~Capitolo.11~
JORGE POV'S
Il suono della campanella dell'ultima ora era la melodia preferita dei ragazzi, che gettavano libri e matite nello zaino, per scaraventarsi, il prima possibile, fuori da quella prigione circondata da insegnanti, presidi e bidelli scadenti.
Quel giorno, non avevo intenzione di rincasare così presto; forse, perché ero consapevole che ci fosse stata Martina ad aspettarmi per pranzo? Preferivo vivere in classe invece di incontrarla in giro per l'abitazione, mentre svuotava la dispensa della mia cucina.
Ero un tipo che si adattava molto difficilmente ai cambiamenti e questa era una rivoluzione totale: ero consapevole del fatto che niente sarebbe rimasto tale. Che la mia vita avrebbe subito una disfatta.
-Allora, che si fa?- domandò Calum, infilandosi la mano destra nella tasca dei suoi nerissimi skinny aderenti che, seriamente, invidiavo.
-Si viene da te?- ripetè Ashton guardandosi attorno, cercando lo sguardo della nostra nuova compagna di scuola. Tranquillo Ashton, la conoscerai molto presto.
Esitai qualche secondo, prima di rispondere definitivamente: Martina era imprevedibile e suscettibile, da lei si poteva benissimo aspettare un qualsiasi tipo di reazione. Ma, in fondo, non aveva alcun controllo sulla mia vita e dei suoi atteggiamenti poco ne tenevo in considerazione.
-Yes, ehm..- non terminai neanche ciò che volevo dire perché, immediatamente, i ragazzi entrarono nella mia monovolume nera che avevo aperto qualche secondo prima.
Accesi il motore e sgattaiolai fuori dal parcheggio della scuola, dirigendomi il più veloce possibile verso casa. Il mio stomaco stava iniziando a lamentarsi a causa della fame e non aveva tutti i torti.
Introdussi la freccia per entrare in un vicolo stretto: era una piccola scorciatoia, piena di buche e piccoli rialzamenti, ma che era mia abitudine seguire quando le lezioni terminavano più tardi del solito perché mi permetteva di risparmiare benzina e chilometri di traffico.
Impiegai per lo più cinque minuti prima di imbucare l'inizio del vialetto di casa, nel quale parcheggiai la mia autovettura accanto allo stagno delle papere che non smettevano di starnazzare un fottutissimo secondo. Spensi il motore, facendo un respiro profondo incitando i ragazzi a seguirmi verso l'ingresso; e Calum stava dormendo.
E Calum era un cretino.
Pulii le scarpe sullo zerbino di cuoio che, qualche settimana fa, papà aveva acquistato al mercato di un paesino vicino. Era estremamente orribile, ma ci evitava di trovare brutte sorprese sparse in tutte le stanze, come moscerini e insetti vari.
Infilai le mani nelle numerosi tasche che possedevano i miei jeans, alla ricerca delle chiavi di casa: avevo una voglia di matta di precipitarmi in cucina e preparare uno di quegli snack che presentavano sempre nei menù dei Takeaway.
Cercai più e più volte, quando ricordai di averle dimenticate nell'armadietto, accanto all'aula di scienze. Fu allora che ebbi l'idea di scrivere un messaggio a Martina, sperando in una sua visualizzazione.
Non conoscevo ragazza più pigra di lei, era sbalorditiva e irritante allo stesso tempo.
Da Me:
- "Smettila di fantasticare pensieri erotici sulle mie foto e vieni ad aprire: sto morendo di fame"
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Wherever You Are
FanfictionQuesta è la loro storia ed io ho deciso di condividerla con voi. Leggete, per capire.
