17. Unexpected Act

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17.

Louis pov's (n/a uno dei pochissimi se non l'unico)

Vorrei chiamarla, chiederle se sta meglio o magari portarle qualcosa di caldo e farle compagnia.
Sarei dovuto rimanere con lei ieri pomeriggio e accertarmi che stesse bene.
Le volevo mandare qualche messaggio per dirle che se aveva bisogno bastava dirlo, ma poi mi sono ricordato che non potevo.
Lei non sa che quel numero è il mio, che quel ragazzo sono io e, sinceramente, ora come ora non vorrei altro che finire tutta questa storia e uscire allo scoperto, ma non mi sembra il momento adatto, insomma non credo che comunque stia alla grande dopo ieri.
Era veramente distrutta, vederla lì a piangere disperatamente piegata su sé stessa è stata la cosa più brutta che io abbia mai visto. Non penso sia giusto che una ragazza come lei debba soffrire così tanto, la mamma è la mamma e Dio solo sa cosa farei senza di lei. Posso solo immaginare quanto dolore provi Amy e mi si spezza il cuore al solo pensiero.

Tutti i miei pensieri vengono interrotti da mia sorella che entra in cucina ancora assonnata e si comincia a preparare la colazione.
"Come mai già sveglio così presto?". Chiede con la voce impastata dal sonno e io bevo l'ultimo goccio di caffè rimasto nella tazzina.
"Non ho dormito molto bene stanotte". Ed è la verità. Non sono riuscito a chiudere occhio perché le immagini del giorno precedente continuavano a tornarmi in mente e il pensiero di dover farle sapere chi è il ragazzo dei messaggi continuava a torturarmi incessantemente.
"Oh mi dispiace, come mai?". Chiede stranamente interessata e si siede al tavolo cominciando a mangiare i suoi biscotti come se niente fosse, come se non se ne importasse minimamente del fatto che la sua migliore amica stia di merda e lei non l'abbia neanche chiamata a chiederle come sta.

"Niente che ti possa interessare". Mi alzo dal tavolo facendo strisciare la sedia sul pavimento e lei alza gli occhi al cielo borbottando.
"Stai calmo eh, non ho fatto niente". Strabuzzo gli occhi fermandomi accanto a lei e sinceramente non riesco a capire come faccia a essere mia sorella.
"Stare calmo? Veramente? Certo, dovrei fare come te e fottermi di tutto e tutti, non è così?". Le urlo contro e lei alza la testa guardandomi infuriata. Sinceramente non mi interessa, se lo merita.
"Di cosa stai parlando Louis, cosa avrei fatto questa volta?". Si alza anche lei mettendosi di fronte a me ma comunque la mia altezza incombe su di lei.

"Sto parlando di Amy e tu proprio non hai fatto un cazzo, letteralmente, non ti sei neanche degnata di andare a vedere come stava, niente. Non hai neanche un briciolo di dignità per capire cosa sta passando?". I suoi occhi ormai sono infuocati, molto probabilmente vorrebbe uccidermi in questo momento ma io non son da meno, alla fine sono io che ho ragione, non lei sicuramente.
"Che cazzo ne vuoi sapere tu Louis, eh? È la prima volta che tu vieni a conoscenza del come reagisce Amy alla morte di sua madre, ma fidati che è successo anche l'anno scorso e anche il giorno del suo compleanno e sai cosa ti dico? Che la conosco abbastanza bene da lasciarle i suoi spazi come mi ha chiesto lei. Quindi non venire da me a fare il finto moralista del cazzo perché tu non la conosci,okay?". Ora è lei che sta urlando e tra tutti e due non so chi sia il più incazzato, siamo fratelli e abbiamo lo stesso carattere, era ovvio che cominciavamo a insultarci e urlarci contro.

"E sai cosa ti dico io? Eh? Che non basta fermarsi al cosa dice la gente ma dovresti provare a capirla, e poi, sinceramente, ormai conosco abbastanza bene Amy anche io quindi vaffanculo Miranda, tornatene a farti i cazzi tuoi come hai fatto fin'ora e non rompere più a me". Cammino velocemente uscendo dalla cucina e, mettendomi la giacca e le scarpe, esco di casa sbattendo la porta alle mie spalle.

Cammino lentamente lungo il marciapiede con le mani nelle tasche finché non arrivo di fronte ad un bar e decido di entrarci per prendere un altro caffè. Quando mi appoggio al bancone vedendo la signora portare delle brioches calde nell'apposito vassoio, decido di comprarne alcune e me le faccio mettere in un sacchetto insieme al caffè che bevo mentre cammino verso la mia nuova meta. Casa di Amy.

Suono il campanello e con mia sorpresa mi viene ad aprire il padre, è passato un pò di tempo dall'ultima volta che l'ho visto ma è comunque identico a qualche anno fa se non con qualche capello grigio in più.
"Salve signor Davies, sono Louis, il fratello di Miranda. Sono qui per Amy, non so se si ricorda di me". Il signor Robert chiude leggermente gli occhi guardandomi da capo a piede e poi li spalanca sorridendo ampiamente.
"Oh ma certo, Louis. Quanto sei cresciuto ragazzo. Vieni, entra pure". Seguo Robert fino alla cucina dove trovo una Amy ancora in pigiama assonnata mentre beve un bicchiere di succo, anche così è bellissima.

Non appena si accorge di me spalanca gli occhi appoggiando il bicchiere sul tavolo. "Louis come mai da queste parti?". Chiede agitata mandando continue occhiate da me a suo padre. "Volevo sapere come stavi e ho portato qualcosa da mangiare". Rispondo tranquillo facendo spallucce ma lei sembra sempre più agitata e continua a guardare il padre che, fortunatamente capisce che deve andarsene e quindi indisturbato esce lasciandoci soli. Amy rilascia un sospiro quasi impercettibile e si rilassa visibilmente.
"Beh accomodati, e grazie ancora per ieri, e per adesso". Ridacchia e io la raggiungo sedendomi accanto a lei e dandole il sacchetto di carta con dentro la sua brioche.

[...]

"Grazie ancora Louis, non dovevi". Esco sul portico di casa accompagnato da Amy e mi fermo per salutarla.
"Figurati, volevo solo assicurarmi che tu stessi bene". Le sorrido e lei abbassa lo sguardo sorridendo timidamente. "Beh ora vado, a stasera, no?". Le ricordo 'l'appuntamento' di stasera per la partita e lei annuisce salutandomi per poi chiudere la porta. Soddisfatto, me ne torno a casa molto più felice di quando ne sono uscito.

𝟼𝟶 𝙳𝚊𝚢𝚜 [𝚕.𝚝]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora