Capitolo 1 II parte

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Mi svegliai di soprassalto, come se qualcosa mi fosse piovuta addosso. Portai una mano alla testa, tutto girava. Sentivo la bocca impastata e un sapore amaro.
Tentai svariate volte di aprire gli occhi sbarrati come cuciti, ma la forte luce me lo impediva. 
Mi misi seduto.
Non appena riuscii a vedere qualcosa, notai con stupore di essere nella mia stanza. Il mio letto, la mia scrivania, il mio armadio, sembrava tutto stranamente normale.
Troppo normale.
Mi abituai al bagliore del sole che entrava dalla finestra, non vidi più appannato, così mi alzai. Possibile che si era trattato solo di un sogno? Uno di quegli incubi che sono così realistici che al risveglio il cuore per poco ti scoppia? Mi convinsi che si trattava solo di uno scherzo della mia mente e come se nulla fosse andai verso la porta. All'improvviso una strana sensazione mi avvolse, come un vento gelido.
Mi girai di scatto verso la finestra, ma era chiusa.
Qualcosa non andava, iniziai a osservare meglio e i miei occhi si posarono su un disegno. Raffigurava un... essere. La sua bocca era spalancata, gli occhi cavi e metà del corpo mancante.
Chi poteva averlo fatto? Iniziai a non capire più nulla, lo presi e sudando freddo lo strappai in mille pezzi. Piovevano giù dalle mie mani tremanti e una volta toccato terra non credetti a ciò che stava succedendo.
Tutto intorno a me cambiò aspetto. Tutte le mie cose svanirono nel nulla, e io mi ritrovai in una stanza buia, su un pavimento umido e brulicante. Mi sembrava di essere diventato matto, mi ripetei in testa che niente di ciò che stava succedendo fosse reale.

Dovevo rimanere lucido. 
Intravedevo una porta di fronte a me, non mi restava altro che aprirla. 
Come sospettavo non ero mai tornato a casa, ero ancora là, in quel manicomio abbandonato e ignorato dal mondo. Joel era sparito ed io mi sentivo impotente di fronte all'immensa oscurità che mi circondava. Iniziai a camminare lungo il corridoio appoggiandomi alla parete. Dovevo trovare un modo per riuscire a fare luce. 
Avanzai ma ad un tratto sentii un rumore proveniente da una delle stanze alla mia destra, come dei passi. Rimasi immobile. Smisi anche di respirare, come se ci fosse qualcosa e quel qualcosa mi potesse sentire. 
Il mio istinto mi diceva che non potevo restare lì, allora, lentamente, mi spostai verso la porta che doveva segnare la fine del reparto, con le spalle al muro. Tenevo gli occhi spalancati anche se vedevo ben poco, e riuscii a raggiungere l'atrio.
Quando mi rigirai, con terrore mi accorsi che una figura non del tutto umana in fondo al corridoio mi stava fissando. Era immobile, sembrava come ripiegata su se stessa ed emetteva un suono strozzato simile a un ringhio.
Deglutii.
Volevo correre, uscire di lì, ma non sapevo quanto veloce fosse quella cosa. Iniziai a cercare con la coda dell'occhio qualcosa che potesse bloccare la porta. Non era molto, ma una sedia lo avrebbe di certo rallentato.
Velocemente pensai in ordine a ciò che avrei dovuto fare.
Mi lanciai di scatto verso la porta e la chiusi, afferrai la sedia e bloccai la maniglia.
Come sospettavo vidi quella figura terrificante correre e schiantarsi. Dalla finestrella le vidi il volto. 
I suoi occhi sanguinanti e neri, senza pupille, il volto quasi privo di pelle e i suoi denti appuntiti all'interno della bocca nera come il petrolio, sembrava un essere indemoniato.
Indietreggiai quando iniziò a emettere urli e a tentare di abbattere la porta. Volevo uscire da lì a tutti i costi, ma mi tornò in mente Joel.
Forse ero uno stupido, un pazzo, un suicida, ma dovevo salvarlo. 
Lui era il miglior amico che ciascuno potesse desiderare. Mi era sempre stato vicino, eravamo ogni istante insieme, c'eravamo l'uno per l'altro nel bene e nel male. Ricordai quando il giorno prima di venire in questo posto mi disse scherzando che se fossimo sopravvissuti a questa "avventura" ne avremmo scritto un libro, "E poi magari potremmo girarci un film, diventeremo famosi" aveva detto. Con amarezza mi resi conto che in meno di due giorni un misero sogno di un ragazzo era andato in frantumi. Per colpa di una stupida passione per il macabro io mi trovavo a piangere per la sua scomparsa e per il terrore che quella cosa riuscisse a raggiungermi. Prima che la porta venisse abbattuta mi fiondai dietro il bancone di quella che doveva essere la reception. Non fiatai, cercai di nascondermi il più possibile. La sentivo strisciare e ringhiare, io pregavo.
 


The echo of silenceLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora