Dieci

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"Ci sono giorni che iniziano in un modo e finiscono in un altro, come se nel mezzo fosse passata un'intera vita."

S. R.

🌙

«Eccoci arrivati» dice Rick, rallentando fino a fermarsi davanti all'ingresso dell'ospedale.

Resta un attimo con le mani sul volante, poi apre il cruscotto davanti a me e prende una rivista.

Lo guardo, confusa.

«Certo che... proprio adesso?» mormoro, più perplessa che altro.

Rick non risponde subito. Sfoglia la rivista con calma, come se stesse cercando qualcosa di preciso, poi si ferma, strappa un piccolo pezzo da una pagina e lo richiude.

Io lo seguo con lo sguardo senza capire.

Lui riapre il cruscotto, prende una penna e scrive velocemente sul pezzetto di carta.

Poi me lo porge.

«Il mio numero.»

Stringo tra le dita il foglietto per un secondo, senza dire nulla. Lo prendo senza commentare.

Apro la cover del telefono e infilo il foglietto all'interno, facendo attenzione a non farlo cadere.

Rick segue il movimento con lo sguardo, ma non dice niente.
Semplicemente resta lì, con le mani sul volante.

«Grazie... e grazie per il passaggio» dico alla fine, più piano.

Lui annuisce appena.

«Figurati.
Ci vediamo, piccoletta

«Ciao» rispondo, scendendo.

Apro lo sportello.

L'aria fredda mi colpisce subito in faccia, insieme alla pioggia. Apro l'ombrello in fretta e faccio un passo fuori, richiudendomi la portiera alle spalle.

Per un attimo resto ferma sul marciapiede.
Non so bene perché.

Mi volto. Rick è ancora lì.
Non si è ancora mosso.

Lo guardo un secondo, confusa, ma poi distolgo lo sguardo.

Mi giro e mi incammino verso l'ingresso dell'ospedale, stringendo l'ombrello più forte.

Alle mie spalle, la macchina finalmente riparte.
Solo in quel momento.
Come se si fosse assicurata che entrassi.

Non mi volto.
Non ha senso.

Quando arrivo davanti alle porte scorrevoli, rallento senza volerlo.

L'ospedale ha quel tipo di silenzio strano, pieno di rumori bassi, passi, voci lontane, macchine che bipano da qualche parte.

Ingoio a vuoto e entro.

Mi avvicino subito al banco informazioni.

«Salve... sa per caso dov'è la stanza di Ambra Crees?» chiedo.

La dottoressa alza lo sguardo su di me e mi sorride con gentilezza automatica.

«Certo. Vai sempre dritto, poi prendi le scale a sinistra. Alla tua destra trovi un corridoio, la stanza è la prima porta.»

Annuisco lentamente, cercando di memorizzare.

«Ok... grazie.»

Mi allontano.

I passi risuonano più forti di quanto vorrei.

Ogni metro che faccio verso quel corridoio mi stringe lo stomaco un po' di più.

Sei mia, punto e basta. La tua prossima ossessione. Scoprilo ora