Sarebbe andato tutto bene se mi avesse dato ascolto. Eppure no. Ogni cosa va contraddetta e assolutamente infranta. Adesso siamo qui, chiuse in una stupida stanza.
- Te lo avevo detto.
Ringhio tra i denti.
- Che ne potevo sapere?
- Dannazione Ignes! Te lo avevo detto di restare nella foresta, te lo avevo detto!
Dico sbattendo il pugno contro la porta in legno.
Prendo la spada e comincio a colpire questa stupida porta, intagliandola con linee sconnesse e tratti che si intersecano.
- È inutile fare così.
- Invece è utile startene lì a guardare fuori dalla finestra.
- Voliamo via, oppure brucio la porta e non se ne parla più.
- Ma come ti viene in mente?
Urlo lanciando per terra l' arma.
- Hanno visto che eravamo fate e ci hanno chiuse qui dentro. Per colpa tua siamo chiuse qui dentro! Per colpa tua! Non possiamo buttare giù la porta con la magia, altrimenti si convincono che siamo creature magiche e ci daranno il tormento.
- Voliamo via!
- Ancora? Ma davvero, dici sul serio?
Riprendo la spada, la posiziono tra la porta e la parete e, spingendo il peso in direzione opposta del legno, tento di aprirla.
Scivolo sul pavimento, e il mio piano va in fumo.
- Dammi la spada.
- Cosa?
- Dammi la spada, ho detto.
- Non sai maneggiare una spada.
- E tu non sai stare zitta.
Me la prende dalle mani e comincia a rompere il vetro della finestra.
Il rumore si propaga per la stanza.
- Abbiamo anche pagato per stare qui, è assurdo.
- Stai a pensare a un unico fiorino in questa situazione? Dai Clhoe, la moneta si recupera.
Con la lama controlla che le schegge non siano rimaste attaccate al davanzale e ai lati dell' apertura.
- Ecco fatto. Non vuoi volare? Allora togli le lenzuola e annodale tra loro.
Qualcuno bussa alla porta.
Faccio cenno a Ignes di fare silenzio.
- Allora?! Ammettete di essere fate? Vi lasciamo andare...
- No. Non siamo fate, mettitelo in testa.
È il gobbo, che viene ogni mezz' ora a sapere se vogliamo confessare. Confessare una colpa che non abbiamo, perché avere poteri magici non è una colpa.
Dai letti, non molto puliti, tiro via le lenzuola. Le divido a metà, in maniera che la corda venga più lunga e comincio ad annodarle tra di loro. Leghiamo il tutto alla maniglia della porta, con un nodo abbastanza saldo, e cominciamo a scendere.
- Visto?! Con la calma e la lucidità si risolve tutto.
- Con la razionalità si decide dov'è il pericolo oppure no.
Rispondo secca.
Alla finestra si affacciano tutti, e noi cominciamo a correre.
Lei mi sta dietro, così le prendo la mano a cerco di strattonarla il più possibile vicino a me.
Ci addentriamo nel bosco a notte inoltrata e quasi passata non curandoci di un altro pericolo: i lupi.
Ululati sinistri e affamati rimbombano tra gli alberi, mentre chi abita queste zone si guarda bene dall' uscire di casa.
- La foresta è sicura, certo.
- Smettila.
- No smettila tu. Credevi che stare sopra un albero ci avrebbe salvate?
- Se fossimo rimaste un secondo di più in quella locanda, ci avrebbero ammazzate, lo capisci?
- Preferisco non essere sbranata dalle bestie!
- E io preferirei che tu stessi zitta una buona volta!
Intorno a noi echeggiano ringhi famelici.
Un lupo mi salta addosso, ma io mi difendo con la spada. Si aggrappa a quella e io lo lancio lontano con un colpo deciso.
Ignes tocca le mie spalle con le sue.
- Che facciamo adesso?
- Ci difendiamo.
Tengo lontani gli animali con la spada, ma ciò non basta.
Si fanno sempre più vicini e minacciosi e i miei colpi risuonano nell' aria.
Poi si sente un rumore: un cavallo, con sopra un cavaliere, fanno irruzione e scacciano i lupi. Lanciando fendenti da esibizionista, lo sconosciuto conquista la fiducia di Ignes in men che non si dica.
- State bene?
- Benissimo, incontrarla è stato un piacere, adesso togliamo il disturbo.
Esibizionista.
Prendo mia sorella per il braccio e cerco di portarla lontano, ma quello comincia a parlarle.
Faccio un' espressione disgustata.
- Potevano uccidervi, per fortuna che sono arrivato io.
- Guardate che ce la facevamo benissimo anche da sole.
- Credo che alle ragazze le armi non servano, dato che non sanno usarle nel modo giusto.
- Ma come vi permettete, razza di cavaliere da quattro soldi?
Non lo sopporto. Serve tutto il mio autocontrollo per non saltargli al collo.
Ignes lo osserva meravigliata. Se potesse farebbe gli occhi a cuoricino.
- Non ho combattuto in guerra per farmi dire da voi che non so combattere.
- Si certo, in guerra. Magari anche al fianco della regina.
- Proprio così.
Sbotta in una risata fragorosa.
In preda alla rabbia, prendo arco e frecce e con una sola riesco a bloccarlo ad un albero.
Si ritrova con una freccia che gli infilza un pezzo di stoffa fuoriuscito dall' armatura. È immobilizzato.
- Bene. Ora, Ignes, via di qua.
- Clhoe ma che hai fatto?
