Silvia's POV
Sto dormendo accoccolata ad Adam a casa mia. E' notte fonda e non oso guardare nel buio. So che lui può sempre essere lì. Prendo un sospiro e mi metto a sedere passandomi le mani nei capelli mossi e un pò intricati. Sono stravolta. Sconvolta. Impaurita. Stanca. Stava per ammazzarmi, so che è così e non fosse stato per Adam...trasalisco. Adam non dovrebbe essere qui ma non voleva staccarsi da me nonostante gli avvertimenti di Vicky. Se loro non mi avessero raggiunta al manicomio a quest'ora...mi mordicchio le pellicine delle unghie e mi siedo a bordo del letto. Rifletto rapidamente osservando le mie scarpe a terra, il mio zaino sulla sedia e i miei pochi indumenti appesi nell'armadio semi aperto. Guardo Adam con la coda dell'occhio e lo vedo dormire beatamente, forse con solo una rughetta in mezzo alla fronte appena visibile con la luce della luna. Le belle labbra carnose che non so se bacerò di nuovo. Non lo so perchè ho appena realizzato una cosa: nessuno è al sicuro vicino a me, né a scuola né qui, in casa mia. Mamma e papà dormono ma se lui venisse per me potrebbe fargli del male e non sono disposta a correre questo rischio folle. Non più. Devo raggruppare poche mie cose e andarmene. Lo so, come piano non è geniale ma non so che farci. Devo andare via da questa città piena di fantasmi. Scendo piano le scale saltando gli scalini che scricchiolano e zampetto fino al frigo. Ci metto dentro alcune cose da mangiare e metto i miei vestiti nello zaino. Silenziosamente mi vesto e mentre faccio tutto questo ripenso a questa notte. Il mio ex migliore amico immaginario Felix Longbert era forse un pedofilo, assassino di bambini e pazzo certificato. Sospiro e scuoto la testa. Assurdo. E' stato rinchiuso da chi credeva un suo amico e cerca vendetta tuttora sottoforma di fantasma. Un pò lo capisco ma non mi addolcisco. Non mi fa pena. Lui mi ha trovata. Lui vuole me. E solo all'Asylum può uccidermi. Ma prima deve prendermi. Prendo un bel respiro, la mia copia di chiavi di casa e apro la porta d'ingresso. Per poco non caccio un urlo dallo spavento. Sulla soglia, sotto la luce lunare, appare una donna appoggiata allo stipite che non si scompone di un millimetro se non per posarmi una mano fredda come il ghiaccio sulla bocca. Istintivamente scuoto la testa, emetto versi e cerco di liberarmi ma lei spinge ancora la mano sulla mia bocca. Mi fissa negli occhi come ad ammonirmi e quando vedo che non se ne va, né fa altre mosse azzardate smetto di agitarmi e lei abbassa la mano.
<<Silvia Conway, la notte è giovane. La stavamo aspettando. Avevamo predetto questa sua mossa. Ahhh adolescenti. Venga con me>>
<<E' notte. Ma cosa...? Chi è lei? Cosa vuole? E ehm...avendo sedici anni rivolto a me trovo il "lei" alquanto inappropriato>>.
La donna alta e dai capelli neri mossi in onde si volta osservandomi malamente. Ha le mani in tasca, un tailleur blu notte, sopracciglia inarcate, occhi azzurro ghiaccio, una postura altera e fiera, pelle, trucco e capelli perfetti. Avrà all'incirca trentacinque anni. Non ha una ruga.
<<Sia coraggiosa e mi segua, prego. Possibilmente senza fare domande>>.
Le cammino dietro nella notte fino a un SUV nero con vetri oscurati. La guardo e poi per l'ultima volta mi volto a osservare casa mia. Scusa Adam, scusa Mina, scusate mamma e papà. Risoluta sospiro ed entro nella vettura. Mi allaccio cautamente la cintura. La donna bruna fa un cenno secco all'autista che mette in moto e parte. E' così algida ed elegante che mi fa sentire piccola piccola sul sedile in pelle. Mi schiarisco la voce ma aspetto sia lei a parlare. Quando vedo che non accenna a farlo azzardo un:-<<Questo, signora, potrebbe essere un rapimento>>
<<Nessuno ti ha costretta, mi ha seguita lei come un bravo cagnolino. E ora shhh, qui non si parla di lavoro>>
<<Lavoro?>>
Mi liquida con due dita e torna a fissare la strada. Sospiro frustrata fino a che ci fermiamo davanti una struttura che sembra un ufficio a più piani. All'ingresso un signore mi fa sistemare il cappotto, lo zaino e mi offre un caffè che rifiuto gentilmente. Seguo la signora fino a studio con mobili pregiati che suppongo sia il suo. Mi invita freddamente a sedere e io eseguo come una marionetta.
<<Dove siamo? Chi è lei? Come sa come mi chiamo?>>
<<E' da un pò che studiamo il suo caso, signorina Conway e francamente stiamo solo cercando di aiutarla. Ma che pensava di fare? Scappare dalla città? Non si salverà da lui andandosene , sparendo e basta>>
<<Lui chi? Lei cosa sa? E mi dia del tu, per favore>>
<<Va bene, Silvia. E' ora che tu sappia che io so benissimo chi è, anzi chi era, Felix Longbert. Qui lo sapevano tutti e io ci sono nata e cresciuta con queste...storie che sono come benzina per East Bethany, lo sapevi?>>.
Scuoto la testa confusa.
<<Io sono italiana come te, mi chiamo Chiara Canta e questo è il mio studio, nonchè uno studio chiuso sempre di giorno e aperto di notte, all'apparenza anonimo per non destare sospetti. Io sono una lontana discendente di una signora che venne uccisa da Longbert. Tranquilla, qui non può giungere. Questo spazio è protetto>>
<<Come?>>
<<Non ha importanza, lo sappiamo i miei uomini ed io. Quello che devi sapere è che abbiamo un valido modo per fermarlo così non dovrai mai più scappare. Hai una famiglia, amici, un ragazzo>>
<<Una sola amica praticamente, lei è...>>
<<Mina Lieutenant, lo so. Non siamo stalker Silvia, vogliamo solo il tuo bene. Questa società si occupa di casi come questo, basta che ti affidi a noi. Ti fiderai?>>
<<Mmm io...posso pensarci? Sa, in realtà non sono sola. Conosco una ragazza che può aiutarmi>>
<<La cacciatrice di soprannaturale, Vicky Davis, sorella di Rivera? per piacere, che ribrezzo. Quella stolta ragazzina non sa ciò che fa, segue solo le orme del padre, gioca a fare di notte l'eroina per brillare ai suoi occhi. Anche io ci sono passata. Inoltre fuggivi anche da lei, o sbaglio? Per casi di questo rango c'è bisogno di un team esperto come il mio. Io posso offrirti protezione e salvezza. Allora?>>
<<Perchè sento che lei mi sta minacciando e che non ho scelta?>>
<<Perchè è così. Perchè mia cara Silvia, noi proteggiamo la città, non solo te. Perchè io sono già sfuggita a Felix ma in passato voleva me. Possiamo unire le nostre forze e abbatterlo>>
<<E sia. Come?>>-domando innervosita. Non sono del tutto convinta. Improvvisamente ho sonno.
<<Ci serve questa piramide nera>>-mi posa davanti al naso sul tavolo una piccola piramide nera in materiale di dubbia provenienza. Scelgo di lasciarla parlare.
<<Che sarebbe un oggetto molto antico, che chiaramente non dovrebbe in alcun modo trovarsi qui ma c'è e che apparteneva a lui. La abbiamo ritrovata al manicomio di recente. Con un rituale e del sale spezzeremo il legame e Felix sarà intrappolato qui per sempre. Sei pronta? Riuscirai a seguirmi? Sarà dura e lui si arrabbierà. Gli spiriti furenti non sono mai un gioco. Confido che tu te ne renda conto Silvia>>
<<Sì ma...fa paura. Non faccio prima ad andarmene?>>
<<Non essere sciocca né codarda. Lui verrà per te. Sempre. E non temere: ovunque. Dopo di che con salvia e incenso, con i miei uomini, svolgeremo un rito di purificazione e per Felix un ritorno alla tomba. Tutto chiaro?>>.
Terrorizzata faccio sì con la testa.
<<Sì. Ma voglio ugualmente dormirci sopra stanotte e andare a casa mia. Starò lì, non scapperò lo giuro. Mi creda Chiara>>.
Lei soppesa le mie parole, stringe gli occhi a due fessure e alla fine si accascia sulla sedia.
<<Così sia mia cara. Io andrò a dormire, il mio autista ti riaccompagnerà a casa e ci rivediamo non più tardi di dopodomani all'imbocco della radura. Non abbiamo molto tempo>>
<<Grazie. Sì lo so. Domani ho scuola. Ci vedremo lì dopodomani>>.
Mi alzo e fuggo all'uscita a gambe levate decisa, l'indomani mattina, a parlare di Chiara a Vicky.
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Amico immaginario
HororAttenzione: storia horror, consigliabile a un pubblico +14. Silvia è costretta a trasferirsi in America con i genitori a 14 anni, in seguito al fallimento dell'azienda agricola di famiglia. Silvia odia essere un peso per qualcuno, così non protesta...
