CAP.35: SUL PIU' BELLO

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HAZEL'S POV:
Varcai la soglia della clinica e di nuovo quel profumo di disinfettante mischiato a vaniglia mi avvolse. Mi avviai verso la reception: "Hazel!"  Esclamò la segretaria: "Siamo così contenti che tu abbia accettato...devi andare nella stanza della terapia di gruppo. Ti ricordi?" Annuii; conoscevo a memoria quel posto. Sentii qualcuno prendermi a braccetto: "Pronta Haz?" domandò entusiasta Marta: "Sono così emozionata anzi elettrizzata. Finalmente....mostreremo cosa siamo diventate" Risi. Aveva ragione, era il momento del riscatto. Bussai alla porta ed entrammo lentamente: "Oh Hazel e Marta! Ragazzi loro sono qui per raccontarci la loro storia" Abbracciai la psicologa e mi andai a sedere: "Loro sono il gruppo dell'accoglienza, è il loro primo periodo qui in clinica e vorrei che entrambe raccontaste i vostri primi giorni" Sorrisi, l'avevo fatto anche io quel progetto e mi aveva aiutata tanto. Marta prese parola: "Intanto ciao a tutti, io sono Marta e ho 17 anni. Sono entrata in clinica che ne avevo 15 e ne sono uscita circa un mese fa. Ero piccola quando sono entrata, non ero a conoscenza di quello che sarebbe veramente successo. Era un periodo dove mi sentivo un po'morta e leggere il nome "Time to reborn" mi diede molta fiducia. L'inserimento non fu facile, sia per il mio carattere sia per la mia propensione al fare il contrario di ciò che mi veniva detto. Poi iniziai ad ambientarmi, conobbi la terapista, tutti i medici, la psicologa e Magda, la caporeparto. Capii che erano loro le persone alle quali era stata affidata la mia vita e decisi di iniziare a collaborare..." Vidi i suoi occhi velarsi di lacrime. La strinsi in un abbraccio e lei si riprese: "Grazie Marta, è sempre un piacere sentire le tue belle parole. Hazel? Tocca a te" Annuii ed iniziai: "Ciao, da come avete capito mi chiamo Hazel e devo compiere 17 anni. Sono entrata qualche mese dopo di Marta e sono uscita dal percorso in clinica qualche mese dopo. E' vero ho avuto diverse ricadute e fortunatamente il percorso esterno mi ha aiutata, ma devo dire che ad oggi mi sento molto più consapevole. I primi giorni sono stati difficili da metabolizzare, venivo dal reparto di psichiatria dell'ospedale e passare da un ambiente così austero ad uno così familiare ed intimo come la clinica è stato un grande choc. Non ho avuto troppi problemi con le regole anzi, sapevo che dovevo farlo per stare bene e quindi misi subito da parte ogni spirito ribelle. Circa 2 giorni dopo il mio arrivo mi hanno ufficialmente inserita tra le pazienti in cura e ho conosciuto Marta...e...tutto è cambiato in meglio" La psicologa annuii e diede parola ad una ragazza che aveva alzato la mano: "Com'è stato lasciare la vostra casa?" Marta mi guardò, sapeva quanto male mi faceva parlare della mia vecchia vita: "Strano, mi mancavano tutti ma qui sono riuscita a trovare una famiglia" sentenziò la mia amica: "Io..una casa l'ho trovata prima qui e poi nel cottage di Magda. Prima vivevo in un orfanotrofio e diciamo che una delle aggravanti è stato proprio questo: il fatto di essere stata abbandonata non mi ha mai fornito delle figure stabili di riferimento e automaticamente avevo proiettato l'orfanotrofio come la clinica...ma capii che non era così"

Più tardi, dopo la conclusione dell'incontro, stavamo parlando con la psicologa e altre infermiere: "Quindi alla fine la colpa non era di Dean ma della madre?" Annuii: "Pazzesco" esclamò una delle nutrizioniste. Magda si avvicinò: "Hazel tesoro Dean è arrivato a prenderti e Marta è già andata....ci vediamo sta sera" "OK...allora vado. Alla prossima" Salutai tutti ed uscii. Andai verso Dean e mi misi il casco: "Come è andata raggio di sole?"" "Bene...stranamente" E sfrecciammo via a tutta velocità. 
Stavamo passeggiando sul lungomare, la sua mano intrecciata nella mia: "Finalmente sta arrivando la bella stagione...guarda che carini i bambini che giocano sulla sabbia" esclamai entusiasta. Lui sorrise: "Ti immagini una nostra piccola copia, in un futuro? I miei occhi, i tuoi capelli e il tuo carattere" Lo guardai negli occhi: "Perchè proprio il mio?" "Perchè è decisamente meglio" risi e lui mise il broncio: "Cosa fai? Ti prendi gioco di me Levy?" Detto ciò, mi prese di peso e mi gettò in acqua, vestita: "Ma cosa fai?" Urlai tra le risate: "Dai che fa caldo, smettila di lamentarti" disse togliendosi la maglia e gettandola vicino alla borsa mare, lo guardai, sembrava veramente scolpito: "Cosa c'è raggio di sole? Ti fa ancora un certo effetto vedermi così eh?" domandò ironico, e fu in quel momento che mi resi conto che lo stavo fissando; arrossii: "Hai mangiato umorismo a colazione?" "No" sentenziò raggiungendomi in acqua: "Ma devo dire che mio papà si è impegnato stamattina a rovinarmi l'umorismo" "Scusa ma non stava in Germania?" Scosse la testa: "E' tornato e vuole provare a ricominciare, però non voglio pensarci ora...comunque, penso mi piaccia gettarti in acqua con i vestiti" "Infatti...non è la prima volta che lo fai" sussurrai ridacchiando: "Ci sto prendendo gusto...lo so" Mi prese in braccio e mi avvicinò al suo volto: "Ah Hazel Levy....mi hai stregato" Lo baciai con delicatezza: "e penso lo farai per sempre" stavo per dirgli qualcosa quando un'onda mi sfilò l'anello dall'anulare: "L'ANELLO" mi immersi provando a recuperarlo, ma non ci riuscii. Dean mi prese le mani: "Stai tranquilla..." "No...era la nostra promessa...io...mi dispiace" lui mi baciò le nocche: "Non sono arrabbiato, quell'anello rappresentava le nostre difficoltà e ora che tutto è sistemato voglio iniziare una nuova vita con te" disse baciandomi e provando a tranquillizzarmi un po'. Mi sentivo dannatamente in colpa, ma forse Dean aveva ragione. 

Qualche giorno dopo mi trovavo in clinica, da sola, e mi arrivò una domanda particolare: "Sei fidanzata?" sorrisi: "Sì...con la stessa persona che mi ha fatto del male. Perchè all'amore non si comanda all'..." non riuscii a finire la frase che un'infermiera entrò: "Abbiamo bisogno di Hazel" uscii velocemente dalla stanza e mi trovai davanti ad una donna vestita elegantemente: "Ciao cara, ho una proposta da farti....seguimi" la seguii in giardino: "Hai mai sentito parlare di editoria?"

SPAZIO AUTRICE:
Volevate sapere la proposta! E invece ecco la suspance! Sì mi piace prendermi gioco delle vostre emozioni, vi immagino, il battito che accelera, la curiosità che aumenta e poi "spazio autrice". Penso alle maledizioni che mi tirate e ne sono felice perchè significa che sono arrivata al mio scopo, muovere qualche emozione. Bene, ho finito con questi discorsi da Dean Altman, stay tuned.
Noe

ANIME DISTANTIDove le storie prendono vita. Scoprilo ora