Capitolo 11

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"Dovrei chiedere scusa a me
stessa per aver creduto di non
essere mai abbastanza"
- Alda Merini

Piper (canzone: Number - Melanie Martinez)

Mia mamma non approverebbe.

Ma mia mamma non era più qui.

Cammino per il bosco e raccolgo dei rami da terra, mi guardo intorno, gli alberi sono imponenti e fanno molta ombra.

Mi giro per controllare che le altre siano dietro di me ma trovo solo l'aria fredda che mi colpisce in pieno viso. Il cielo si stava oscurando e la temperatura calava. Il panico mi assale e mi guardo in torno.

La luce della luna filtrava appena tra i rami intrecciati degli alberi, ma non era sufficiente per orientarmi. Ero sola, persa, e ogni respiro sembrava amplificare il silenzio inquietante del bosco. Il cuore mi batteva forte, e non sapevo nemmeno come fossi finita lì. Un attimo prima camminavo su un sentiero sicuro, e il momento dopo... niente. Solo alberi ovunque, un groviglio di ombre e rami.

«Calmati, Piper,» sussurrai, anche se la mia voce tremava. Mi abbracciai per scacciare il freddo, ma l'ansia era più forte. Mi guardai attorno, sperando di trovare un punto di riferimento, qualcosa che mi indicasse una direzione. Niente.

Poi, un suono. Un fruscio alle mie spalle. Mi bloccai di colpo, trattenendo il respiro. «C'è qualcuno?» chiesi, ma nessuno rispose. Solo il vento che sembrava sussurrare tra le foglie.

Iniziai a camminare più velocemente, i piedi che scivolavano su radici e terra bagnata. Il panico montava dentro di me, e prima che potessi controllarlo, mi ritrovai a correre. La mia unica speranza era trovare una via d'uscita, un sentiero, una luce. Qualsiasi cosa.

All'improvviso, gli alberi si diradarono e comparve un piccolo lago davanti a me. L'acqua era scura, immobile, e rifletteva la luna come uno specchio. Mi avvicinai titubante, con il respiro corto e il cuore che sembrava esplodere.

Mi inginocchiai sulla riva, il fango freddo che mi si attaccava ai jeans. Avevo la gola secca, e quell'acqua sembrava così invitante. Mi chinai per sfiorarla con le dita, sperando che potesse calmarmi, ma appena le toccai, una corrente improvvisa si alzò.

Non capii cosa stesse succedendo. Prima mi sentivo ferma, stabile, e un attimo dopo qualcosa mi afferrò e mi trascinò dentro. Urlai, ma l'acqua mi invase la bocca. Mi dibattevo, cercavo di afferrare qualcosa, qualsiasi cosa, ma le mani non trovavano nulla.

«Aiuto!» gridai, ma il suono era soffocato dalle onde. Le gambe si agitavano disperatamente, e la luna, prima così vicina, sembrava ora lontana, irraggiungibile.

Il freddo mi avvolse completamente, e poi ci fu solo il buio.

Mi svegliai di colpo, con un sussulto. Il mio respiro era affannoso, il cuore impazzito. Mi ci volle un momento per capire che ero nel mio letto, al sicuro. Mi passai una mano sul viso, sentendo il sudore freddo che mi inzuppava. L'allarme sul comodino squillava incessantemente, riportandomi del tutto alla realtà.

Era stato un sogno. Un incubo. Ma era stato così reale...

Mi alzai lentamente, il cuore ancora pesante nel petto. «Mai più boschi,» mormorai, anche se sapevo che non ero mai stata in un bosco simile. Ma quella sensazione di freddo, di oscurità... sembrava ancora lì, come un'ombra che non voleva andarsene.

Virginia dormiva a qualche passo di distanza da me, non aveva nemmeno sentito la sveglia

La tenda viene aperta e spunta JJ «Hey fiorellino, e pronta la colazione» si blocca notando il sudore sulla mia fronte «Tutto okay?» chiede preoccupato venendomi vicina

Unhealed LOVE (IN REVISIONE!!)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora