Potevano pochi minuti scorrere come anni? O erano gli occhi del ragazzo dall'evidente disabilità a leggere quella tempistica riflessa su una semplice azione? Non importava la verità. Era la sua prospettiva. C'era solo lui e il giovane accanto che, dopo la scoperta fatta sul ragazzo dallo sguardo felino, aveva aperto tutti i suoi album e aveva osservato i lavori per cui San ci aveva impiegato mesi, se non di più, mettendo a nudo pezzi della sua anima; pensieri rappresentati su carta che non raccontava a nessuno ed ora il corvino si ritrovava ad ammirarli come spettatore, mentre il giovane che usava il corpo a pagamento sfiorava e raggirava curioso i fogli tra le dita. Non gli dispiaceva rimanere inerme di fronte a quella violazione di privacy. Non aveva mai amato le attenzioni da quando aveva subito la perdita dell'uso delle gambe, però non gli pesava così tanto essere sotto la lente di ingrandimento del biondo. Persino nei lavori nati dall'effetto di un attacco di panico, laddove i sentimenti più reconditi si animavano attraverso i colori freddi e spenti. Il giovane disabile non aveva nemmeno aggiunto una firma in qualche angolo nascosto delle tele o dei dipinti cartacei, poiché, secondo la sua opinione non tanto modesta, nella definizione di "espressione d'arte" San non vedeva affatto la necessità di specificare la seconda parola, considerandosi lui stesso come soggetto. Era principalmente una valvola di sfogo e nessuno si era mai soffermato più del necessario, a parte i suoi genitori e ciò al corvino dava una sorta di soddisfazione. Niente "oh, non hai recuperato l'uso delle gambe, ma hai ricevuto un talento"; "quindi è vero che quando si perde un arto importante, aumenta il resto delle capacità"; commenti che inorridivano il liceale poiché assomigliavano ad una sorta di permesso donato da chi conduceva un'esistenza comune e senza ostacoli, come se qualcuno con le caratteristiche di San avesse bisogno della loro approvazione e della loro pietà per andare avanti. Nessuno aveva chiesto nulla, specialmente da gente che non aveva la minima idea di come ci si sentisse, ma con il giovane dalle ciocche vaniglia suonava diverso il tono. Non era inquisitorio; era genuinamente curioso. Forse perché entrambi appartenevano ad un ambiente inusuale. Se il neo-diciottenne possedeva un'abilità inferiore in meno, Wooyoung faceva l'escort per vivere, o almeno questo è quello che l'altro sapeva. Chi svolgeva quel ruolo poteva giudicarlo per la bellezza fisica magari, anche se, da quello che aveva inteso San, non era quello il caso; non di certo per condizione adagiata rispetto alla sua. Le categorie a cui appartenevano ambedue erano ingiustamente sinonimo di pregiudizio; scarti inutili della società da sfruttare come giocattoli finché non erano utili o ci si stancava. Avevano persino tentato di truffare il padre del neo-diciottenne, che spesso si era ritrovato a fare ore di straordinario, pur di portare più soldi a casa per eventuali terapie sperimentali, spingendosi disperato verso un prestito in più di un'occasione. Questo era uno dei tanti motivi che aveva portato San a non credere nei medici e nelle loro aspettative. Ogni volta che provava un'ipotetica cura, infatti, il liceale la testava maggiormente per rendere contenti i suoi genitori, che per sé stesso. I primi istanti ci aveva riposto la sua fiducia, sforzandosi, allenandosi, sognando di risvegliarsi con gli arti inferiori funzionanti un giorno. Poi come la rosa della favola de "La Bella e la Bestia" la sua fioritura aveva avuto una scadenza, perdendo impercettibilmente i petali, fino a non averne più da dare. L'unica differenza era che il cuore del fiore era ancora lì, non era appassito, però era inaccessibile, congelato ed inutilizzato. Nessuno era mai stato in grado di riscaldarlo.
-Sono meravigliosi. - disse il biondo con una punta di estasi, afferrando i lati di un dipinto realizzato con gli acquarelli.
Li strinse con forza, quasi accartocciandoli. Un po' come i bambini che non riuscivano a contenere le loro emozioni e fu una sensazione che a San piacque molto, come una brezza leggera sulla pelle. Quest'ultimo approfittò della sua distrazione, per osservare le sue linee del viso dal punto strategico in cui si trovava.
-Dovresti proprio farmi un ritratto dal vivo. Ti ho persino salvato dalla mandria di idioti che voleva rapirti. Sarebbe carino come ringraziamento. - propose, colpendo di proposito il sopracitato argomento.
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Fix you
FanfictionIl destino del limite imposto dalla vita si incontra con quello della libertà più piacevole.
