Il buio della ormai calata sera non era la sola causa della poca nitidezza che circondava la messa a fuoco sugli interni della casa e in particolar modo, su tre figure sul suo sfondo. Erano presenti delle ombreggiature nere e violacee dove non dovevano esserci; ciò rendeva difficile riconoscere le fattezze comparse sull'ingresso dell'entrata, visto che la memorizzazione facciale prendeva spunto dal raggruppamento del disegno delle linee. Il battere senza sosta del cuore non aiutava affatto, poiché il cervello non era abbastanza lucido da ragionarci su. San, nonostante il dolore agli arti feriti nelle ore precedenti, dovette trascinarsi fino alla luce emanata dall'abatjour per avere la capacità di scorgere la sagoma più alta incappucciata. Spiccava in quanto circondata da entrambi i lati da altre due, però in versione mini, le cui sembianze erano maggiormente additabili a qualcuno di umano; nello specifico a dei bambini. La silhouette dei soggetti individuabili era ferma e immobile, radicata nel suolo dell'abitazione. Nella sua fermezza si nascondeva dell'inquietudine, come se un genitore o un qualsiasi adulto avesse impartito un ordine autoritario e l'ombra lo avesse eseguito, nonostante l'istinto suggerisse altro. San non seppe esattamente come collegò ambedue al segreto che gli confessò Wooyoung. Lui aveva due fratellini di cui si era sempre preso cura; persino l'altezza corrispondeva all'età raccontata dal giovane. Fu in quell'istante che il ragazzo dalle caratteristiche feline si intestardì e volle vedere, se il suo collegamento aveva un senso o se era una di quelle associazioni forzate che si affermavano durante un'interrogazione scolastica in cui non si vedeva via d'uscita. Fortunatamente per lui, il corvino non ricevette un risultato negativo.
Quel metro percorso in più gli permise di fare giustizia alle proprie riflessioni e di avere ragione. In mezzo ai piccoli pilastri c'era Wooyoung, con l'unica differenza che quello che gli si proiettava davanti era il suo fantasma. I capelli avevano perduto la loro lucentezza e non apparivano neanche biondi, anzi, addirittura si era in grado di scorgere della sporcizia, come se avesse fatto un bagno nel fango o avesse infilato la testa in qualche posto poco consono; il caramello che abbracciava le carni del giovane e che San tanto adorava era sparito. Al suo posto era rimasta una schiaritura olivastra con alterati toni di colore biancastri; le occhiaie erano lunghe e pesanti; le guance non erano più paffute, bensì scavate, troppo per essere frutto di una dieta all'ultimo brivido o di un allenamento particolare. Le iridi erano vuote, senza vitalità; le si davano per vive solo perché erano fin troppo lucide per essere fittizie; anche se il corvino doveva consentire a sé stesso di affermare che un animale impagliato aveva occhi più energetici di quelli che stava osservando in quel momento. In un certo senso, gli ricordava sé medesimo, un paio di anni prima, quando non trovava una via di scampo alla sua esistenza. Divergeva soltanto per il fatto che San portava le ferite sul polso e non disperse sul volto, poiché non voleva che nessuno le notasse. Inoltre, le sue erano auto-infierite, di quelle del giovane non aveva certezza, anche se era difficoltoso darsi un pugno ben assestato. Era cosciente di non aver passato le dita su ogni spigolo e angolo di quella enorme dimora che era Wooyoung, però sapeva che qualcosa in lui era spenta, proprio perché ci era passato.
La madre del diciottenne teneva le braccia conserte, come se volesse trattenere dentro di sé ogni emozione. Le spalle erano rigide, tese in una postura che ricordava quella di un atleta pronto allo sforzo, quasi in una contrattura dettata più dalla tensione nervosa che dal movimento fisico. Rimaneva immobile, poco distante dal tavolo che si affacciava sulla sala da pranzo, in una posizione che tradiva chiaramente la sua agitazione. Tutto nel suo corpo, il respiro trattenuto, lo sguardo fisso, la mascella serrata, sembrava parlare di un'unica cosa: un misto di ansia e di profonda preoccupazione; il che sarebbe normale in una situazione simile, però non per una madre come quella di San, che aveva visto il figlio correre il rischio di esalare l'ultimo respiro, una scena del genere non creava alcun scompiglio. I nervi erano fin troppo saldi. Invece, in questa occasione, la donna appariva diversa, il ragazzo dai tratti felini avrebbe osato utilizzare il termine 'irriconoscibile". Il colorito riprendeva quello dell'ospite appena giunto lì. Biancastro che sottolineava le occhiaie stanche e le labbra pressate in una linea di sofferenza. Per capire quello stato in cui era intrappolata la madre, San avrebbe dovuto pressare i punti giusti, con calma. Ora c'era un caso più urgente su cui concentrarsi.
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Fix you
FanfictionIl destino del limite imposto dalla vita si incontra con quello della libertà più piacevole.
