassegnato. «Non è così semplice, Grace.»

«Oh, certo che lo è!» esplode lei. «È semplicissimo! Sei sempre stato uno stronzo egoista, incapace di pensare a chiunque altro oltre a te stesso!»

𝐒𝐧𝐨𝐰 𝐇𝐞𝐚𝐫𝐭Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora