Presi le chiavi appese vicino alla porta e uscii, indugiando un attimo sulla soglia. Da casa mia proveniva un accogliente tepore, ma sul corridoio del pianerettolo gli spifferi facevano a gara a chi era più freddo. Giocherellai con la farfalla per qualche istante. La mia vicina di casa stava arrivando con le buste della spesa, se mi avesse vista ferma sulla porta di casa mi avrebbe presa per pazza. Così mi guardai allo specchio per far finta che stessi controllando che fosse tutto in ordine. L' unica cosa che doveva essere in ordine in verità, era il biglietto dorato che stavo stroppiciando con la mano a furia di stringerlo. Sbuffai nervosamente e chiusi la porta alle mie spalle.
Scesi le scale del condominio e mi riversai per strada, insieme a passanti anonimi e sconosciuti.
Mi guardavano tutti: d' altronde stavo andando ad una festa in maschera. Ma non ero nemmeno troppo appariscente, avevo solo un mantello nero. Forse era la nuvola arancione che mi portavo dietro, l' elemento che disturbava la vista altrui.
Le macchine sfrecciavano non curanti, creando intrecci di finte luci bianche e rosse. Qualche lampione si era fulminato, o la sua lampadina stava per cedere.
Quello che stavo per fare le avrebbe spezzato il cuore... sì, le avrebbe fatto il cuore a pezzi.
Feci spallucce, rivolgendomi ad un interlocutore inesistente.
La strada era deserta, calpestavo l' asfalto del marciapiede come fanno tutti, attraversando una porzione di mondo di cui non mi sentivo affatto partecipe. Mi feci da parte quando vidi un gruppo di ragazzi abbastanza ubriachi farsi avanti. La trasgressione era una caratteristica dei miei coetanei che non sopportavo.
Continuai a camminare per poi svoltare a destra, entrando in una via abbastanza affollata.
I locali erano strapieni, le persone si ammassavano come pecore in un recinto troppo stretto. Stringevano bicchieri con liquidi colorati e ridevano, ridevano, ridevano...
E c'era talmente tanta finzione nelle loro voci che quasi mi venne da vomitare.
Mi fermai davanti ad una vetrina spenta, nell' unico angolino vuoto e libero da luci a led e stupidi sorrisi.
La mia immagine apparve morta e triste. Il rossetto rosso spiccava sulla mia carnagione chiara, stonava con il resto del mio piccolo volto spaurito. Con la manica del vestito mi pulii la bocca, lasciando una chiazza color sangue sulla stoffa. Ero così sola...
Proseguii fino a che non mi ritrovai davanti ad un hotel di lusso. Scese una donna da un taxi bianco, facendo molto rumore con i suoi tacchi vertiginosi. Era molto magra, avvolta in chissà quale pelliccia.
Mi guardò prima di chiudere la porta e mi chiese:
- Deve entrare?
La fissai per qualche istante, e poi posai lo sguardo sull' indirizzo scritto sul biglietto.
Batté la scarpa con fare impaziente, ma io fon estrema calma risposi:
- Sembrerebbe di sì.
Osservai impassibile tutti quei ragazzi mascherati mostrare i loro biglietti dorati con fare vanitoso. Cosa c'era da vatarsi in un biglietto per una festa?
La moquette formava uno strato moribido tra i piedi e il pavimento. Nella hall c'erano dei soffici divanetti in velluto rosso, con i braccioli laccati d'oro. Un omino vestito di bianco strappava la parte puntinata del biglietto di ogni ragazzo, che scompariva dentro una sala da cui provenivano luci colorate e musiche assordanti.
Mi avvicinai, ma quando l' omino protese la mano per prendere il mio biglietto, un uomo vestito con un completo nero (con tanto di cravatta) gli disse che se ne sarebbe occupato lui.
- Principessa.
Salutò cordialmente.
Io rimasi impassibile.
- Prego, da questa parte. Vuole darmi il mantello?
- No, grazie.
Sebbene nella stanza facesse caldo, sentivo freddo dentro.
Si sistemò un bottone della giacca e mi invitò a seguirlo sulla lunga scala di marmo, coperta al centro da un tappeto rosso scarlatto.
Prendemmo l' ascensore, e alla nostra vista, tutti si scansarono intimoriti.
Quando arrivammo al piano selezionato, mi fermai.
- Principessa, state bene? Non avrete mica ripensamenti. Se aveste voluto rinunciare non vi sareste presentata. Però siete qui, non si torna indietro.
Lo fissai, e lui capì che doveva tacere. Se me ne fossi andata ora, avrebbero fatto del male a Clhoe, o a Floridiana. E io questo non lo volevo.
Serrai la mascella e deglutii.
- Dov'è?
Chiesi impaziente.
- Da questa parte vostra altezza.
Poi si fermò davanti a una porta bianca, con il numero 243 scritto a caratteri dorati. Bussò alla porta.
Questa si aprì con un uno scatto secco, e io fui investita da una pioggia di coriandoli.
Mi guardai intorno attonita. Intorno a me si stava svolgedo una vera e propria parata in mio onore.
Schioccai la dita infastidita e tutto tornò normale.
- Malus, certe cose risparmiatele.
- Ignes, Ignes, Ignes... volevo rendere tutto un po' più accogliente!
Disse prendendo un fiore dal vaso di porcellana rosa all' ingresso.
Me lo porse con fare galante, e io lo incenerii con lo sguardo.
- Animi roventi oggi, eh principessa?
Disse scherzando.
- La tua ironia non mi diverte.
Dissi io fredda.
Altri uomini vestiti di nero, identici al precedente, aprirono un enorme portone.
Vi era uno studio, con una grande scrivania in legno bianco, con le gambe arricciate su sé stesse.
Le immense finestre erano chiuse e protette da due pesanti tende rosse, proprio come il trono dietro la scrivania, le poltroncine e il divano.
- Ma questo trono non ti sembra un po' da megalomane?
Chiesi sarcasticamente.
Rise divertito e disse:
- Non ti nascondo che prendere il posto di Floridiana non mi dispiacerebbe affatto. Siediti Ignes, fa' comese fossi a casa tua.
Osservai molto attentamente la poltroncina prima di sedermi.
- Che stai facendo?
Chiese ridendo.
- Controllo che tu non mi stia facendo qualche scherzo.
Quando fui certa che fosse sicura, mi sedetti.
Incrociai le gambe come mi aveva insegnato la regina.
- Che portamento nobile principessa. Mi viene voglia di chiedere la tua mano.
- Non prenderò il ruolo di Persefone, Malus, mi dispiace.
- Mi piange il cuore Ignes, il mio regno dei morti ti sarebbe piaciuto. O forse sarebbe piaciuto di più a tua sorella?
Prese una sfera violacea da un cuscino sul tavolo e si vide l' immagine di Clhoe scagliare una freccia.
- Vediamo se fa centro...
Disse lui con aria interessata.
Quando la punta metallica squarciò la tela rossa del bersaglio, il volto di mia sorella assunse un' aria soddisfatta.
- Non sbaglia mai la cara vecchia Clhoe.
Disse lui sorridendo. Era evidente che avrebbe voluto lei al mio posto. Era lei quella che volevano tutti.
- Ma non ti offendere Ignes, amo tutte e due indistintamente.
- Tu non conosci l' amore.
- Hai ragione principessa. Engus, portami la mia bevanda preferita per favore.
- Subito signore.
Disse uno degli uomini vestiti di nero.
Poco dopo tornò con un bicchiere di cristallo, su cui era inciso un serpente che girava intorno alla coppa. Dentro vi era un liquido verdognolo.
- Vuoi favorire?
Mi disse porgendomi il bicchiere.
Allontanai il prezioso oggetto con un dito.
- Sangue di drago, non tutti apprezzano.
Feci una smorfia di disgusto.
- Ma veniamo a noi.
Disse asciugandosi la bocca con un tovagliolo di stoffa. Osservai incantata l' anello di pietra di luna che portava. Una piccola pietra grigia, dai riflessi blu e viola, incastonata in una preziosa decorazione argentata. Sull' altro dito portava un anello la cui pietra era grigia e spenta, a forma di ovale molto stretto e sottile, con le estremità appuntite.
- Belli eh?
Disse fiero.
Distolsi subito lo sguardo.
- Questo grigio diventerà in più bello di tutti.
Mi disse sorridendo. Si alzò dal suo ridicolo trono e venne in mia direzione.
Si appoggiò al tavolo e mi passò un dito sulla guancia, e poi sul collo.
- Hai una carnagione così preziosa... mi dispiace doverla rovinare...
Spinse l' unghia all'altezza della clavicola facendomi un piccolo foro dal quale sgorgò del sangue.
Gli uomini in nero chiusero tutte le porte, e nella stanza rimanemmo solo io e lui.
Tolse il dito dalla ferita e mi sentii venir meno.
Mi sollevò in aria, e vidi la mia magia uscire, un' altra volta, dal mio corpo.
Fui avvolta da una luce arancione, e un filo di questa energia collegò il mio corpo al suo.
Mi posò a terra. Il suo anello grigio divenne uno sgargiante topazio.
- Te l' avevo detto che sarebbe diventato bellissimo.
Disse, e da esso uscirono piccole fiammelle che lui spense con un soffio.
Trattenni una smorfia di dolore.
- Oh scusami Principessa. Ho preso solo il 50% della tua magia, così tua sorella non ti ucciderà quando farà incantesimi potenti.
Si avvicinò a me e mi asciugò una lacrima.
- Se hai paura puoi sempre venire con me...
- Mai.
Dissi uscendo dalla stanza.
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L' Acqua e il Fuoco: Il Segreto Di Ignes
FantasiSecondo libro della saga "L' Acqua e il Fuoco" «Puoi scegliere» mi disse mia sorella in tono serio «se salvare lei o lui». La guardai, i capelli ribelli che le ricadevano sulle spalle in volute arancioni. «Conosci il mio parere» aggiunse poi, porgen...
