My Memories

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La confessione lasciò un'impronta sottile, un lieve marchio che si insinuò tra le pennellate che la circondavano. Era un sussurro quieto, sobrio e gentile, ma di un'inaspettata potenza, poiché risuonò tra quelle pareti vuote che non avevano mai ascoltato altro, se non i volti dei parenti cresciuti in quella casa o le presenze di qualche amico occasionale, venuto e andato, che con calma aveva deciso di non tornare più. Il biondo, invece, vi era ritornato con piacere: spesso lasciando qualche indumento o qualche accessorio nella stanza del corvino, come se quella piccola abitudine fosse un modo per mantenere un collegamento, un ponte tra due mondi che sembravano avvicinarsi e allontanarsi al tempo stesso. Quella dimenticanza appariva come una scusa, un pretesto velato per avere un maggiore accesso all'abitazione, quasi come nelle scene di quei film di formazione, dove i giovani ascoltavano i consigli amorosi nei podcast, cercando di decifrare i misteri delle emozioni. Tuttavia, Wooyoung non ne aveva certo bisogno: semmai, era San a doversi adattare. Era lui a entrare in un'area sconosciuta, disequilibrata, in continuo mutamento, che passo dopo passo, stava imparando a conoscere. Stava ricostruendo i pezzi del puzzle della sua vita, e uno degli ultimi segreti rivelati era stato quello che li aveva portati a conoscersi: ciò che il più basso faceva per mantenersi. La modalità fu quella schietta e semplice di un compito in classe, dove si aggiungevano le parole mancanti negli spazi appositi, però il tema trattato fu tra i più difficili esistenti. Gli disse che la ragione, per cui si era ritrovato a farlo, riguardava i suoi genitori. Non tutti i padri e le madri volevano il meglio per i propri figli. Anzi, nella maggior parte dei casi erano egoisti e pensavano solo alle loro esigenze. Questa non era stata un'eccezione. I due adulti, entrambi tossicodipendenti, lo avevano chiuso in casa, non facendogli frequentare scuola. Nella loro malsana mente Wooyoung doveva badare ai suoi fratellini più piccoli ed è quello che aveva sempre fatto. Lui e i due gemelli non erano mai stati dichiarati come nascituri, essendo nati per scelta tra le mura domestiche. Il biondo non si era mai arreso. Raggiunti i dodici anni, era sgattaiolato fuori e aveva tentato di trovare un lavoretto per guadagnare qualche spicciolo. Nessuno voleva assumerlo e non solo per la giovane età, ma anche perché non aveva un'identità. Aveva imparato da solo a leggere e a scrivere attraverso i bambini dei vicini che ascoltava dalle sottili pareti. Si era arrangiato. Stanco di dover combattere e non avere scampo, fu costretto a dare via il suo primo rapporto ad un amico della figura paterna che veniva a far loro visita da quando ne aveva memoria, in cambio di pochi spicci. Era solamente un quattordicenne. Non vi era nulla di più sbagliato, di più disgustoso, tanto che dovette chiudere gli occhi per non dare di stomaco, ma cosa poteva fare, se non aveva altre opzioni? Non conosceva bene la legge, però sapeva bene che, se avesse denunciato, si sarebbe separato dai suoi fratelli. Era l'unico modo per fuggire via un giorno. Wooyoung ci mise un po' a riguardarsi allo specchio, senza scoppiare in lacrime o volerla fare finita. Da quel momento il circolo vizioso non ebbe fine. Si abituò e trasformò quell'infelicità in normalità. Ciò che lo spingeva a perseguire quel mondo era il sorriso che vedeva sui visi dei gemelli ogni qualvolta che comprava loro qualcosa. Col tempo il suo nome divenne conosciuto, fino ad avere contatti con i giovani dell'istituto in cui studiava San ed era lì che aveva incontrato Mingi.

La pittura, anche in quel grande e pesante macigno di verità che egli pronunciò ad alta voce, non mancò di offrire un aiuto prezioso al ragazzo sulla sedia a rotelle, poiché riuscì a distoglierlo dalla tentazione di concentrarsi su quei segreti, indirizzandolo invece a focalizzarsi esclusivamente sulla composizione dell'immagine. Non era mai stato bravo a consolare; almeno, su quel suo aspetto di personalità, l'incidente non aveva rettificato nulla. Si limitò ad ascoltare e a incastrare le iridi scure in quelle altrui. Stranamente ci fu una nota positiva in quell'esistenza miserabile: il solo menzionare dei gemellini, di cui omise i nomi, fece perpetrare uno scintillio nelle pagliuzze oculari che diedero una consistenza differente a quel ritratto. Fu come toccare la superficie dell'acqua con un dito e vederla cambiare forma sotto il proprio naso, fino a propagarsi.

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