14.
Sabato.
Fortunatamente nessuno aveva notato la mia assenza ed io preso il mio due di picche mi ero rinchiusa in camera bevendo cioccolata calda e biscotti per tutto il tempo, probabilmente mi sarò anche addormentata senza accorgermene perché quando il sole era calato per dare spazio al nuovo giorno io ormai già non lo vedevo più.
Il sabato mattino fu frustrante, non riuscivo a staccarmi dal bagno per la troppa cioccolata, maledivo me stessa per queste cattive abitudini.
Agata per quanto ne sapevo aveva avuto una tresca con Louis, che venuto a conoscenza del quasi imminente matrimonio di mia sorella, ci aveva pensato due volte prima di riavvicinarsi.
Di Rob ancora nessuna traccia o comunque nessuno mi aveva parlato di lui, ne mi avevano detto se aveva chiesto niente di me.
Per quanto riguarda la sottoscritta oltre all'incollatura alla tazza, riflettevo sulle cose che mi aveva detto Adam e su di lui soprattutto.
Non ne ero innamorata, come il dottorino credeva, solo che per ora era una di quelle poche persone che mi avevano fatto parlare prima di dare un giudizio, che mi avevano ascoltato.
Non posso negare il fatto che fosse un bel ragazzo, non posso negare che maledicessi il fatto di non ricordare la nostra notte di follie insieme, ma attualmente era solo il mio terapeuta.
Di certo non pretendevo di cambiare le cose ne tanto meno di cambiare lui, non ero quel tipo di ragazza e di certo non mi aspettavo che da un giorno all'altro lui impazzisse d'amore per me, che combattesse per me come in uno dei miei libri.
No, almeno una cosa l'avevo capita: i libri erano libri e quello restavano.
Però lui mi ascoltava, lui mi capiva e questo mi bastava.
Dopo circa quarantacinque minuti riuscì ad alzarmi dal bagno, i ragazzi erano scesi quindi la stanza era deserta. Mi rifiondai nel letto immersa nelle mie riflessioni più profonde, così profonde che le piume del cuscino quasi mi sopprimevano.
Sentì di lì a poco uno scricchiolio.
«Hey posso?» era Rob
«Ho saputo che non sei stata molto bene, sono venuto in pace»
Si sedette sul letto al mio fianco, le coperte mi arrivano ancora fin sotto agli occhi.
Poggiò una rosa al mio fianco «Prima di iniziare vorrei chiederti scusa, mi sono fatto prendere da quello che poteva essere e non ho pensato a te.» feci un mugolio di assenso.
«Ti ho lasciato da sola e mi dispiace tantissimo. Non sono quel tipo di persona, penso che tu lo sappia.»
Feci uscire una mano da sotto le coperte, la mossi indicandogli di avvicinarsi.
«Hai perso la voce?» mi chiese preoccupato
Gli afferrai il maglione e gli stampai un bacio sulle labbra «Non lo fare mai più.»
Lui sgranò gli occhi, poi sorrise «Sei incorreggibile» si infilò sotto le coperte «Adesso ti coccolo un pò.»
Di lì a poco credo che ci addormentammo come due cretini, dopo esserci riempiti di baci e stretti in lunghi abbracci. Perchè l'avevo fatto? Inizialmente mi era sembrata una cosa così imperdonabile, sarà che avevo parlato con Adam? Sarà che dovevo allontanare il pensiero di Adam? Sarà che possono sbagliare tutti ed io non sono nessuno per non perdonare dopo un pentimento.
Domenica.
Era l'ultimo giorno e passato il sabato a letto con Robert senza uscire da quella stanza ecco, avevo bisogno di aria pura. Rob ed i suoi amici fighi decisero di andare a sciare mentre noi comuni mortali ci armammo di slittino e biscotti per goderci l'ultimo giorno di neve.
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Un maestro da letto
Literatura FemininaMorena, una ragazza come le altre: grande lettrice ed amante della musica e dell'arte, vive la sua vita in un appartamento in condivisione con un'amica, lontana dai genitori. Il suo appartamento è una via di fuga da quelle tradizioni a i suoi vorreb...
