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«No preside

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«No preside. Ci dovrà essere...» cerco di ribattere e fargli cambiare idea, ma niente da fare.

Mi interrompe ed esordisce «Signorino Park, faccia come le ho detto, se non vuole rischiare l'anno.» con tono severo, inoltre il sorriso sembra essere scomparso.

Abbasso la testa ed esco dall'ufficio, dopo essere stato congedato dal preside.

«Ci vediamo domani mattina.» il ragazzo mi parla come fossimo amici. Alzo gli occhi al cielo e non gli parlo, nemmeno una parola, noto poi un sorriso divertito sulla sua faccia tosta.

[…]

«Allora? Cosa ti ha detto?» mi domanda Yoongi dall'altra parte del telefono. Mi getto sul letto e replico subito dopo un sospiro «Ha detto che dovrò andare a scuola con lui. Ogni mattina».

Mi arriva un messaggio subito dopo. «Cosa credi di fare ora?» mi domanda con voce profonda, ma sono troppo occupato nel vedere il messaggio.

È il tizio con cui dovrò subire la tortura mattutina. "Dovresti darmi il tuo indirizzo, così domani potrò venire." mi scrive su KakaoTalk.

«Mi ha appena contattato.» dico ad alta voce in modo che Yoongi possa sentirmi.
«Eh? Come ha fatto?» domanda con tono sorpreso. Effettivamente da dove ha preso il mio ID?

"Scusami ma non ti conosco, non dovrei rispondere agli sconosciuti." gli rispondo poco dopo, mentre Yoongi continua ad aspettare un mio segno dall'altra parte del telefono.

«Jimin ah, sei ancora lì?» mi domanda tutto d'un tratto, rispondo solo con un suono labiale per poi ridere.

Aspetto che risponda al mio messaggio, ma poi sento Yoongi dirmi «Va bene, ora devo andare. Tra cinque minuti inizia il mio turno». Ci salutiamo e io rimango in attesa di un messaggio, in modo che possa divertirmi.

"Non fare il finto tonto, Jimin ah. Sai benissimo chi sono." mi scrive con un leggero ritardo. Come si permette di chiamarmi in quel modo.

Aggrotto le sopracciglia a quel modo in cui mi ha chiamato. Scrivo di tutta fretta "Per te sono Park. Non puoi chiamarmi Jimin ah." esco subito dalla chat, notando che visualizza in poco e nulla.

Mi risponde dopo pochissimi secondi, quasi come se avesse la risposta pronta "Non ti dispiaceva quando ti chiamavo così, quando abbiamo fatto sesso".

Sento il sangue ribollermi nelle vene, stringo i pugni e faccio rimbalzare il cellulare sul materasso. Mi alzo frustrato da quella semplice frase, mi metto le scarpe e decido di fare una piccola passeggiata.

[…]

«Dammene un altro hyung.» chiedo a Yoongi di versarmi un altro po' di alcol, dopo aver buttato giù per la gola il precedente.

Il barista mi si avvicina, schioccando la lingua sul palato «Sappi che non potrò accompagnarti a casa dopo la sbronza».

Gli faccio cenno di non pensarci e reggo il bicchiere con due mani, mandando subito giù il contenuto.

Sento la gola bruciarmi ma non m'importa, quasi quasi non mi dispiace, anche se non sembra abbastanza.

«Yoongi hyung... devi buttare questa bottiglia. Mi sta dando visioni.» parlo al barista, cercando di mantenermi in equilibrio sulla sedia.

Comincio a vedere il ragazzo con cui sono andato a letto la notte scorsa. «Non è una visione, sono davvero io.» mi parla, avvicinandosi.

Il tono mi scatena una piccola risata, ciondolo a destra e sinistra, replicando alle sue parole «Non ho bisogno di un babysitter.» avvicinandomi di scatto al suo volto.

«Fortunatamente non sono il tuo babysitter, anche perché avrei subito chiesto l'aumento per il tuo atteggiamento.» mi rimprovera sedendosi accanto a me. Il calore mi pervade e la rabbia comincia a salire sempre di più.

Lo spintono e gli ricordo «Non ti conosco nemmeno cazzo. Pretendi anche di conoscermi da chissà quanto tempo? Non sai un cazzo di me».

Mi alzo e per poco non casco intontito sul pavimento. «Devo vomitare.» avviso con un filo di voce, sentendomi lo stomaco che mi rimanda tutto indietro.

Entro in bagno e, mantenendomi al gabinetto, vomito tutto, sentendomi anche peggio.

«Davvero ti piace così tanto ridurti così?» il tizio non se n'è andato, mi ha seguito anche in bagno.

Scuoto la testa e respiro a fatica, occupato nel cacciare tutto ciò che ho bevuto.

«Vieni che ti accompagno a casa.» mi solleva dal braccio, portandoselo dietro al collo e mi accompagna fino all'uscita.

[…]

Cerco insistentemente di spingerlo via ma niente da fare. «Quante volte devo dirti che non ho bisogno di una guardia del corpo.» comincio a lamentarmi a voce alta.

«Sarang Arirang!» comincio a canticchiare un canto tipico coreano, venendo subito zittito dal moretto.

Sento il portone di casa aprirsi e capisco di essere arrivato. Il tizio mi poggia con la schiena sul muro e prende le chiavi nella tasca.

«Chissà come si dorme sul pavime...» me ne scendo piano piano, fino quasi a sdraiarmi sul pavimento del pianerottolo.

«Hey alzati. Forza ora entra dentro.» mi solleva subito, accompagnandomi dentro. «Cosa potrebbe succede se urlassi... Aiuto! Mi stanno...» quasi non rischio di svegliare tutto il condominio, ma il moro mi copre la bocca, zittendomi ancora una volta.

«Non dirmi che vuoi farlo di nuovo. Sei un vero pervertito.» gli faccio con un sorrisetto malizioso, poi mi butta sul letto in camera.

Sento le sue mani spogliarmi e rido, con le sue dita che mi sfiorano l'addome, facendomi il solletico.

«Non mi piace essere comandato...» gli dico sottovoce, continuando a mostrare un sorriso divertito. Sento un verso disgustato e mi domanda «Come mai pensi sempre a quello?».

La sua voce calda e calma sembra riaccendermi qualcosa. Lo tiro verso di me, costringendolo a schiacciarmi, gemendo di proposito.

«Sicuro di non pensarlo anche tu?» sussurro contro le sue labbra, avvicinandomi sempre di più. Riesco a percepire il calore della sua pelle, nonostante la sua camicia.

Si alza improvvisamente e mi dice «Ora vado. Tu dormi, che domani devi svegliarti presto.» mi ricorda del giorno dopo.

«Resta con me...» gli faccio supplicandolo, afferrando il suo polso. Sento un cenno di approvazione e si accomoda sul piccolo divano della stanza.

One Night Only || VMinDove le storie prendono vita. Scoprilo ora