Percorremmo velocemente i corridoi dell'ospedale per raggiungere la stanza dietro la crepa.
Proprio in quel posto avevo sempre trovato le risposte che cercavo, dal foglio per raggiungere gli archivi, a come trovare Eliott Foster.
- Cosa hai intenzione di fare? - chiese Elise continuando a camminare davanti a noi.
- Hai detto che se non possiamo ucciderli, li dobbiamo rinchiudere da qualche parte, giusto? -
- Sì, quindi? - non risposi, avrei voluto che lo capisse da sola.
Era abbastanza sveglia, non ci avrebbe messo molto a farlo.Si fermò solo per un attimo, girandosi verso di me.
- Lo specchio - disse - Tu vuoi chiuderli lì, non è così? - annuii accennando un sorriso, come se fossi stato soddisfatto di me stesso, per aver compreso una personalità tanto complessa e particolare com'era quella di Elise.
Proseguimmo e una volta arrivati, lei mi sfiorò appena il braccio.
- Una volta che lo Yateveo non esisterà più, non so che fine faremo - sussurrò, potevo percepire nella sua voce una nota di malinconia.
- Ho trascorso la mia vita tra queste mura, da sola. Sono successe molte cose, sono morte tante persone... poi sei arrivato tu, voi, proprio quando ho cominciato a pensare che avrei fatto la stessa fine di tutti gli altri. Dietro uno specchio, inermi di fronte ad una figura così inquietante, quanto pericolosa, che con il passare del tempo diventa sempre più potente. Adesso sono convinta che possiamo distruggerla, ma una volta che sarà tutto finito, dove andremo? - continuò.
- Cosa diventeremo? - aggiunse Joel.
Per la prima volta mi sentivo infinitesimale di fronte l'immensità della vita.
- Adesso dobbiamo solo pensare a riunire tutte le anime - dissi cercando di non perdere quello che era il nostro obiettivo sin dall'inizio. Sarei potuto risultare quasi insensibile, ma non era così.
Neanche io sapevo cosa ci avrebbe aspettato alla fine, ma in fin dei conti, chi avrebbe potuto?
Anche nella vita di tutti i giorni, nessuno sa cosa potrebbe succedere, se non va avanti per scoprirlo.
Strofinai le mie mani tra loro per creare un po' di energia, quella che bastava per tenere uno specchio. Elise e Joel mi aiutarono senza più fiatare, e tutti e tre lo portammo di fronte la porta della sala degli specchi.- Non so quale sia la situazione lì dentro, ma dobbiamo essere pronti a tutto - dissi loro. Dovevamo essere veloci.
- Elise, tu aprirai la porta. Joel, al mio tre punteremo lo specchio contro le anime impure, dopo di che lo porteremo fuori da questa stanza, per evitare che tornino - non avevo mai preso il controllo della situazione, mai dato ordini, mai stato così deciso.
Ad un mio gesto, Elise fece come le avevo detto, ed io, insieme a Joel, entrai.Era tutto troppo tranquillo, tanto che quando ricomparvero le ombre e ricominciarono a scagliarsi contro i vetri, nonostante lo avessi sospettato, sobbalzai.
Urlai a Joel di puntare lo specchio verso di loro, ma come era già successo in precedenza, rimase immobile, pietrificato.
Non sapevo se da solo ci sarei riuscito, se avessi avuto abbastanza forza, ma lo feci ugualmente.
Lo trattenevo a stento, mentre assorbiva letteralmente tutte quelle figure nere, che quando venivano intrappolate rendevano il mio lavoro sempre più difficile.
Stavo per cedere, così facendo le avrei probabilmente liberate, ma all'improvviso arrivò Elise.- Dovresti tenere la porta per poter uscire velocemente da qui! - le urlai continuando a contrastare la forza che si creava ad ogni anima nera che lo oltrepassava.
- Non puoi farlo da solo - rispose.
Quando tutto finì precipitammo sul pavimento.
Mi rialzai di corsa per portare fuori lo specchio, non appena rientrai la trovai ancora a terra.
- Elise? Stai bene? - le chiesi avvicinandomi.
Si rialzò aiutandosi con la mano che le porsi, senza dire niente andò da Joel.- Hai intenzione di fare così anche quando dovrai aiutarci durante l'evocazione? - disse con tono fermo, di rimprovero.
Lui non rispose.
- Non è stata colpa di Tom se lo Yateveo ti ha preso e ucciso - continuò, - Ma tua. Quindi se non lo hai aiutato per questo motivo, ritieniti non diverso da quelle "cose" come le chiami tu, che abbiamo rinchiuso lì dentro -.
Rimasi in silenzio, non sapevo cosa dire.Joel era il mio migliore amico, non mi era mai passato per la mente che se non mi aveva dato una mano, lo aveva fatto perchè mi riteneva colpevole della sua morte.
- E' vero quello che ha detto? - gli chiesi con voce spezzata.
Non mi guardò nemmeno - Mi dispiace - disse.
Raggiungemmo entrambi Elise nel cerchio.
- Dimenticate tutto, di nuovo. Mettete da parte quello che è successo - chiuse gli occhi.
Ricominciò l'evocazione.
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The echo of silence
Horror"E' lì che vive: nell'oscurità, nella paura, nella morte. Se ti vedrà, non avrai scampo."