Nᴏᴀʜ
Parcheggio la moto davanti al bar in cui Paige mi ha dato appuntamento stamattina. Il motore vibra ancora sotto di me per un istante prima di spegnersi del tutto. Tolgo il casco con un gesto automatico e faccio scivolare le chiavi nella tasca del giubbotto di pelle. L'aria ha l'odore umido della pioggia imminente, e quando le prime gocce mi sfiorano la pelle, alzo lo sguardo al cielo. ormai grigio e pesante.
Il calore del locale mi avvolge subito, un contrasto netto con il freddo esterno. L'odore di caffè e dolci appena sfornati aleggia nell'aria. Il locale è pieno a metà, ma non mi serve molto per individuarla.
Paige è seduta a un tavolo d'angolo, le mani avvolte attorno a una tazza di caffè fumante. Ha lo sguardo perso nel vuoto, come se il mondo attorno a lei non esistesse.
Una strana ansia mi invade mentre mi avvicino.
"Dobbiamo parlare" non sono esattamente le parole più tranquillizzanti del mondo. Se dette dalla propria ragazza, sono anche peggio.
«Ehi» la saluto, ridestando la sua attenzione. Il suo viso, di solito illuminato da un sorriso che mi scioglie il petto, è segnato da un'espressione tesa, quasi sofferente.
«Ciao», saluta secca.
Che sia ancora turbata per tutto quello che è accaduto ieri? Insomma, penso che la questione di sua madre sia piuttosto complicata da digerire.
Mi siedo di fronte a lei, posando il casco a terra con un tonfo sordo. Sospiro. «Scusami se sono stato un po' brusco con te, ieri», le dico, liberandomi da un peso. «È solo che l'idea che ti potesse accadere qualcosa mi ha fatto venire la tachicardia», ammetto. «La prossima volta, se avrai intenzione di fare una cosa folle, potresti dirmelo, per piacere? E poi Sherlock non è nulla senza Watson, no?», scherzo, provando ad alleggerire la tensione.
Il suo viso, però, si incrina in un'espressione sempre più triste e dolorosa, facendomi sentire così confuso da increspare la fronte. «Paige, sei strana. Che cosa succede?» chiedo, cercando il suo sguardo, ma lei sembra sfuggirmi.
Sospira, un respiro tremante, come se stesse cercando il coraggio di parlare. Poi, quando finalmente apre bocca, la sua voce si spezza.
«Devo dirti una cosa.»
Le mie dita si tendono verso la sua mano, un istinto, un bisogno disperato di sentirla vicina. Ma lei si ritrae di scatto, come se il mio tocco la bruciasse. Il gesto mi colpisce più di quanto vorrei, lasciandomi con una sensazione di gelo nello stomaco.
«Okay, che diavolo succede?». La mia voce ora è più dura.
Poi lei parla, e vorrei che non lo avesse mai fatto.
Le parole mi colpiscono come un pugno in faccia.
«Ho baciato un altro ragazzo»
Il cuore mi si ferma per un istante prima di precipitare, lasciandomi con una sensazione di vuoto, di vertigine.
La osservo, incredulo, aspettandomi che aggiunga qualcosa, che dica che è stato un errore, che si tratta solo di uno scherzo. Un brutto scherzo del cazzo. Ma non dice nulla. Resta lì, le spalle curve e gli occhi bassi.
Cerco di dire qualcosa, ma mi esce solo un respiro spezzato. «Che...». La mia voce si spezza. Devo schiarirmi la gola prima di riuscire a parlare di nuovo. «Che cosa hai detto?»
Paige solleva lo sguardo e i suoi occhi sono pieni di senso di colpa.
«Mi dispiace» sussurra, ed è la cosa peggiore che potrebbe dire. «Ieri è stata una pessima giornata», mormora. «Non potevo neppure parlare con te, eri arrabbiato con me. Non avevo nemmeno le forze di tornare a casa, non volevo vedere mia madre.» Fa una pausa, chiudendo gli occhi per un istante. «Me ne sono andata in un locale e... speravo che l'alcool mi avrebbe aiutato. Un ragazzo è stato carino con me, mi ha ascoltata, mi ha riaccompagnata a casa...» La sua gola si muove lentamente, e quando abbassa la testa, so già cosa sta per dire.
STAI LEGGENDO
𝐒𝐧𝐨𝐰 𝐇𝐞𝐚𝐫𝐭
Teen Fiction«Sono le persone giuste che colorano la tua vita» «𝐀𝐧𝐝 𝐭𝐡𝐞 𝐭𝐞𝐚𝐫𝐬 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐚𝐦𝐢𝐧𝐠 𝐝𝐨𝐰𝐧 𝐲𝐨𝐮𝐫 𝐟𝐚𝐜𝐞 𝐖𝐡𝐞𝐧 𝐲𝐨𝐮 𝐥𝐨𝐬𝐞 𝐬𝐨𝐦𝐞𝐭𝐡𝐢𝐧𝐠 𝐲𝐨𝐮 𝐜𝐚𝐧'𝐭 𝐫𝐞𝐩𝐥𝐚𝐜𝐞 𝐖𝐡𝐞𝐧 𝐲𝐨𝐮 𝐥𝐨𝐯𝐞 𝐬𝐨𝐦𝐞𝐨𝐧𝐞, �...
