Capitolo 2- La promozione

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"Sei entrata in casa del tuo vicino senza il suo permesso?" mi chiese Rita, annichilita. Alla fine ero riuscita ad arrivare in tempo per la riunione, per fortuna. La mia segretaria era una ragazza piccolina, tonda, sempre vestita in colori pastello, dal rosa pallido (evviva) al verde pisello (purtroppo). Portava sempre i capelli lunghi, biondi, raccolti in uno chignon. Al collo portava sempre decine di collanine, e altrettanti braccialetti al polso sinistro. Mi porse il caffè, mentre mi guardava con gli occhi sgranati. "Si, ma è stato necessario, Rita, giuro!" le assicurai, e la vidi annuire. Non volevo pensasse fossi una psicopatica, o peggio una criminale.

Ancora non vi ho detto che lavoro faccio, e perché questo giorno è così importante per me. La Ghepardo s.a.s. è un'importante azienda pubblicitaria. Ho cominciato a lavorarci subito dopo la laurea triennale in scienze della comunicazione. All'inizio facevo le fotocopie, portavo i caffè, roba da principiante insomma; ma piano piano mi sono fatta strada, fino ad arrivare ad oggi: in attesa di promozione! Si, avete capito bene, oggi potrei diventare l'unica vice del capo, il dottor Federici, che noi tutti chiamiamo Murena, perché ha gli incisivi talmente sporgenti, oltre a due occhi piccoli e neri, da farlo sembrare il suddetto pesce. E quando vuole agguantare un importante cliente, non si fa a problemi a mordere, credetemi.

"Signori, un attimo di attenzione!" ecco appunto, Murena è tra noi. Rita mi lancia uno sguardo d'intesa, a cui rispondo con un sorriso nervoso. Tutti pendiamo dalle labbra di Murena, che si gode il momento, guardandosi attorno con aria famelica. I suoi occhi si posano su di me, e sorride in modo inquietante. "Toro, proprio lei cercavo. La aspetto nel mio ufficio". Oddio. Ѐ il momento. Murena continua a parlare con alcuni miei colleghi, ma io ho smesso di ascoltare. Rita mi viene vicino, e il rumore delle sue collane mi riscuote dal mio torpore. "Non ce la faccio" mormoro, in panico. Lei mi mette un braccio intorno alle spalle. "Forza, Ale. Andrà tutto bene!" mi rassicura, e io ricambio la stretta. Rita forever, come farei senza di lei?

Mi avvio dietro Murena, che mi precede dentro il suo ufficio. "Chiuda pure la porta, Toro" dice. Prima di chiuderla, vedo Rita che alza entrambi i pollici nella mia direzione, sorridendo.

"Si accomodi" riprende Murena, e devo dire che sedermi è un sollievo, visto che le gambe mi tremano leggermente. Cerco di sorridere, ma mi esce una specie di smorfia di dolore, per cui cerco di assumere un'espressione concentrata. "Allora, Toro, ho due belle notizie per lei" annuncia Murena, sorridendo. Ho sentito bene? "La promozione è sua Toro, complimenti!" prosegue, tendendomi la mano. Io gliela stringo, o meglio la stritolo, inducendo il povero Murena a una smorfia infastidita. "Grazie, dottor Mu... Federici, non la deluderò!" esclamo, alzandomi in piedi, e avviandomi verso la porta. E io che pensavo che fosse una giornata storta! "Aspetti, Toro. Non è tutto!" mi richiama Murena, che sta esibendo il suo famoso ghigno. Mi fermo e lo guardo con aria interrogativa. In quel momento, qualcuno bussa alla porta. Murena dice "Avanti!" e potrei giurare che c'è una sfumatura di sadico divertimento nella sua voce. La porta si apre ed entra un uomo, che saluta Murena, e che poi si accorge di me. Vi ricordate quando ho detto che la giornata di oggi era storta? Bene, avevo ragione. Perché l'uomo che mi sta guardando con un misto di stupore e fastidio è il mio vicino. Si, quello che potrebbe denunciarmi per violazione di domicilio, bravi. Potrebbe andare peggio? Ovviamente si. "Toro, ecco la seconda buona notizia di cui le parlavo. Il dottor Lorenzo Martelli si è da poco trasferito qui a Roma, ed ha iniziato a collaborare con noi. Vorrei affiancarvi per un progetto, sulla nuova pubblicità per la ditta Buonisogni, per l'uscita dei nuovi cuscini profumati di camomilla." Né io né il mio vicino, che a quanto pare si chiama Lorenzo, riusciamo a spiccicare parola. "Vi conoscete già, per caso?" chiede allora Murena, mostrando un'arguzia che non sapevo avesse. Temendo una risposta di Lorenzo che possa terminare con una mia visita in commissariato, mi precipito a confermare: "Siamo vicini di casa." Affermo, guardando Lorenzo, che annuisce, imbarazzato. Murena sorride di nuovo. "Che coincidenza! Quando si dice casa e bottega" e scoppia in una risata che sembra più il nitrito di un cavallo malato. Forse potrei lavorare da sola e mettere la firma di Lorenzo, penso, facendomi coraggio. "Beh, signori, buon lavoro. Ho lasciato alla signorina Rita tutti i dati necessari, passate a prenderli" conclude Murena, cominciando a riordinare delle cartelline sulla sua enorme scrivania. "E che sia un lavoro di squadra, sono stato chiaro?" aggiunge, con un luccichio sinistro negli occhi. Come non detto, ci toccherà lavorare insieme, con Murena non si scherza.

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