Marzo 2064

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Marzo 2064

Uli entrò trafelato nella stanza dei ricercatori: «Ragazze, non ci crederete mai, ma...»

Bettina gli fece cenno di tacere.

«Merda» disse una voce baritonale. Uli sobbalzò e si chinò per guardare sotto la postazione da cui proveniva la voce. Ne uscì Markus a quattro zampe.

«Ma che fai?»

«Pulisco il pavimento... cosa vuoi che faccia, mi è caduto il com ed ovviamente è finito nel punto più bastardo. Quale sarebbe la grande notizia?»

Dopo una breve esitazione, Uli riprese: «Wunderlich ha acconsentito a far lavorare Petra con Tulloch... finora si era sempre attaccato ai suoi ricercatori con le unghie e coi denti!»

Markus si alzò, batté le mani sui pantaloni per togliere le polvere e disse: «Sì, la voce sta girando. Così la rumena se ne va con l'italiano e l'inglese.»

«Ma di che stai parlando?» chiese Mareike, sconcertata.

Bettina rise. «Non sei molto bravo con gli accenti. Petra è greca, Palladino argentino...»

Mareike roteò gli occhi: «Ahah...»

«...ma è comprensibile che Markus si sia sbagliato» continuò Bettina «visto che ogni volta che cerca di attaccare discorso con Petra ottiene una risposta di due parole al massimo.»

«Quanta saccenteria!» rispose seccato Markus. «Adesso mi dirai anche che Tulloch non è inglese!»

«Infatti te lo dico. È scozzese, e se lo chiami inglese s'incazza.» Le due ragazze si guardarono in faccia e scoppiarono a ridere.

«Ma come hai fatto a scambiare Palladino per un italiano? Hai parlato poco anche con lui?» chiese Mareike.

«Probabile, lo sai che Palladino è schizzinoso» rincarò Bettina.

«Se è schizzinoso ricordatevi di avvisare la Herschel, potrebbe restarci male.» Markus raccolse le sue cose e uscì.

Ci fu qualche istante di silenzio imbarazzato, finché Bettina disse: «Brutto stronzo.»

«Qualcuno l'ha leggermente provocato, eh» rispose Uli.

«Stavo solo cercando di levarcelo di torno. Avremmo potuto andarcene noi, ma ci appartiamo a parlare in privato fin troppo spesso e c'è il rischio che lo trovi interessante. Ho preferito alzare il livello di stronzaggine fino a controbilanciare la bellezza di Mareike.»

«Adesso capisco l'altissimo livello di stronzaggine» disse Uli con la parodia di un inchino ottocentesco.

Sulla carnagione di porcellana di Mareike comparvero due aloni rosa. «E poi, anche se noi siamo state acide, cosa c'entra Liliane?»

«Appunto. Adesso sputa fuori la notizia, Uli, certo non volevi parlare di Petra.»

«Stasera Wunderlich incontra Jochen e Maria per una riunione speciale.»

«Perché dovrebbe essere una grande notizia?» chiese Bettina.

«Anzi, sarebbe meglio se non lo sapessimo neanche» disse Mareike.

Uli calcolò la giusta pausa per fare più effetto, quindi aggiunse: «Siamo invitati.»

*

Mareike era appollaiata sull'orlo della sedia con le mani sulle ginocchia, come una studentessa in attesa dell'esame. Lei, Uli e Bettina erano stati aggiornati da Wunderlich sul problema al Dipartimento (un po' malvolentieri, avrebbe detto) ed erano in attesa dei misteriosi capi di Rote Blitze, che non avevano mai incontrato.

Maria fu una sorpresa totale. Si era immaginata una specie di guerrigliera mediorientale, muscolosa e con le sopracciglia nere, invece era più piccola di lei e molto più magra, pallida, con lunghissimi capelli di un biondo quasi bianco. Avrebbe potuto interpretare un elfo. O, a guardare meglio quegli occhi verdi, una strega.

Invece Jochen a prima vista non era male come rivoluzionario: alto, snello, biondo, con grandi occhi scuri e il naso pronunciato. Ma in realtà mettendo insieme tutti i particolari risultava ancora più strano di Maria. Il lungo cappotto nero ornato di fibbie e la capigliatura selvaggia contrastavano comicamente con la divisa dell'azienda sotto il cappotto, e gli occhi avevano uno sguardo dolce e un po' svagato, da poeta o sognatore. Mareike se lo immaginò con un'arma in mano e gemette.

«Abbiamo trovato la spia!» dichiarò Jochen, trionfante. Anche la voce non era quella che si sarebbe aspettata, aveva un timbro da tenore con una nota molto giovanile.

«Chi è?» chiese Wunderlich, quasi trepidante.

«Black Stranger!»

«E chi diavolo sarebbe Black Stranger?» questa volta il tono di Wunderlich rivelava una certa impazienza.

«Be', non lo so. Io ho solo scatenato il nostro potente controspionaggio, chi si nasconda dietro lo pseudonimo lo dovete capire voi che conoscete i vostri colleghi» rispose Jochen, calmo.

Mareike trattenne un sorriso. Il potente controspionaggio era Hagen, un membro di Rote Blitze che lavorava all'ufficio tecnico del Dipartimento. Mareike sospettava che la sua vera passione fosse l'hacking e che aiutasse il partito solo per avere una scusa idealistica per praticarlo. Uli incrociò le braccia e commentò, in tono pensoso: «È chiaramente il nick di Palladino su un sito di scambisti» ottenendo un sorriso di Jochen e un'occhiataccia di Wunderlich.

«Forse sarebbe meglio se ti spiegassi» propose Wunderlich.

«Hagen ha setacciato i computer del Dipartimento in cerca di materiale cancellato di recente, e oltre ad alcune cose interessanti ma poco pertinenti» Jochen strizzò l'occhio ad Uli «Ha scoperto parte di un messaggio di un mittente non identificato a tale Black Stranger: "Sollecitiamo il vostro parere su W: visto il rapido evolversi della situazione politica non possiamo accordarvi altro tempo" o qualcosa del genere, il che esclude decisamente il sito di scambisti. Avete idea su chi possa essere? Black Stranger... sinceramente mi pare strano questo romanticismo, se penso ai tipici ragazzi di Rémy!»

«Una donna?» propose Uli. Mareike e Bettina fecero una smorfia e lui sorrise. «Petra. È straniera, ha i capelli corvini ed è arrivata da poco»

«Un idiota? Markus 'Schwarz', che vuol dire nero» rilanciò Bettina.

«O forse è uno pseudonimo scelto a caso. Non è detto che questa spia sia così scema da scegliersi un nome in codice che lo descrive, anche se in teoria non dovevamo scoprirlo» disse Maria.

«Il che significa che dovreste prendere in considerazione chiunque bazzichi il Dipartimento» osservò Jochen.

«In tal caso, io farei un pensierino su Tulloch» disse Wunderlich. «Se c'è qualcuno che sarebbe felice di arrotondare lo stipendio denunciando i colleghi alla polizia, quello è lui.»

«Mmm...»

«Sì, Uli?»

«È che Tulloch... vabbe', è un po' stronzo, ma non ce lo vedo a prendere ordini dai ragazzi di Rémy. Col caratteraccio che ha rischierebbe di finirci lui in prigione.»

«Forse è un atteggiamento adottato apposta per confonderci.»

«Vabbè, se dobbiamo scegliere il più improbabile allora Sikorskij è il sospetto numero uno» disse Bettina.

«Per me il sospetto numero uno era Antoniou, infatti me la sono tolta di torno. Vediamo se nei prossimi mesi mi sentirò ancora spiato.»

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