Dalla seconda parte del capitolo (dal tè) PER FAVORE, leggete ascoltando Fairytale di Ludovico Einaudi. È meraviglioso.
- Devo dire che è stato tremendamente divertente.
Wynter sorrise alle parole del ragazzo, che camminava con i capelli spettinati e le guance ancora arrossate dalle corse con Belle. Le aveva risparmiato una bella fatica, tenendo impegnata la cucciola per una buona mezz'ora anche dopo l'innocente bacio sulla guancia.
- Anche per me - rispose, afferrando il guinzaglio con tutte e due le mani e rallentando, girata verso di lui. Harry capì che dovevano separarsi e rallentò.
- Senti, ti va di darmi il tuo numero? Vorrei davvero avere la foto con Belle - sorrise. Wynter lo fissò scioccata per qualche secondo, finché lui non le schioccò le dita davanti agli occhi, facendola trasalire e riprendere.
- S-scusami - balbettò, arrossendo, mentre le sue ciglia nere si abbassavano più volte a coprire le iridi chiarissime. - I-io...
- Tranquilla - ridacchiò lui, passandosi una mano tra i capelli. - Ma ti va?
- Certo - esclamò lei, arrossendo subito dopo di fronte al suo sorrisino. Harry prese il cellulare dalla tasca dei jeans e dopo un paio di veloci tocchi aspettò che lei gli dettasse il numero.
- Fatto - esclamò soddisfatto. Alzò lo sguardo e si piegò in avanti, abbassandosi alla sua altezza per darle un dolce bacio sulla guancia. Il cuore di Wynter palpitò forte mentre le sue dita sfioravano il ventre piatto di lui, e le labbra di Harry accarezzavano la sua pelle. Harry si raddrizzò e le sorrise dolcemente, vedendola scossa.
- A presto.
+ + +
Harry: hey, indovina chi sono.xx
Wynter: non ne ho proprio idea, quell'xx non mi ricorda proprio nessuno.
Harry: ugh, maledetto xx.
Wynter: haha, che ti hanno fatto quelle due povere x?
Harry: hanno mandato all'aria la mia missione di farti prendere paura.
Wynter: mi dispiace ma oltre alla mia famiglia e due amiche sei l'unico che ha il mio numero, ti avrei riconosciuto comunque.
Harry: come? Non hai amici?
Wynter: ehm, lasciamo perdere. ti mando la foto.
Wynter: immagine
Harry: wynter?
Wynter però non rispose per tutta la sera, e Harry si ritrovò a chiedersi cosa avesse detto di sbagliato.
+ + +
Sapeva che avrebbe dovuto dare ascolto al suo subconscio e lasciare perdere, e ci aveva provato. Si era tenuto occupato finché aveva potuto, evitando di mettere in atto l'idea malsana che aveva fatto capolino tra i suoi pensieri non appena svegliato: aveva fatto la spesa, riordinato la casa, steso il bucato, cucinato dei biscotti, parlato con Niall al telefono, ma alle cinque di pomeriggio si era ritrovato con tutto detestabilmente in ordine e nulla da fare. Perciò, si era deciso a uscire sul serio.
Mentre camminava per la strada deserta, con le mani in tasca, si ritrovò a pensare a come diavolo avrebbe potuto giustificare la propria presenza quando si sarebbe trovato faccia a faccia con Wynter, sulla soglia di casa sua. Perché era questo che voleva fare: chiarire cosa avesse detto di male, magari anche scusarsi; poteva anche darsi che fosse stato insensibile e non se ne fosse accorto. Harry camminava svelto, immerso nei propri pensieri, e quasi non si accorse di essere arrivato a destinazione. Notò sorpreso che la porta del condominio era aperta, e non ebbe esitazioni: entrò subito. Se Wynter non voleva vederlo, avrebbe riscontrato meno difficoltà a entrare in casa che non nel palazzo. Memore della faticaccia della volta prima e delle scale infernali, si infilò svelto nell'ascensore. Aveva il cuore in gola. Non appena si fermò al settimo piano e le porte di metallo lucido si aprirono arrivò davanti alla porta. Premette per qualche secondo il campanello, saltellando sui talloni e passandosi una mano tra i capelli per sistemarli. La porta si aprì, dopo un lieve rumore di chiavi girate nella serratura, e a Harry si bloccò il respiro quando vide un viso contornato da capelli biondi.
- Oh, ciao - esclamò maliziosamente Monique, appoggiandosi allo stipite e sporgendo il petto in avanti.
Oh, misericordia. ( LINGUAGGIO, LOL.)
- Heey - sorrise a denti stretti Harry. I suoi occhi andarono in cerca di qualcuno -qualcuno preciso- ma l'appartamento sembrava vuoto.
- Che ci fai qui, stallone? - chiese la bionda, puntando spudoratamente gli occhi sul suo petto. Per una volta, Harry si maledisse per aver l'abitudine di portarle sempre mezze sbottonate.
- Volevo parlare con tua sorella.
La faccia di Monique sembrò più sorpresa che infastidita. Scrollò le spalle e si fece da parte, per permettergli di entrare. - Wynter è di sopra, in camera. Se hai bisogno di compagnia sono in salotto - ammiccò, e sculettò via. Solo in quel momento Harry si rese conto che non aveva né pantaloni, né gonna né shorts, e che probabilmente non aveva la minima intenzione di mettere qualcos'altro addosso oltre alle mutandine in pizzo.
Anzi, probabilmente se le toglierebbe volentieri, pensò, per poi dirigersi precipitosamente verso le scale.
Non appena iniziò a salire gli scalini alcune note deboli, poi man mano sempre più forti intanto che saliva, cominciarono a risuonare nell'aria. Harry sgranò gli occhi, rendendosi conto di con quanta maestria quelle note di pianoforte venivano suonate, e allungò il passo, quasi di corsa. Si diresse verso quella che ricordava essere la porta della camera di Wynter, appoggiando le dita sul legno, ascoltando le note tracciare una dolce e malinconica e incantevole melodia. Spinse leggermente la porta, facendo aprire uno spiraglio, e le sue iridi verdi trovarono la figura di Wynter seduta al pianoforte. Le sue dita scorrevano veloci sui tasti bianchi e neri, mentre le sue spalle si alzavano appena ad ogni respiro. Dondolava leggermente in avanti, catturata dalla musica a cui stava abilmente dando vita. Harry ne rimase soggiogato, avvicinandosi rapito, con lenti e silenziosi passi, temendo di turbare quella bolla di quiete e magia che aveva creato.
Si tenne dietro di lei, così vicino che se Wynter si fosse inclinata all'indietro le sue spalle avrebbero toccato il petto di lui. I capelli dondolavano leggiadri sulle sue spalle, seguendo il ritmo dei tocchi abili con cui lei sfiorava i tasti. Harry si ritrovò con gli occhi umidi, mentre quella struggente e bellissima melodia gli serrava il cuore e l'anima in una morsa dolorosa. Sentiva il dolore che Wynter stava provando, era così intenso che aveva l'impressione di poterlo quasi toccare.
E poi l'ultima nota sfumò nell'aria, e ci fu solo un silenzio assordante, che lo scosse nel profondo. Sembrava così sbagliato, quell'assenza di note gli procurò una confusione destabilizzante.
Harry si sentì terribilmente un intruso. Ma un istante dopo Jeanine si chinò sul piano, scoppiando a piangere in violenti singhiozzi, premendo i gomiti sui tasti e provocando un rumore assordante e sgraziato. Il cuore di Harry palpitò mentre le sue mani si allungavano verso le sue spalle, posandosi lievi sulla stoffa verde della felpa. Wynter si girò di scatto, furiosa.
- Monique, sai che non devi mai entra- la voce le si ruppe in gola in un ansimo quando si rese conto che la camicia bisnca e nera non apparteneva a Monique.
Harry vide la sua espressione frantumarsi in schegge di sorpresa e vergogna, e Wynter abbassò la testa, coprendosi il viso con le mani.
- Harry - sussurrò, mentre le sue spalle venivano scosse dai singhiozzi. Lui si inginocchiò di fronte a lei e la abbracciò, forte, afferrandola per i fianchi e tirandola contro di sé. La strinse con troppa forza, mentre Wynter si lasciava andare sul suo petto, stringendo i suoi fianchi.
- Mi dispiace - sussurrò tra i singhiozzi - mi dispiace tanto.
+ + +
Wynter era sprofondata tra i cuscini morbidi del suo letto, le mani affondate nelle tasche della felpa, gli occhi ancora rossi. Harry entrò nella camera in quel momento, con due tazze di tè in mano e un sorriso rassicurante.
Si avvicinò e si sedette sul bordo del letto, e lei sorrise brevemente nel prendergli la tazza viola. - Ci hai messo il latte - esclamò sorpresa. Lo guardò con i suoi magnetici occhi di ghiaccio, così intensamente che Harry sentì la pelle d'oca diffondersi sulle braccia. - Come...
- Ho chiesto a Monique - rispose lui, liberando la scatola dei biscotti sda sotto al braccio. Intrappolò la tazza verde tra le gambe e aprì il sacchetto, sistemandolo sulle cosce della ragazza che sorrise. - Mi ha dato anche questi, dice che li ami alla follia.
Wynter pescò un biscotto dall'involucro viola e lo immerse nel tè. - Grazie, Harry. Lo sai che non sei obbligato a restare, vero?
Lui scrollò le spalle e bevve un minuscolo sorso della bevanda, bruciandosi quasi la lingua.
- Mi importa.
Lei sorrise, abbassando gli occhi. Harry sospirò, avvolgendo le dita attorno alla ceramica verde. - L'hai... l'hai scritto tu? Il brano.
Alle guance di Wynter affluì un po di colore. Lo guardò timidamente, incerta.
- S-si, era un po' impreciso nella prima parte, lo so, m-ma...
- Ssh - Harry vide le sue pupille dilatarsi,e la sentì trattare il respiro quando si sporse verso di lei, posandole l'indice sulle labbra. I loro occhi si incatenarono gli uni agli altri, e Harry sentì il fiato caldo della ragazza scaldargli il dito, posato sulle sue labbra leggermente umide.
- Era bellissimo - mormorò.
Lei sorrise incredula. - D-davvero?
Lui annuì. - Vorrei ascoltarlo ancora e ancora e ancora, te lo giuro.
Wynter nascose il sorriso dietro alla manica della felpa, distogliendo lo sguardo dai suoi occhi.
- Puoi suonarlo di nuovo? - chiese all'improvviso lui. - Ti prego.
Wynter si mordicchiò il labbro. Poi, afferrò il pacco di biscotti e la tazza e si chinò verso il pavimento per appoggiarli a terra, senza alzarsi. Lo sguardo di Harry si soffermò inavvertitamente sulla curva del seno, poi distolse rapidamente lo sguardo.
Datti una fottuta calmata.
Wynter scivolò giù dal letto, camminando verso il piano. Accarezzò per qualche secondo la lucida superficie nera, mentre anche Harry la seguiva. Si sedette sullo sgabello e guardò il ragazzo.
- Siediti, io... mi sento meno nervosa se...
- Okay - si affrettò a dire lui, scivolando accanto a lei. Le loro cosce si sfiorarono e lui vide un brivido percorrerle le braccia e la schiena.
Silenziosamente, Harry tirò fuori il cellulare. Wynter prese un respiro profondo, e lui cominciò a registrare. Si ritrovò a fissare i lineamenti della ragazza, completamente persa nella musica. E mano a mano che la canzone proseguiva perfettamente, Harry le circondò con il braccio libero la schiena. Non appena le sue dita sfiorarono il fianco della ragazza a lei sfuggì un sospiro e alzò i vulnerabili occhi chiari verso di lui.
Perché?, sembrava che gli stesse chiedendo. Perché sei ancora qui?
Harry non aveva una risposta.
Ma non sapeva nemmeno cosa stesse facendo, mentre chinava la testa e chiudeva gli occhi, e lasciava che le sue labbra catturassero quelle di Wynter. Le note che lei stava suonando sfumarono sorprese, mentre Harry le afferrava la nuca e le mordeva il labbro per farle aprire la bocca. Un ansimo lo fece sorridere internamente, mentre lei cedeva, e si aggrappava alle sue spalle, lasciando che le loro labbra giocassero. Harry la afferrò per i fianchi e la fece scivolare su di sé, mettendola a cavalcioni sulle proprie gambe. Le dita di Wynter andarono a stringere la stoffa della sua camicia, mentre le labbra di Harry scivolavano via dalle sue e tracciavano una morbida scia di baci sulla sua pelle, e le sue mani andavano a posarsi sulla base della sua schiena. Wynter sospirò quando la lingua di Harry le sfiorò un punto poco sotto alla mascella, e il suo fiato caldo le accese un incendio dentro. Gli strinse i ricci, stringendo le cosce attorno ai suoi fianchi con più forza, e lui gemette. Si avventò di nuovo sulle sue labbra, prendendo possesso della sua bocca.
E poi, tutto finì. Così improvvisamente come era iniziato, Wynter si scostò. Harry osservò le sue pupille dilatate, il respiro affannoso, valutò la forza con cui gli stringeva le gambe attorno ai fianchi e la camicia tra le dita, e sentì il suo corpo premere con più forza sul proprio mentre Wynter si alzava di scatto dalle sue gambe, facendosi anche male mentre urtava lo spigolo del pianoforte.
- Via - gli intimò, con la voce rotta. - Ora.
Harry si alzò di scatto e recuperò il cellulare, prima di correre letteralmente via da quella ragazzina.
Cosa diavolo ho fatto.
Porca troia non so che senso abbia, ma vi giuro, le mie dita si muovevano da sole indipendentemete dal mio cervello. Fairytale ha creato l'atmosfera e dio, non potevo non scriverlo.
Ho esagerato?
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Dear Harry Styles
Fanfictionquando una ragazza scrive lettere e le posa sullo zerbino di Harry Styles. grazie a @lalla1D per la copertina. #102 in fanfiction.
