30. Talking to the moon

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Nᴏᴀʜ

Il mio livello di concentrazione, per le cose che non mi interessano minimamente, è di quelli che portano a fissare il vuoto, perdendomi a immaginare tutt'altro. Tipo come ora, che sto pensando a cosa succederebbe se fossi un personaggio in uno di quei film post-apocalittici come Divergent.

Indosso le cuffie, e la mia riproduzione musicale prosegue da circa cinque ore, passando dai Beatles e i Nirvana ai The Neighborhood e a 50Cent. Casa Taylor, stasera, è vuota. Zio Carter è a New York per lavoro, Isy è uscita con Ryan, e Ben con Liam.

Già, ciascuno è con la propria metà e io, invece, sono in attesa della pizza che arrivi. Paige, purtroppo, è sepolta con il naso nei libri. Con l'avvicinarsi degli esami - previsti per marzo e maggio - la sua ansia è salita gradualmente. Non capisco di cosa si preoccupi dato che ha i voti migliori dell'istituto.

Steso sul divano, a guardare il lampadario, mi interrogo su cosa accadrà dopo l'estate. Insomma, forse dovrei sul serio cominciare a preoccuparmi del futuro e non continuare a rimandare come se, magicamente, il problema si risolverà per conto proprio.

Paige sfonderà ai SAT, non ho dubbi. Entrerà in università a occhi chiusi. E io? Che farò? Non ho mai riflettuto seriamente sul mio "dopo". Non solo il college, ma parlo del dopo, in generale.

Chissà dove sarò tra dieci anni? Avrò già una casa, o una famiglia o un lavoro che mi soddisfa?

Su quest'ultimo punto sono più tranquillo che sul resto, perché, conoscendomi, so che non riuscirei mai a occuparmi di qualcosa che detesto. Forse mi piacerebbe diventare compositore, o comunque lavorare a contatto con l'industria musicale.

Sposto lo sguardo sull'orologio appeso alla parete. Segna le sette e quaranta.
Siccome ci vuole ancora un po' prima che la mia pizza arrivi, decido di andarmi a fare una bella doccia calda.

Salgo al piano di sopra e mi dirigo in bagno. Con un gesto rapido mi libero della maglietta e la lascio cadere sul pavimento. Come al solito, mi soffermo a osservare il mio riflesso nello specchio e storco appena la bocca, mordicchiando il labbro.

Mi porto le dita all'altezza del cuore, sul pettorale sinistro, e accarezzo il disegno delle due rondini.

Mamma e papà.

I miei angeli custodi. Incisi per sempre sulla mia pelle, nel mio cuore e nei miei pochi ricordi.

Certe volte mi sento perso, senza un senso. Vivo con la costante idea che tutti, al mondo, sappiano chi sono, dove sono, cosa fare.
Ma io no.

È come se fossi una mina vagante senza direzione, senza alcuno scopo. Inutile.

Ma mamma e papà non lo direbbero mai. Per loro ero speciale.

È questa la mia cieca convinzione.

Il rumore del campanello arriva ovattato fin qui e, quando me ne accorgo, cominciano a suonare con insistenza. Mi fiondo a tutta velocità giù per le scale e raccolgo i soldi che avevo preparato per il fattorino dal mobile all'ingresso.

Spalanco la porta, e il mio saluto già pronto per essere pronunciato si interrompe quando analizzo la figura fuori casa mia. Non è il fattorino, no, ma la ragazza più sexy dell'intero pianeta Terra. La mia, per inciso.

𝐒𝐧𝐨𝐰 𝐇𝐞𝐚𝐫𝐭Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora