CAPITOLO VENTIDUE

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28 aprile 2008
Ufficio di Dolly Gillman presso il New York Times
ore 08:00 del mattino

Margaret Ashbourne era arrivata a New York più terribile che mai. Era stupenda e crudele nel suo vestito di satin in pizzo nero squadrato. Del suo passato non rinnegava nulla, nemmeno l'aver bullizzato Dolly Gillman, fino a farla dubitare di sé e oltre. I capelli biondi erano dolcemente tirati su in una coda di cavallo disinvolta. Se da un lato ora era una moglie trofeo, come aveva sempre desiderato essere pur di non perdere il suo status sociale, dall'altra si sentiva insoddisfatta. Leggermente annoiata.

E rilasciare un'intervista per il New York Times per l'azienda del marito, noto CEO nella produzione di tecnologia di lusso, le risultava pressoché tedioso doversene stare seduta a dover rispondere a delle domande già preconfezionate e complesse, per di più. Non era certo Vanity Fair o Vouge. Aveva deciso di andare alla redazione perché era già in città con il marito, Benjamin, per un affare.

Percorse le scale, leggermente svagata. Non stava pensando nulla di particolare, forse alla cena che avrebbe preparato Adelheid, la capocuoca nella loro casa di New York. Sperava di mangiare un'insalatona con tofu e olive.

Aspettò nella saletta quando arrivò a destinazione. Venne accolta da un'assistente, una ragazza di appena vent'anni con mille fogli in mano. Poi si bloccò sulla porta. Non stava succedendo. La giornalista difronte a lei era nientemeno che Dolly Gillman. Da quanto diceva il cartellino sulla scrivania, era vice-capo redattore.

I capelli castani ricci, erano raccolti in una semplice coda bassa, gli occhi fiordaliso puntati su di lei e un tailleur rosso, elegante, a fasciarle il corpo.

Dolly le rivolse un sorrisetto divertito e compiaciuto, quando ebbe riconosciuto Margaret. Con un gesto della mano le fece segno di accomodarsi.

L'intervista si svolgeva nell'ufficio di Dolly, dall'arredamento quasi anonimo, con ritagli di articoli di giornale da Moksdale sulle pareti. Margaret si sentì gelare il sangue.

Dolly ordinò due caffè dalla sua assistente e mentre si affaccendava col computer e varie carte, senza degnarla di uno sguardo, Margaret cercò di distrarsi e notò meglio il completo dell'altra donna. Era estremamente professionale, con taglio deciso in alcuni punti, tanto da sembrare quasi una firma di uno stilista con una certa esperienza in completi.

Margaret non si trattenne dal chiedere: «Finalmente hai trovato qualcuno che ti fa abiti su misura» ritrovò la sé stessa velenosa del liceo.

Vide Dolly irrigidirsi. Le sortiva ancora quell'effetto, pensò insolentemente da qualche parte della sua mente. Con uno sguardo serafico, che era cambiato in un millisecondo, Dolly rispose istintivamente: «Dolores Gillman.»

Stizzita, Margaret ribatté veemente e sentendosi presa in giro: «Tu

«Ovviamente no, Maggie» il tono di Dolly accondiscendente e paternalistica. Margaret si incazzò ma si trattatene. «Mia madre.» rispose la giornalista. Quando notò lo sconcerto nella faccia della bionda, proseguì, sospirando: «Come, non lo sapevi? Strano, pensavo che tu sapessi tutto di me, in fin dei conti. Mia madre ed io ci chiamiamo Dolores.»

Rimase a bocca asciutta. Cercò da qualche parte un complimento da fare, oggettivamente era veramente fatto bene: «Non è male, solamente academico sulle maniche.»

«Ti ringrazio» le concesse Dolly in tutta risposta a denti stretti e che accompagnò con una leggera smorfia disgustata. Sapeva che Margaret non elargiva complimenti e quella frase era la cosa più vicina a una carineria.

𝙍𝙤𝙨𝙨𝙤 𝘿𝙞 𝙎𝙚𝙧𝙖La tua prossima ossessione. Scoprilo ora