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SIGRID


La testa mi pulsava tantissimo, ma accettai quel dolore con gioia, voleva dire che per qualche strano motivo ero ancora viva.

Dopo quel fugace pensiero però il mio corpo si irrigidì, le tempie presero a pulsare e il dolore alle costole si fece più intenso, segno inequivocabile di star riprendendo conoscenza.

Se ero ancora viva significava una sola cosa: mi avevano catturata per torturarmi. Immaginai volessero raccogliere quante più informazioni possibili.

Odiavo la tortura, mi rendeva scorbutica.

Avevo bisogno di un piano di fuga e al più presto, ma non riuscivo a pensare ancora lucidamente anche perché sotto la mia schiena sentivo solo la morbidezza di un letto, il tepore della stanza invece mi aiutava a rilassare i muscoli indolenziti e non mi sembrava di percepire né ai polsi e né alle caviglie nessun tipo di catena o corda.

Inspirai forte e di conseguenza le costole presero a pulsare, mi irrigidii ancora di più quando un profumo inebriante mi pervase i sensi. L'aria ne era impregnata, odore di legno affumicato misto a metallo, era seducente e buonissimo.

Non riuscivo ancora ad aprire gli occhi, così gemetti per la frustrazione, il mio corpo ora sembrava irrequieto.

Pochi attimi dopo però una delicata pressione sul mio collo mi riportò a rilassarmi, qualsiasi cosa fosse era caldo e piacevole, il profumo si intensificò e la mia mente in subbuglio si svuotò di ogni pensiero razionale, lasciandosi coccolare da tutti quegli input sensoriali.

La pressione si spostò dal collo verso le clavicole, la mia schiena si inarcò, inseguendo quel calore.

Una nebbia di rilassatezza mi ottenebrava i sensi, non capivo più nulla, non mi ero mai sentita in quel modo.

Quello era decisamente il sogno più strano che io avessi mai fatto, forse nell'incidente con la moto qualcosa nel mio cervello si era danneggiato con l'impatto.

Il calore si spostò, percorrendo il mio sterno, era così piacevole, dei brividi involontari mi percorsero tutto il corpo, i capezzoli mi si inturgidirono, lasciando scariche quasi dolorose e nello stesso momento mi bagnai tra le gambe in modo del tutto inaspettato.

Quando la frustrazione sessuale si accumulava per troppo tempo, mi capitava di fare dei sogni molto vividi, ma non era mai stato così...

Così intenso.

Un suono roco come un brontolio mi arrivò alle orecchie, era così profondo e sensuale, il mio corpo rispose, pulsando.

Il dolore delle contusioni sembrava essere stato del tutto rimpiazzato da quelle sensazioni.

In un angolo della mia mente una vocina continuava a urlarmi qualcosa, mettendomi in allarme, ma quel piacere stuzzicante zittiva qualsiasi protesta.

Gemetti nuovamente, a quella richiesta silenziosa qualcuno rispose e finalmente quel calore si spostò su uno dei miei seni. Quel primo contatto ruvido mi fece inarcare al massimo delle mie possibilità, non era un tocco delicato, proprio come piaceva a me.

Anche quando mi davo sollievo da sola era sempre stata una cosa rapida e intensa, la mia mente agognava quel tipo di contatto più dell'aria.

Mi ricordai degli anni all'università e di una conversazione che avevo origliato. Delle ragazze stavano parlando di alcuni incontri sessuali avuti dopo una festa e di quanto era stato piacevole il modo in cui i loro partner si erano presi il tempo per essere delicati con loro. A quelle parole avevo storto il naso, fantasticando su un altro tipo di tocco, più rude e decisamente più intenso.

Il Corvo e La RabbiaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora