CAPITOLO VENTI

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Jake tornò a casa sanguinante. La testa gli faceva un male cane.

Lui e Darla - o era Daryl il suo nome? - non furono beccati dalla polizia. Non gli avevano visto il volto chiaramente. Aveva fatto a botte con un senzatetto e la ragazza li aveva divisi. Aveva corso disperatamente verso casa, sperando di non incontrare Lola.

L'unica speranza era di sfuggire al suo sguardo arrabbiato. Perché ormai la conosceva. Aveva una morale ferrea.

Entrò in casa cercando di chiudere la porta lentamente. Tentò, invano, di non fare alcun rumore ma le luci si accesero di colpo e Lola era lì, in piedi, difronte a lui, vicino al nuovo divano che Dolly aveva comprato qualche mese prima. 

Dettaglio completamente inutile ma in quel momento la mente di Jake era altrove e pur di non pensare, beh, era nettamente un'idea migliore dissociare sull'involucro di plastica che avvolgeva il divano. Andava più che bene.

Lola lo guardò, intensamente. Lo stava studiando. Lola sapeva solo studiare le persone, non si fermava mai alla superficie. Questa cosa, in quel momento gli provocava un dolore enorme.

«Cos'è successo?» il tono accusatorio non tardò ad arrivare.

«Lasciami stare» rispose Jake, stizzito, cercando di defilarsi verso la sua stanza. Lola tentò di braccarlo, tutto ciò che riuscì a fare fu mettersi davanti alla porta e bloccarla in una posizione "a stella".

«Non mi piace quel livido sulla faccia» la voce di Lola si ruppe, il suo corpo si rilassò e passò le dita sullo zigomo destro di Jake. «Nemmeno tutto questo sangue che cola dalla tempia» toccò appena la fronte del ragazzo e le sue dita si sporcarono di rosso. Lola guardò i polpastrelli, incantata e poi si mosse verso il bagno. Lui era rimasto inerme sulla porta del corridoio. 

Lola arrivò velocemente con asciugamani, disinfettante, cotone e un cerotto grande quanto il Texas.

Lola si sistemò sul divano e fece cenno a Jake di sedersi accanto. Le cosce si incollarono sulla plastica, appena si muovevano questa scricchiolava e sfregava la loro pelle.

Lola iniziò a trafficare con quell'improvvisato kit di primo soccorso. Intinse il cotone con un po' di disinfettante e Jake gemette leggermente per il bruciore.

«Ti sta bene» sussurrò scherzosa Lola. Immaginò che Dolly fosse a letto o a qualche ricevimento di gala del New York Times. Non se ne preoccupò, non fino in fondo.

Le prese poi la mano e mentre la stringeva, l'accarezzò dolcemente e la fissò negli occhi. Poteva nuotare in quegli occhi verdi. Certe volte credeva di vederci dei cigni e dei gigli. Era sicuro che prima o poi potesse annegare in quegli occhi. Quelle erano pure fantasie, lo sapeva ma dio mio, l'amore che provava per lei era incontenibile alle volte. E quello era uno di quei momenti.

Non voleva vederla soffrire. Lei era il suo "rosso di sera". Il bel tempo che si spera dopo una lunga giornata, scorgendo il tramonto. Un modo di dire che aveva conosciuto in Italia, in uno dei tanti viaggi di suo padre, Skye.

«Lasci correre? Per favore» il tono di Jake era disperato. Si adagiò contro lo schienale mentre lei gli metteva un cerotto. Era così vicina che poteva accorciare la distanza se solo lui avesse voluto. Decise che era meglio di no. Voleva che tutto quel soffrire finisse.

Si sentiva impotente ma allo stesso tempo sentiva che doveva fare qualcosa. Forse spaccare qualche vetrina l'avrebbe calmato, chissà.

Le lacrime di Lola le rigavano il viso. Jake capì in un istante che non poteva tornare indietro. La baciò dolcemente, prese il suo labbro inferiore, avvolse le guance di Lola nelle sue mani e assaggiò il tramonto.

Se lo concesse. Si concesse quella felicità effimera.

Lei piangeva sotto il suo tocco. Le guance erano ancora umide. Se le asciugò in seguito con la manica del pigiama.

«Ti prego» sussurrò, spezzando il bacio. «Dimmi che non hai fatto stupidate» le labbra di Jake si mossero sul suo collo, continuando il loro viaggio fatto di sensazioni così intense.

«Potrei» rispose succintamente. «Come anche no» Lo sguardo di Jake si addolcì. «Fa male pensarti, a volte.»

«Fare a botte non risolve nulla.» sentenziò lei spostando la sua attenzione altrove.

Sospirò, aprendo le braccia. Lola si tuffò titubante nel suo calore: «Ho fatto a botte con un senzatetto.» Ammise alla fine e si sentì più libero. «Me ne pento. Non si meritava la mia rabbia. Di sicuro il karma ha girato subito perché me ne ha date di santa ragione.»

«Ti sta bene. Non si fa a botte con chi è vulnerabile, Jake.» Il tono di Lola era infantile. Tutto urlava di provinciale, dalla personalità e al codice morale.

Ci pensò su. Non voleva complicare le cose. Nemmeno litigare ulteriormente, disse: «Sinceramente, hai ragione.» fece una pausa e mentre accarezzava il braccio destro della ragazza gli uscì: «Cazzo, odio avere dei sentimenti.»

«Sei umano» Lola sospirò. «Mi prometti che non lo farai mai più? Domani ne parliamo con mia mamma. Non scenderemo nei dettagli ma ti serve uno psicologo. Qualcuno. Non ti voglio perdere.»

«Non mi perderai» la rassicurò il ragazzo e aggiunse: «Non ignorarmi mai più. Mi fa star male.»

«Andiamo a dormire?» la voce di Lola si stava spegnendo piano piano dal sonno. Morfeo l'accolse subito fra le sue braccia e fra quelle di Jake.

«Sì» ma persino il ragazzo si addormentò lì in quel divano scomodo.

Per entrambi, dormire fianco a fianco era vitale.

Uno non esisteva senza l'altra.

𝙍𝙤𝙨𝙨𝙤 𝘿𝙞 𝙎𝙚𝙧𝙖La tua prossima ossessione. Scoprilo ora