Va verso di lui e toglie la freccia dalla corteccia, liberandolo.
- Non so come ringraziarvi.
- Non serve, davvero.
- Ditemi cosa posso fare per voi, qualsiasi cosa.
- Davvero, non serve... l' unica cosa che posso chiedervi è il vostro nome.
- Mi chiamo Drago Blu. E voi?
- Ignes...
- La principessa in persona?
Ignes abbassa lo sguardo, imbarazzata.
Che situazione patetica.
- Sì, avete salvato una principessa. Evviva siamo tutti molto contenti. Adesso però dobbiamo proprio andare.
- Quindi voi siete Clhoe...
La mai incoronata. Proprio io.
- La vostra perspicacia mi impressiona molto.
- Si narra delle vostre gesta ovunque nel regno.
- L' esibizionismo, a differenza di qualcuno, non mi fa né caldo né freddo.
- Mi dispiace per ciò che ho detto prima, voi siete un esempio da seguire.
- E voi uno da evitare e soprattutto, dimenticare.
- Clhoe, non essere così dura...
Le lancio un' occhiataccia mentre mi giro e me ne vado.
Oltre che un idiota, è anche un incapace e una perdita di tempo non indifferente.
- Clhoe! Aspetta! Ha detto che conosce un posto tranquillo dove riposare!
Ma certo! Un posto tranquillo... patetico.
- Guarda che è proprio lì! Ed è un posto tranquillo sul serio! Guarda tu stessa!
La sua voce arriva fino a me. Sono un po' distante da loro, mentre taglio erba troppo alta o rami troppo ingombranti.
Torno indietro, tanto problema più o preblema meno, ormai non conta. Magari quel babbeo conosce davvero un posto tranquillo.
È alto, magro, con i capelli neri legati a formare un codino. La fronte è coperta da un ciuffo scuro.
Porta il cavallo dalle briglie, mentre con l' altra mano regge l' elmo. Conversa con Ignes come se si conoscessero da secoli.
Arriviamo davanti ad una casetta, dalle finestre si intravedono tendine a scacchi rossi e bianchi.
Sui davanzali sono posti dei vasi in terracotta, l' inverno ha portato via le piante. Dal comignolo esce un filo di fumo.
Drago Blu bussa alla porta:
- Betulla, sei in casa?
Betulla?!
- Eccomi arrivo.
Una voce anziana risponde da dentro. Ad aprire è una signora, molto bassa, più o meno come Fritillaria, forse anche lei appartiene alla specie degli gnomi, e indossa una camicia da notte molto pesante. Ha i capelli grigi raccolti in una treccia, tiene in mano una candelabro in legno, decorato con disegni di fiori e foglie. La debole luce della fiamma illumina il suo viso assonnato e segnato dal tempo.
- Drago Blu! Che ci fai qui a quest' ora?
- Scusami, ma a queste ragazze serviva un posto tranquillo dove passare il resto della notte.
- Sai che casa mia è molto piccola, ma su entrate che fuori fa freddo.
- Ci scusi per l' intrusione signora.
Dice Ignes in modo cordiale. Io saluto con un sorriso.
- Non vorrei aver svegliato anche tuo marito...
- Chi? Peter? No, sai che dorme come un ghiro. Allora, ho solo due lettini nel sottotetto. E il divano.
- Starò io sul divano, lascio a loro i letti.
Si è offerto lui di stare sul divano, accetto volentieri l' offerta del letto.
- D' accordo. Ragazze seguitemi, vi mostro dove starete.
La cucina e il salotto costituiscono un' unica sala. Vicino alla porta, a sinistra, c'è un tavolo, con un panca a muro, il tutto realizzato in legno. Poi a destra c'è la cucina, con varie mensole e credenze. Andando avanti c'è una poltrona e il famoso divano, in più c'è una sedia a dondolo e un caminetto. Poi dalle finstre si scorge un orticello, dove crescono principalmente tuberi in questo periodo dell' anno.
Saliamo le scale: ci sono due stanze, poste una davanti all' altra e poi, da una botola, si accede al sottotetto.
Il letti sono minuscoli, ora capisco perché Drago Blu si sia preso il divano.
- Purtroppo le dimensioni sono queste, stando rannicchiate potete entrarci.
- Non si preoccupi, appreziamo molto ciò che sta facendo e le siamo immensamente grate.
Dico calma.
- Lenzuola e coperte sono già pronte. Passano talmente tante persone qui che ho sempre due letti pronti. Buonanotte ragazze!
- Buonanotte a lei.
Rispondiamo in coro.
Mi butto sul letto, esausta. Ormai non mi interessa se ci chiuderà dentro o tenterà di derubarci, sono talmente stanca che non ne posso più.
C'è un tappeto circolare, due comodini e una finestrella tonda. Ignes dorme già. Approfitto del caldo letto, se pur piccolo, e mi addormento.
Angolo Autrice:
Ciao a tutti!
Ancora grazie per le 1000 visualizzazioni, siete fantastici!
Vi adoro! Fatemi sapere se avete apprezzato questa parte del libro, ci rivediamo al prossimo capitolo❤❤❤
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L' Acqua e il Fuoco: Il Segreto Di Ignes
FantasySecondo libro della saga "L' Acqua e il Fuoco" «Puoi scegliere» mi disse mia sorella in tono serio «se salvare lei o lui». La guardai, i capelli ribelli che le ricadevano sulle spalle in volute arancioni. «Conosci il mio parere» aggiunse poi, porgen...
