TW: autolesionismo
WILLOW'S POV
Quattro.
Cinque.
Sei.
Da quel momento Willow si è ritagliata uno spazio personale tutto suo nel quale riesce ad entrare senza dover chiedere il permesso.
Il caos che la morte di Cedric ha portato è stato sostituito dal silenzio del rituale che ha adottato come meccanismo di adattamento.
Pian piano, il dolore mentale e la confusione che ha provato nell'aver perso la sua persona si è tramutato in dolore fisico e ordine.
Ogni sera, Willow entra nel bagno dei prefetti, si guarda intorno per evitare che qualcuno possa vederla e poi chiude la porta.
Questo le dà un estremo senso di controllo sulla sua persona e un brivido di paura per la sensazione di essere scoperta le percorre la schiena.
Sente di aver ripreso in mano, seppur in piccola parte, la sua vita.
Con la meticolosità del suo rituale riesce, per qualche momento, a silenziare la sua mente.
Willow dispone accuratamente uno strofinaccio logoro sul ripiano del lavandino, ancora flebilmente macchiato dai continui tentativi di sciacquarlo sotto l'acqua corrente. All'interno dello straccio, un pezzo di vetro. Lo stesso vetro con cui ha iniziato a stabilire una sorta di rapporto di amore-odio, il primo che l'ha forgiata.
Infine, una fialetta di pozione rigenerante; un liquido dal colore violaceo e potente antisettico che permette di sterilizzare e pulire le ferite.
Willow, in quel momento, sente di avere il controllo su qualcosa. Sente finalmente di poter decidere cosa accadrà dopo.
È sempre stato molto raro per lei avere questo potere, il potere di scelta.
In genere, si è sempre ritrovata a subire le conseguenze delle azioni altrui.
Le conseguenze della morte della madre.
Le conseguenze della morte di Cedric.
Ha sempre dovuto adattarsi ad uno spazio già ritagliato, un posto stretto dove lei non riusciva ad entrare e soffocava provandoci.
Ma lì, nel bagno dei prefetti, Willow può avere tutto lo spazio del mondo e nessuno può tangerlo. Willow può prendersi tutto il tempo necessario per affondare la lama contro la pelle diafana, solcata da cicatrici in via di guarigione, rosse come il peccato.
Willow può assaporare la violenza che sta compiendo contro sé stessa e crogiolarsi in quel dolore che, in quel momento, è solo fisico.
Prova una momentanea messa a terra, viene riportata alla realtà primordiale, quella dell'istinto di sopravvivenza. Si cura di non tagliare troppo a fondo o di non spostare verticalmente queste ferite per non uccidersi.
"Sarebbe un danno così grave?" -ci pensa.
Ci pensa realmente.
Ma non sa darsi una risposta convincente.
Non vorrebbe causare lo stesso dolore che prova lei ogni momento a Luna, a suo padre Xenophilus. A Crystal.
Ad Arabella.
Ad Alexis.
Ai suoi professori.
Alla sua casa, Hogwarts.
Cosa direbbero di lei? Parlerebbero di troppo dolore, un dolore che non ha saputo affrontare correttamente. Un dolore atroce che ha finito per consumarla, ma poi? Qualcuno inizierebbe a sminuire il suo gesto.
Nessuno potrebbe realmente capire perché l'ha fatto.
Potrebbero iniziare a teorizzare millemila cose diverse, ma nessuno si avvicinerebbe nemmeno lontanamente a comprendere il dolore ancestrale e gutturale che la porterebbe a spingersi oltre quella soglia.
A spingersi tra le braccia di Cedric.
Così, decide che per il momento è meglio limitarsi a quel rituale che tanto brama ogni giorno.
Si sveglia aspettando solo l'istante in cui può tirare fuori il suo arsenale e tagliare via pian piano un pezzo della vecchia Willow alla volta.
Si corica la notte pregustando il giorno successivo e così via.
È l'unico altro pensiero che possiede oltre a Cedric e la sua morte, che è a sua volta la causa di questo suo estremo rito.
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WOULD YOU?
FanfictionLa profondità del mare la si conosce solamente toccando il fondo, e Crystal è arrivata a vederne gli abissi. Il valore dell'amore lo si conosce in virtù di una carezza, e Willow la desidera disperatamente. Il calore di una famiglia è ciò che manca...
