11.
Tromba degli Angeli
19:53
"... avanza umilmente ovunque e in qualunque abisso la Natura ti conduca, o non imparerai nulla".
Il libro di Angelica si apriva con una citazione. T. H. Huxley.
Virginia lesse qualche paragrafo traducendo a mente in italiano alla bell'e meglio, ma non afferrò del tutto il senso di ciò che stava leggendo. Dopo qualche minuto lasciò ricadere il libro sul tavolino in ferro battuto accanto alla sdraio su cui si era seduta, nel giardino posteriore della villa, sopra una rivista in svedese dimenticata lì che doveva essere appartenuta a Erika. Sbuffò, e lanciò l'ennesima occhiata al punto tra gli alberi in cui aveva visto sparire Damiano più di tre ore prima.
Cominciava a crescerle dentro una gelosia che somigliava a un senso oceanico di vuoto, di gelo, ma stava cercando di distrarsi.
Di tanto in tanto però le appariva dietro le palpebre un'immagine del volto di Angelica sfigurato dagli artigli di una bestia; fantasticava di vederli tornare di corsa con il suo corpo in fin di vita tra le braccia, di sentirli gridare: «Presto! Ci ha attaccati un... un...», ecco quale sarebbe stato il motivo per cui si erano allontanati così tanto, per permetterle di morire e di far ereditare a lei il dominio femminile della radura.
Ma Virginia aveva ancora molto da imparare da Angelica. Non sarebbe dovuto succederle niente finché non avesse capito come esserle simile.
Era quella, in fondo, l'unica chiave plausibile per farsi amare da Damiano. Somigliare a lei e un po' a tutte le persone che teneva al suo fianco, creare un loro ibrido mutaforma con un catalogo di caratteristiche da tirar fuori a seconda del suo umore.
Diede uno sguardo quasi nostalgico allo schermo del telefono, alla tendina immobile delle notifiche. Aprì la galleria e scorse pigramente le foto che aveva scattato quel giorno, sognando il momento in cui le avrebbe pubblicate e i suoi ex compagni di scuola si sarebbero contattati l'un l'altro, sconvolti, scrivendo:
Virginia Sannazzaro è stata a Villa Anthares?
Scattò un'altra foto alla bougainvillea rosso fragola che cadeva a cascata dal primo piano, nell'angolo tra due pareti. Qualche petalo – o brattea, le aveva spiegato sua nonna, era il termine corretto – era finito in qualche modo anche sulla copertura isotermica che galleggiava sulla piscina.
A pochi metri dalla sdraio, all'enorme tavolo di legno al centro del giardino che imitava la corteccia di un albero, Iggy e Ludovico si erano uniti a lei nell'attesa degli altri. Ludovico, con indosso la maglia giallorossa di un calciatore che non conosceva, l'aveva invitata più volte a sedersi accanto a lui, ma Virginia si era limitata a ignorarlo; così, aveva cominciato a importunare Iggy.
Tuttora le loro voci facevano da sfondo al suo rimuginare.
«Quindi sei attivo o passivo?»
Iggy si sforzò di non alzare lo sguardo dalla cartina lunga che stava rollando, gli orecchini a goccia che gli pendevano sulle guance rinsecchite. «E tu con Damiano? O gli succhi soltanto il cazzo?»
Il suo tono era sempre pieno di disprezzo, quando parlava con Ludovico. Così pieno e gonfio che a Virginia sembrava contenere anche qualcos'altro. Una sorta di... istinto di protezione retroattivo. Forse gli prudevano le mani all'idea che Achille fosse stato costretto a subire gli stessi commenti l'anno precedente.
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Hotel Anthares
Mystery / ThrillerVirginia frequenta l'ultimo anno di liceo all'Istituto Santa Teresa di Lisieux, un'esclusiva scuola cattolica per i figli dell'alta borghesia. Non ha amici né l'avvenenza delle sue compagne, e vive all'insegna di un'apatia che già da tempo le sta st...
