Capitolo 30

188 3 4
                                        

La giornata a scuola sembrava più lunga del solito. Ogni volta che incrociavo lo sguardo di Luke, mi sentivo un po’ più distante. La tensione tra di noi era palpabile. C’era una certa pesantezza nell’aria, come se qualcosa fosse cambiato per sempre, ma nessuno dei due avesse il coraggio di ammetterlo ad alta voce. E poi, c’era Milo. Ogni volta che lo vedevo, il mio cuore saltava un battito, e sebbene fosse difficile da accettare, non riuscivo a smettere di pensare a quel bacio. La confusione cresceva dentro di me come una tempesta inarrestabile.

Alla fine della scuola, con la testa piena di pensieri e la mente un po’ satura, decisi di tornare a casa senza parlare con nessuno. Nemmeno con Ivan. Lo sguardo di mio fratello, quando era stato testimone della mia discussione con Milo, mi aveva fatto sentire a disagio. Non avevo voglia di affrontare nessuno, tanto meno di spiegare a lui cosa stava accadendo tra me e i ragazzi. Avevo bisogno di tempo per riflettere, ma quando entrai in casa, tutto cambiò.

La porta si aprì con un rumore secco. Non era Ivan a fare ritorno, ma Milo. I suoi occhi, normalmente così sicuri di sé, erano pieni di una sofferenza che non riuscivo a ignorare. Aveva il viso gonfio, con lividi sotto gli occhi e il labbro spaccato. I suoi capelli neri, normalmente in ordine, ora sembravano disordinati, come se avesse appena passato ore in una rissa. Per un attimo, il mondo si fermò, e il mio cuore prese una direzione diversa. Milo era stato picchiato. E non potevo fare a meno di chiedermi da chi. La risposta mi arrivò senza bisogno di parole: da Luke.

«Milo!» esclamai, correndo verso di lui con il cuore che mi martellava nel petto. «Che ti è successo?» Lo afferrai per le spalle, cercando di capire la portata di quella situazione.

Lui mi guardò con uno sguardo che parlava più di mille parole. Tentò di sorridere, ma il dolore era evidente. «Non è niente, Kath,» disse con voce roca. «Non ti preoccupare. Sono solo un po' accidentato.»

Ma non ero stupida. I suoi occhi tradivano ogni sua parola. Non avevo bisogno di chiedere di più. «Luke, vero?» chiesi, come una conferma. La sua espressione parlò per lui, ma non rispose.

Lo guidai dentro e lo feci sedere sul divano, sentendo il suo peso sulla mia coscienza. «Mi hai detto che non avevi intenzione di litigare con lui,» mormorai mentre gli toglievo la giacca. Le sue braccia erano segnate da graffi e lividi, segni evidenti della violenza di cui era stato vittima.

Mi chinai su di lui e cominciai a prendere il kit di primo soccorso. Mentre mi concentravo sulle ferite, Milo non disse nulla. Il silenzio tra noi era pesante, ma ero troppo concentrata sulle sue ferite per cercare di distrarlo con parole. Dovevo curarlo, fare qualcosa per lui, anche se non avevo idea di cosa avrei dovuto fare per sistemare la confusione che avevo dentro.

Gli pulii delicatamente il viso, toccando il suo labbro spaccato con delicatezza. La mia mente correva ancora una volta a quella scena: Luke e Milo. La rissa. Il motivo per cui lui fosse qui, davanti a me, a farsi curare da me. La consapevolezza che non avrei potuto evitare di scegliere, alla fine, mi colpì come un pugno allo stomaco.

Quando alzai lo sguardo, i suoi occhi erano fissi su di me. C’era qualcosa nei suoi occhi che mi faceva sentire come se stesse cercando di leggermi nel profondo. E, in quel momento, la paura di essere scoperta, di essere vulnerabile, svanì. L'unica cosa che contava era lui. Milo. Le sue ferite non erano solo fisiche, ma anche emotive. E quelle non sarebbero guarite facilmente.

«Lo so che ti stai chiedendo perché sono venuto qui,» disse Milo, interrompendo il silenzio. «Ma non potevo stare lontano. Non dopo quello che è successo ieri sera. Non riesco a lasciarti andare, Kath.»

Non sapevo come rispondere. Ogni parola che mi usciva dalla bocca sembrava sbagliata. Il mio cuore stava lottando, diviso tra quello che avevo con Luke e quello che stavo vivendo con Milo. Ma qualcosa dentro di me mi spingeva a restare con lui, a curarlo, a fare qualcosa che andasse oltre le parole. Non avevo mai sentito il bisogno di fare qualcosa di più concreto per qualcuno. Ma con Milo, tutto sembrava diverso.

Mi avvicinai di nuovo a lui, le nostre mani si incontrarono mentre gli mettevo un po' di pomata sulla ferita più grande. Il contatto sembrava naturale, come se fosse stato sempre così. E poi, senza pensarci, mi chinai e lo baciai. Il suo respiro tremò mentre le nostre labbra si incontravano, e fu come se tutto ciò che avevo sentito prima, tutte le incertezze, scomparissero in quel momento. Non avevo bisogno di parole. Avevamo bisogno l'uno dell'altra, e il resto del mondo non esisteva più.

Quando ci separammo, il suo sguardo era più intenso che mai. «Kath,» sussurrò, «mi fai impazzire. Non so se sono pronto a lasciarti andare.»

Lo guardai intensamente. Il suo viso era vicino al mio, il suo respiro mescolato al mio. «Non voglio che tu vada,» dissi, la voce tremante. «Non so cosa fare, ma non voglio che tu vada.»

Milo mi strinse più forte, come se temesse che potessi allontanarmi.

E in quel momento, sapevo che non c'era ritorno. La mia scelta era fatta, anche se non avevo ancora il coraggio di ammetterlo. Ma, alla fine, c’era solo una cosa che importava: il presente.

Fu allora che mi resi conto che, in qualche modo, avevo finalmente trovato un po' di pace.

Lights,Camera,Love~Milo Manheim Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora