~Ignes~

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Ho molti ricordi, per esempio quelli della mia infanzia, o quelli con mia sorella. Poi ci sono ricordi che non riesco a catalogare. Ricordi che non so né quando, né dove siano accaduti. E questo nessuno lo sa. Nemmeno Clhoe. Lei non deve sapere.
Un sogno mi tormentò una sera e credo fosse un ricordo "non catalogato".
Non so dirlo con certezza, poiché, sebbene le immagini che mi scorrevano davanti fossero ben definite, ciò che vidi non mi fece mai capire che situazione fosse.
Ciò che mi rimase impresso nella mente fu il dolore. Provai molto dolore. Non solo fisico, ma anche mentale.

Camminavo con dei libri in mano. La strada non era asfaltata, c'era terra ovunque e molti rovi. Mi trovavo in campagna forse. Il polverone mi dava fastidio agli occhi, che puntualmente stropicciavo.
Ero grande, piccola? Quanti anni avevo? Non lo so, sembra quasi che abbia vissuto una vita a parte solo per quest' evento.
Del filo spinato delimitava il sentiero, dietro si estendevano i campi aridi.
Arrivai in un punto molto particolare: i rovi arrampicati sul filo spinato venivano sostituiti da cespugli di rose variopinte e profumatissime. Formavano una sorte di linea ai lati della via. Come a dire "qui finisce l' inferno e inizia il paradiso".
Sorrisi. Forse quel posto lo conoscevo.
O forse mi piacevano solo le rose.
Poco più avanti trovai una casa. Non era molto grande e i mattoni creavano motivi geometrici sulla parete esterna. Etrai, come se fosse un' azione abituale, ma dentro di me non ero certa che fosse la scelta migliore.
- Entra, Ignes.
Una voce ferma, quasi di pietra, rispose da dietro una scrivania piena di libri accastastati l'uno su l' altro.
Mi sentii intimorita dal primo secondo.
La stanza era poco illuminata, nonostante fuori fosse giorno, e l' odore di polvere mi fece quasi starnutire. Ovunque erano sparsi pesanti tomi, consumati dal tempo.

Un uomo anziano si alzò dal tavolo e venne verso di me.
Era molto magro, la pelle pallida presagiva che fosse cagionevole, se non malato, le occhiaie violacee creavano un contorno agli occhi stanchi e circondati da rughe. L' espressione severa mi fece fare un passo indietro. Era vestito semplicemente, con una giacca e una camicia di cotone. Mi fissò severo. Faceva quasi paura.
- Come mai sei tornata?
- Non lo so.
Mi stupii della mia naturalezza.
- Siediti.
Disse lui, impassibile.
Dal suo braccio uscì un serpente, arrotolato vicino al polso.
La testa e la lingua biforcuta si intravedevano dall' orlo della giacca.
Non rimasi disgustata. D' altronde se ero tornata, voleva dire che ero già stata in quel posto, e già avevo visto quest' uomo. E il suo rettile.
La domanda, il dubbio perenne nella mia mente era: perché ci sono delle rose in un posto surreale e lugubre come questo? Un uomo solo, senza avere niente, solo libri pieni di pagine, non poteva amare le rose ed essere... così.

Feci attenzione a non poggiare le dita sulla superficie lignea: vi era troppo sporco. Posai delicatamente i volumi che avevo tenuto in mano fino ad allora. Avevano titoli come Resistenza, Reprimere le lacrime e Come avere un animo di pietra. Perché portavo libri del genere? Non lo so. E probabilmente nel sogno, o ricordo, ne conoscevo la ragione.
Aprii il secondo, pagina 127.
Dolore.

- Leggi la definizione di dolore.
Ordinò.
- Sensazione penosa, diffusa o localizzata, provata dal corpo.
- La seconda.
- Stato o motivo di sofferenza spirituale.
Si mise davanti a me, guardandomi. Abbassai lo sguardo.
- Ignes!
Urlò.
Lo fissai dritto negli iridi vuoti che tanto mi impressionavano.
Il rettile sibilava, minaccioso.
- Tu non hai una famiglia! E tua sorella ti odia per quello che stai facendo!
Tuonò, battendo un pugno sul tavolo.
Sussultai. Mi salì un nodo alla gola, che tentai di reprimere.
- Non sei nessuno! Nessuno!
Il mio respiro diventò affannato.
Osservò le mie mani: le dispose aperte sul libro, con il palmo rivolto sulle pagine. Avrei voluto oppormi, ma non osavo contraddirlo. Non sapevo neanche chi fosse.
- Sei qui un' altra volta perché ti manda lei ogni volta che fallisci! Ed è già la seconda volta! Sei una nullità! Piangi sempre! Come farai ad essere importante se piangerai sempre! Eh?! Come!?

Una lacrima scese senza che io me ne fossi accorta. La sua espressione divenne più cupa.
Con un gesto fulmineo fece scivolare l' animale fuori dalla stoffa e lo prese per la coda. Mi frustò le mani con un serpente.
La pelle bruciava. Sentivo ogni cellula della mia pelle andare in fiamme.
Salate gocce sgorgarono dai miei occhi, e, mentre gridava insulti e rimproveri, ripeteva l' azione svolta poco fa.
Percepivo un colpo, qualche breve minuto di "tregua" e poi un altro colpo. Perché mi frustava? Perché piangevo?
Le immagini si fecero sfocate, tanto era il mio pianto. Non riuscii più a distinguere le forme, a prevedere le percosse e il ritmo a cui si susseguivano. Non capii più niente.
Fino a che non mi alzai, non so dove presi la forza di farlo, non mi curai nemmeno di prendere i libri sul tavolo e fuggii. Corsi fuori.
Aveva cominciato a piovere. Provai qualche attimo di sollievo mentre l' acqua raffreddava le mie ferite. Ho sempre trovato un po' di conforto nell' acqua.
E mentre mi avviavo correndo, o forse camminando, mi chiesi perché un uomo tanto crudele amasse le rose.

Angolo Autrice:
Salve a tutti! Scusate questo periodo di inattività totale, ma ho avuto un sacco di compiti.
Sono comunque viva e vi prometto che proverò a rimanere in questa condizione, ma non vi garantisco niente ahahah!
Vi ho proposto un capitolo dedicato a Ignes, un personaggio fragile ma allo stesso tempo molto interessante. Come nel libro precedente, qui vi sono suoi racconti intimi e personali, spero che vi sia piaciuto.
Ho intenzione di dedicarle spazi più ampi, ditemi se vi potrebbe interessare, magari dandomi degli argomenti su cui farle esprimere emozioni, pareri...
Un bacio a tutti❤❤

L' Acqua e il Fuoco: Il Segreto Di IgnesLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora