14. Occasus

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14.


Occasus



00:47


La scena perfetta che avevano costruito si disfece nel giro di un attimo.

Si scostarono tutti bruscamente l'uno dall'altro per ricomporsi in una posizione meno equivoca, quella che un osservatore esterno avrebbe trovato più plausibile per delle pedine su un plastico. Vide Virginia aggiustarsi in fretta il vestito intorno alle anche, con lo sguardo basso e un rossore vispo sulle guance, e Ludovico che pur di nascondere la faccia si voltava per andare a sfilare il disco dal piatto.

L'unico colto in fallo, incapace di reagire con prontezza all'intrusione, fu Damiano.

Per diversi istanti non riuscì a mettere insieme i tasselli del prima e del dopo né a processare l'immagine di suo padre. Con la sua sola presenza aveva spaccato in due lo scorrere fluido del tempo.

In piedi davanti a lui, sembrava distorto da un tremolio ipnotico, come se avesse deformato e accentrato su di sé l'intero campo di forze della villa.

Damiano faticò a ridare un moto al corpo; i muscoli lo trattenevano lì con le braccia lungo i fianchi, riluttanti. In soli tre giorni di vacanza aveva beatamente dimenticato a quanto stress fisico e mentale si sottoponesse di norma per funzionare davanti a Delio. Era preparato a indossare di nuovo la pelle del figlio diligente l'indomani, ma adesso era costretto a trasfigurarsi in anticipo, a una velocità disumana.

«Avete visto che tempaccio oggi?» disse Delio, avvicinandosi svelto a Michelangelo per salutarlo con una pacca sulla spalla e poi ad Angelica, poco distante, con un bacio sulla fronte. «Come sta la mia Angie? Mi ha detto Damiano che hai guidato tu fino a qui quest'anno.»

Angelica dondolò sul posto. «Sì... non è stato difficile, ormai conosco la strada...» rispose, ancora rallentata dal vino e in uno stato di giuliva confusione.

«Attenta solo a quel signorino di mio nipote. Chi lo sente poi se trova qualche graffio alla macchina.»

Michelangelo lo fissò senza il minimo accenno di ilarità né di replica – il solito mutismo statuario con cui costringeva un po' sadicamente l'interlocutore a trovarsi una risposta da solo. Nei secondi seguenti il silenzio che aveva sostituito la musica ronzò sulle loro teste come una falena fulminata da una lampada.

Delio pareva del tutto sordo a quell'imbarazzo. Si girò verso Damiano, e solo allora lui si ridestò come se gli avessero schioccato le dita a un soffio da un orecchio.

«Papà, loro sono Virginia e Iggy» intervenne, indicandoli con un gesto ampio del braccio. Probabilmente si aspettava di essere introdotto agli unici due ospiti che non conosceva.

Delio allungò la mano verso Virginia e lei la strinse con un lievissimo sussulto di stupore, quasi non riuscisse a credere di star vivendo per davvero una situazione su cui doveva aver fantasticato migliaia di volte.

«Tu devi essere la figlia di Cristiano.»

Una scheggia di contentezza le ribaltò il viso. «Sì, sono io» sorrise, gli occhi che le scintillavano allo stesso modo di quando era Damiano a concederle un po' di attenzioni. Era galvanizzata all'idea che Delio l'avesse riconosciuta e che addirittura stesse suggellando una sorta di legame ufficiale con lei. Come il corpo di Damiano, anche il suo modificò la propria gamma di movimento dinanzi a Delio: si raddrizzò, si aprì, si riplasmò per il suo esame.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Aug 31 ⏰

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