46. Effetto domino

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Nᴏᴀʜ

Quando il mio corpo si sveglia il primo movimento che compie è quello di cercare Paige, ma la mia mano, invece, incontra soltanto la superficie cotonata del lenzuolo. Schiudo appena gli occhi e mi accorgo subito che il lato destro del letto è vuoto. 

Sospiro e mi rigiro a pancia in su, fissando il soffitto. Ah, che notte, signori...

Mi era mancata talmente tanto che ho capito cosa vuol dire per un drogato essere in astinenza. Prima dicevo "Cavolo, ma sei stupido? Se è una cosa che fa male perché diavolo continui ad assumerla?". Ecco, ora risponderei al vecchio me stesso dicendo "Be', quando qualcosa diventa così essenziale nella tua vita, poi non puoi più farne a meno".

Chissà ora dove sarà andata. Magari è tornata a casa. L'idea che stia sotto lo stesso tetto di quella testa di cazzo di suo padre mi manda in fumo il cervello. Cazzo, sua figlia gli ha confessato che uno stronzo ha provato a toccarla senza il suo consenso e lui ha avuto la sensibilità di un sandalo da spiaggia. Io ho perso la testa quando Chloe me lo ha confessato, sia per l'una che per l'altra cosa.

Una persona del genere è come una grossa fiamma che brucia tutto ciò che le sta intorno e lascia nient'altro che cumoli di scuri di cenere. Grigi, tristi, distrutti...

E lei, invece, è l'esatto opposto. Lei è un fiocco di neve, tutta la neve del mondo. E non permetterò a nessuno, tantomeno a suo padre, di spegnere la sua luce.

Mi metto a sedere, spaesato, e mi lancio un'occhiata intorno. Il mio sguardo individua il cellulare sul comodino dal mio lato del letto, per cui lo afferro e mando un messaggio a Paige per sapere dov'è e se va tutto bene.

Il rumore di due notifiche mi induce a spostare l'attenzione verso l'altro comodino, dove in effetti si trova il cellulare di Paige. Aggrotto la fronte. Rivolgo un'ulteriore sguardo alla stanza e noto sul pavimento il vestito bianco che indossava ieri. Inoltre ci sono le sue scarpe e in due secondi svaniscono tutti i miei dubbi.

Non abbandonerebbe mai un paio dei suoi tacchi, quindi dev'essere ancora qui in giro.

Getto via la coperta e scendo dal letto per cominciare a rivestirmi. Infilo la maglia e i pantaloni, ma non trovo la camicia a quadri, che immagino abbia lei addosso a questo punto. Mi strofino gli occhi, ancora assonnati, mentre metto piedi fuori dalla stanza e mi dirigo al piano inferiore. 

Questa casa è un porcile nel vero senso della parola. Ci sono bicchieri impilati su bicchieri, bottiglie vuote e briciole ovunque. Insomma, il classico dopo festa di un qualsiasi party liceale, no?

Attraverso il soggiorno, messo peggio delle scale e dell'atrio, e arrivo in cucina, da dove provengono delle voci familiari.

Infatti ci sono tutti quanti. Chloe è alle prese con i fornelli, un buon odorino è diffuso nell'aria, mentre Ben, Liam e Ryan hanno tra le mani una tazza di non so cosa. A tavola, però, ci sono i cartoni del latte, vari succhi d'arancia e la caffettiera. Isabelle afferra il manico di quest'ultima e riempie la tazza che poi passa a Paige. 

«Non posso ancora credere che abbia fatto tutto questo», mormora mia cugina sedendosi vicino a lei. 

Paige mi dà le spalle ma mi salta subito all'occhio il computer aperto davanti a lei.

Abbandono lo stipite e marcio nella sua direzione, posando le mani sullo schienale della sedia. Alza il capo e quando i suoi occhi scuri incontrano i miei un sorrisino le si stende sulle labbra. «Ehi»

𝐒𝐧𝐨𝐰 𝐇𝐞𝐚𝐫𝐭Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora