Capitolo 26

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"Mi manca e glielo sto dicendo con tutto il silenzio di cui sono capace"
- Charles Bukowski

Virginia (Canzone per il capitolo: Vietato Morire di Ermal Meta)

Tengo lo sguardo alle piastrelle bianche della centrale di polizia, Brian mi stringeva la mano mentre i miei mi guardavano confusa, aspettando una spiegazione. Non volevo parlarne ma dovevo, era quello che mi aveva detto Brian.

Una lacrima mi scorre sulla guancia e mi affretto a ripulirla. Mia madre si porta le mani davanti alla bocca iniziando a piangere.

Non volevo fargli preoccupare.

«Mamma...» inizio ma il poliziotto arriva, un espressione serie ma non cattiva

«La sala è pronta, il mio nome è Jacob, vi accompagnerò durante la denuncia. Abuso sessuale giusto?» chiede e io guardo in basso sapendo che Brian risponderà al posto mio

Mia madre singhiozza e io e Brian entriamo nella stanza. Avevo chiesto personalmente di non farli venire assieme a noi, non volendo causarli altro dolore facendoli sentire cosa avevo passato.

Mi siedo su una delle sedie, Brian mi sta sempre affianco, come uno scudo, se non avessi trovato le parole sapevo che lui le avrebbe trovate per me. È come se il mio dolore si riflettesse su di lui.

Il poliziotto si siede davanti a noi e ci guarda attentamente

«Ciao Virginia» sorride gentilmente «Allora...» apre la penna «Raccontami un po' cosa di quello che è successo quella sera»

Apro bocca per incominciare ma un nodo mi si forma in gola, mi poso una mano lì e provo a deglutire. Il poliziotto mi posa una mano sul ginocchio cercando di confortarmi ma sento solo un senso di sguardo prendere possesso di me. Di muovo quelle mani sul mio corpo. È come se mi avessero lasciato un segno indelebile sulla pelle, come un tratto pen. Io grattavo e grattavo ma non andava via. Mai.

«Virginia, devi riuscire a controllare queste emozioni che ti bloccano, questa paura che si impossessa di te. È tutto nella tua testa, ora stai bene, io ti voglio aiutare e se tu riuscirai a spiegarmi meglio cos'è successo io potrò trovare chi ti ha fatto del male e metterlo dietro alle sbarre»

Brian mi carezza la schiena e inizia «L'avevo invitata nel bar in cui stavo bevendo con degli amici, abbiamo litigato e lei se ne stava per andare quando qualcuno l'ha presa e portata in uno stanzino o sgabuzzino...qualunque stanza fosse quella... lei dice di essersi sentita le sue mani ovunque, di aver provato a scappare ma era bloccata dalla paura, e mi ha detto che era una persona grande...» si blocca non riuscendo a proferire parola, era scioccato quanto me, se la prendeva con sé stesso.

Mi prendo a schiaffi mentalmente per aver subito attribuito la colpa a lui.

«Dimmi un po' Virginia...è andato tutto così?» mi domanda il poliziotto e annuisco

«Pensavo che mi avrebbe legato lì, oppure chiusa a chiave ma invece si è semplicemente alzato i pantaloni e lasciato la porta spalancata, lasciandomi lì con il vestito alzato fino alle cosce, gli slip strappati e dei segni sulla pelle» gli occhi mi si riempiono di lacrime

Un espressione simpatetica appare sul viso del poliziotto «I tuoi non lo sapevano vero?» chiede e io scuoto la testa iniziando a piangere

«Posso consigliare ai tuoi e a te degli ottimi psicologi, non costano tanto ma sono professionali ed hanno aiutato molte persone venute qua e traumatizzante da persone come...come quella che ti ha stuprata»

Si segna qualcosa su un blocco notes prima di chiuderlo ed alzarsi

«Non sapresti dirmi come era vestito o qualcosa sul tuo stupratore, vero?» mi guarda speranzoso ma io scuoto la testa, non avevo visto nulla oltre alle sue braccia bloccarmi la vita e tirarmi i capelli

Annuisce e ci accompagna fino a fuori dove i miei aspettavano.

«Vietato morire, Virginia. Ciò che non ti uccide fortifica» mi dà una pacca sulla spalla prima di salutare i miei a parlare con loro mentre Brian mi tiene stretta alle sue braccia.

Ero stanca. Tanto stanca.

«Non sei da sola, paperetta» mi stringe ancora di più a se «Ci sarò fino a quando riuscirai finalmente a guardarti allo specchio senza vedere quei segni sulla tua pelle, fin quando riuscirai a metterti dei vestiti attillati senza sentirti troppo esposta, senza avere paura di dare l'invito sbagliato, senza sentirti soffocare. Ci sarò fin quando questo sarà solo un brutto ricordo, perché tu meriti tutta la felicità che lui ti ha tolto. Ci sarò finché la tua luce non tornerà a brillare, finché non vedrò la ragazza che amo brillare, finché non mi rinnamorerò dei tuoi occhi ogni giorno di più intanto che tu torni in te» mi tiene le mani in viso guardandomi serio e determinato, facendomi sorridere.

«Lo capisci? Mi credi quando te lo dico?» mi bacia una guancia e poi l'altra «Ti va se copro quei tocchi con i miei? Guariamo queste ferite sulla pelle e poi pensiamo a non crearne altre?» mi bacia la fronte «Non voglio più vederti strofinare la pelle»

Mi guarda negli occhi e poggia la sua fronte alla mia «Okay, paperetta? Non mi spingi più via?» mi stringe le mani «Mi lasci essere il tuo principe azzurro e salvarti?»

Rido tristemente «Okay»

«Lo sai che una ferite si chiude e dentro non si vede?» dice, e sono sicura di aver sentito questa frase da qualche altra parte.

Mi guarda negli occhi dolcemente e non vorrei mai distogliere il mio sguardo dal suo, come se non ci fosse nient'altro da vedere, come se i miei occhi avessero visto troppo e avessero bisogno di una pausa.

Finalmente finiamo in macchina e io crollo a dormire con la testa sulla spalla di Brian mentre mi madre mi sta vicino e mio padre mi guarda dallo specchietto.

«Vietato morire paperetta, vietato morire» mi sussurra all'orecchio mentre stringe una mia mano nella sua e la porta al mio petto «Ascolta il tuo cuore battere, sei qua, con me, al sicuro» continua a sussurrarmi e cullarmi nel sonno «Ti voglio tanto bene, paperetta» mi molla un bacio sulla testa prima che il sonno prenda il possesso.



Spazio autrice:

È da un po' che non scrivo questo a fine capitolo ma volevo solo fare un appello a tutte le ragazze/bimbe/ donne abbiamo passato tutto questo, nessuno merita di essere toccato senza il propio permesso, il nostro "no" vale quanto quello di un uomo e voglio dare un grande GRAZIE a tutte quelle che sono andate avanti, che volessero, che non volessero, che ci stiano ancora male o no, siete fortissime e non abbiate MAI paura a dire no , MAI paura a chiedere aiuto, MAI vergognarsi del propio corpo, e come disse Ermal Meta: Vietato Morire

-maybeflying 🩵🎡

Unhealed LOVE (IN REVISIONE!!)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora