Tredici

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"Fa ridere
Sacrificare le giornate per poter riuscire a scrivere
Fa piangere
Vederti stanca di 'sto gioco che parte dal mio carattere"
Le solite paure, Ultimo

🌙

«DRIINNN»

La campanella dell'intervallo suona e io e Jennette usciamo dalla classe insieme, dirigendoci verso le macchinette come facciamo quasi ogni giorno.

Appena arriviamo, però, ci troviamo davanti metà scuola. C'è gente ovunque, qualcuno che aspetta il proprio turno, qualcuno che cerca di infilarsi nella fila e qualcun altro che sembra aver deciso di vivere davanti alla macchinetta.

Resto qualche secondo a guardare la situazione a braccia conserte, poi sospiro.
«No, direi che non è giornata.»

Jennette inclina leggermente la testa e alza le sopracciglia, ricambiandomi con uno sguardo non più di tanto convinto, mentre scruta la calca sopra la mia spalla.
«Concordo con te.»

Alla fine mi prende a braccetto, svoltando di netto e trascinandomi dall'altra parte del corridoio, lontano dalla confusione.
«Comunque tra poco è il tuo compleanno, hai già pensato a cosa fare?»

«Beh, in realtà no. Non sono nemmeno convinta di festeggiarlo.»

Jen si blocca a metà passo e spalanca gli occhi, voltandosi verso di me con un'espressione quasi offesa.
«Ma come, l'anno scorso ci siamo divertite, ti ricordi? Nonostante fossimo in un ristorante è stata una bella serata.»

Io annuisco, abbozzando un sorriso tirato al ricordo.
«Però boh... non saprei neanche dove festeggiarlo.»

A quel punto il viso di Jen si illumina e comincia a gesticolare entusiasta, come se avesse appena avuto l'idea del secolo.
«Se questo è il problema, mio zio ha uno spazio che affitta, e dentro è tipo discoteca, certo però tutto in regola. Potrei parlarci.»

Scuoto la testa e le appoggio una mano sul braccio per fermare il suo flusso di parole.
«No no, tranquilla, non fa nulla.»

Lei però fa un cenno d'intesa con la mano, ignorando completamente il mio tentativo di tirarmi indietro.
«Facciamo così, io voglio festeggiarlo. Quindi penserò a tutto io. Poi ti darò il posto e l'orario e dovrai solo venire.»

Mi fermo e la guardo dritta negli occhi, cercando di usare il tono più serio e deciso che ho.
«No, Jennette. Non fare nulla, va bene?»
Jen mi fissa per qualche secondo in silenzio, studiando la mia espressione, poi solleva le mani in segno di resa e sbuffa un sorriso.
«Ok

Continuiamo a camminare lungo il corridoio, quando sentiamo delle voci provenire dal bagno dei maschi.
Mi volto istintivamente verso la porta, rallentando il passo e allungando il collo nel tentativo di capire cosa stiano combinando.

Si sentono delle risate, poi qualcuno dice qualcosa a voce alta che non riesco a distinguere, seguito dal rumore di un colpo secco contro una piastrella.

«Che stanno facendo?» chiedo, stringendo gli occhi e indicando la porta con un cenno del mento.

Jen si volta appena verso il bagno e incrocia le braccia sul petto.
«Conoscendoli? Niente di intelligente.»

Sorrido appena, scuotendo la testa, ma prima che possa risponderle la porta si spalanca di colpo e ne escono quattro ragazzi, uno dietro l'altro, ancora intenti a spintonarsi.

«Certo che dovrebbe darsi una calmata qualche volta» dice uno di loro, passandomi così di fianco da costringermi a fare un passo indietro per non essere urtata.

Sei mia, punto e basta. La tua prossima ossessione. Scoprilo ora