- Sai quante sciocchezze ho dovuto inventarmi per colpa vostra? - Lestrade sembrava quasi infastidito dalla nostra improvvisata a Scotland Yard. Dopo quello che era successo a John gli ho raccontato tutta la verità. Non aveva prove, io non parlavo più col Dottore e non potevo dimostrargli quanto le mie parole fossero veritiere con la sua presenza, ma gli avevo parlato di lui. Lo aveva già visto, questo è vero, ma non sapeva chi fosse in realtà.
Era stupito, scioccato, e aveva riso divertito, pensando stessi scherzando... ma non ero mai stato più serio. "Dimmi come stanno davvero le cose!" aveva detto, esasperato dal mio silenzio. Non avevo altro da dire, le cose stavano davvero così e non potevo inventarmi nessuna balla, quindi Lestrade dovette prendere la mia storia come verità. Cosa raccontò alla stampa, però, non lo sapevo.
Lo stiamo seguendo negli archivi delle prove. Cerchiamo i due Angeli che avevamo fermato e che la polizia aveva rimosso da Hyde Park per portarli qui, in questi archivi.
- Lei è davvero di un altro mondo? - Gli chiese mentre apriva una delle porte con un mazzo di chiavi. Il Dottore, però sembra distratto e concentrato sulle pile di scatole e documenti di vecchi casi che lo circondano. Li scruta con attenzione e cerca di leggere i titoli di ogni scomparto. L'ispettore è rimasto immobile ad aspettare una risposta. Se il Dottore non si dà una mossa a rispondergli, quella porta non si aprirà mai più. Cerco di riportarlo alla realtà, colpendolo leggermente con il gomito. Lui sobbalza appena e torna a guardarci confuso.
- Come? -
- Ho detto, lei è davvero di un altro mondo? - Il Dottore si sistema la giacca e stringe il nodo della cravatta per rispondere.
Si sta dando delle arie.
- Beeeeeh, già, lo sono! - Lestrade ridacchia ed apre la porta. Non lo vedo né spaventato, scioccato o sconvolto, perlopiù è divertito.
- Non poteva essere altrimenti, infatti. Solo un alieno poteva farti uscire da quell'appartamento, eh Sherlock? - Non vedo cosa ci sia di divertente in tutto quello che dice, e il mio sguardo su di lui è torvo mentre raggiungiamo la stanza. Ciò che vedo sono solo scaffali pieni di scatole, scartoffie e vecchie prove, ognuna catalogata in ordine alfabetico. Le uniche cose fuori posto sono appunto gli Angeli, posizionati l'uno davanti all'altro ed in mezzo alla stanza, diventando il punto focale di essa, facendo perdere importanza ad ogni oggetto presente. - Le abbiamo messe qui perché... gli agenti avevano paura, insomma quelle facce sono inquietanti, no? - Riesco a vedere la scena patetica degli agenti che abbandonano i due Angeli al centro della stanza e che fuggono impauriti, richiudendosi velocemente la porta alle spalle.
Ridicoli.
Mi avvicino con cautela alle due statue, tenendo la schiena ben dritta e le braccia incrociate dietro. Le guardo con attenzione. Avverto un certo senso di soddisfazione nel sapere che non avrebbero potuto fare più nulla, ma sono anche arrabbiato, perché sono loro la causa di tutto. - A questo punto credo sia meglio che vi lasci lavorare, vi aspetto fuori. - L'ispettore abbandona la stanza e, quando riusciamo a sentire la porta chiusa, io e il Dottore ci guardiamo.
- Come facciamo a riportarli indietro? -
- Già, questo non te l'ho spiegato. - Dalla sua giacca tira fuori uno strano congegno, lungo e sottile. Somiglia quasi al suo cacciavite sonico ma non lo è. Me lo lancia ed io lo afferro al volo con i miei riflessi pronti. - Non è un cacciavite sonico. - Mi anticipa mentre a passo lento si aggira tra gli scaffali, analizzando ogni titolo con gli occhiali ben piantati sul naso.
- Questo lo avevo capito! - Dico mentre continuo a rigirarmi quell'oggetto fra le mani. Somiglia davvero al suo cacciavite sonico, ma non ha la luce blu all'estremità, ha una piccola apertura, non so bene come definirla.
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The wrong side
Fanfiction[ Wholock | Johnlock ] [ Seguito di "The side of the Angels", per capire questa storia bisogna leggere la precedente ] "I tuoi occhi. Al solo pensiero che non potrò rivederli mai più sento come una stretta al petto che mi impedisce di respirare. Dop...
