Pᴀɪɢᴇ
La prima settimana passa lentamente, imbottigliata nella stessa schifosa routine: mi alzo, vado a scuola, evito Noah, Isabelle e Ben come la peste, torno a casa, studio e guardo Gossip Girl fino alle due di notte.
Per inciso, ho una netta preferenza per i ragazzi con gli occhi celesti e Nate Archibald è solo l'ulteriore conferma di ciò.
Mi tolgo gli occhiali e massaggio il ponte del naso, avvertendo la stanchezza bruciarmi gli occhi. Gli esami sono fissati per la prossima settimana e, anche se il mio futuro è avvolto nella più totale incertezza, riverso ogni briciolo di energia nello studio.
Faccio di tutto per non distrarmi e pensare a Noah, ma è difficile come impresa se in ogni cosa ci rivedo lui.
Allontano la sedia dalla scrivania e lascio la mia camera, che ormai è diventata il mio covo, e metto piede fuori, per andare in cucina.
Detesto casa mia.
Prima era come il castello delle principesse, uno di quelli dei cartoni in televisione, e io ero felice di viverci.
Ma adesso, con una madre che si droga e un padre menefreghista e avvezzo a null'altro se non ai suoi affari del cazzo, è diventata come il labirinto del Minotauro. Mi guardo sempre intorno, tesa come una corda di violino, con la paura di incontrare e l'uno o l'altra.
Scendendo per le scale, gradino dopo gradino, la voce di mia madre si fa sempre più chiara. Distinguo bene le parole e riconosco che lei è papà stanno litigando di nuovo.
Ultimamente l'aria che si respira qui è cattiva, pesante, ingombrante. Credo che, in un certo senso, la colpa sia mia. La situazione è peggiorata subito dopo che ho chiesto alla mamma di provare a convincere papà di non mandarmi a studiare all'estero.
Non so cosa sia accaduto. Quando l'ho chiesto, lei mi ha risposto con fervore, frettolosamente, dicendo: «Tuo padre è un grosso idiota cocciuto».
La scoperta dell'acqua calda, insomma.
Rallento il passo e resto in ascolto.
«Ti rendi conto di quanto sei patetico?». La voce di mia madre è un coltello affilato.
«Patetico? Io?» ribatte lui, sprezzante. «Forse dovresti guardarti allo specchio prima di parlare.»
«Oh, certo, perché tu sei l'emblema dell'uomo realizzato, vero?» Il sarcasmo di mia madre è un colpo ben assestato. «Un marito assente. Un padre che caccia i suoi figli di casa. Un uomo che mette incinte altre donne. Complimenti, Logan. Davvero.»
Schiudo le labbra in una "O", colta dallo lo stupore, e mi irrigidisco. Quindi lei sa?
Lui deve aver avuto la mia stessa reazione, perché per un attimo cala il silenzio.
«Sì, l'ho scoperto.» La voce di mia madre è velenosa. «Congratulazioni, a proposito.»
«Grace...»
Lei scoppia a ridere. Una risata gelida, priva di qualsiasi traccia di allegria. «Oh, ora vuoi scusarti? Peccato, Logan. Sei in ritardo di dodici anni.»
Mio padre sbuffa. È un suono stanco, rassegnato. «Non è così semplice, Grace.»
«Oh, certo che lo è!» esplode lei. «È semplicissimo! Sei sempre stato uno stronzo egoista, incapace di pensare a chiunque altro oltre a te stesso!»
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𝐒𝐧𝐨𝐰 𝐇𝐞𝐚𝐫𝐭
Genç Kurgu«Sono le persone giuste che colorano la tua vita» «𝐀𝐧𝐝 𝐭𝐡𝐞 𝐭𝐞𝐚𝐫𝐬 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐚𝐦𝐢𝐧𝐠 𝐝𝐨𝐰𝐧 𝐲𝐨𝐮𝐫 𝐟𝐚𝐜𝐞 𝐖𝐡𝐞𝐧 𝐲𝐨𝐮 𝐥𝐨𝐬𝐞 𝐬𝐨𝐦𝐞𝐭𝐡𝐢𝐧𝐠 𝐲𝐨𝐮 𝐜𝐚𝐧'𝐭 𝐫𝐞𝐩𝐥𝐚𝐜𝐞 𝐖𝐡𝐞𝐧 𝐲𝐨𝐮 𝐥𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐨𝐦𝐞𝐨𝐧𝐞, �...
