Did someone give you something to help you ease the pain?

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I chilometri che aveva percorso a piedi sembravano essersi ridotti a zero. Non un solo passo riusciva a indebolire i suoi muscoli allenati.

Stava correndo e lo stava facendo per un motivo preciso: avrebbe scaricato quel senso di oppressione nell'unico modo da lui conosciuto.
Perché la corsa, fortunatamente, fu una delle pochissime cose che gli fu concesso di conservare in quei cinque anni lontano da casa.

Correva con lo zaino in spalla, senza sentirne il fastidioso movimento. Aveva imparato a sopportare anche quello in accademia.

Sentiva che fisicamente avrebbe potuto spostare una montagna, la formazione a cui era stato sottoposto gli era stata utile a livelli che neanche lui immaginava.

Eppure, mentalmente, sentiva di non avere la forza nemmeno per respirare più profondamente, come richiedevano insistentemente i suoi polmoni.

Il bruciore agli occhi e alla gola lo obbligarono a fermarsi: stava perdendo il controllo sulla respirazione e sulla capacità di autogestirsi.

Perché, sinceramente, a chi interessa riuscire a respirare regolarmente quando le lacrime sono così tante da offuscare completamente la vista?

Non sapeva esattamente la direzione della sua fuga, né tantomeno la durata. Sperava semplicemente che, a un certo punto, si sarebbe fermato davanti a ciò che necessitava.

Si lasciò cadere a terra e strinse la sua testa fra le mani, non provando neanche a reagire al dolore nel suo petto.
Se avesse potuto, avrebbe scelto di scomparire, proprio in quel momento.

Un senso alla sua vita non sarebbe più riuscito a trovarlo.
Non aveva una famiglia, non aveva una casa, ma soprattutto non aveva più il suo ricciolo.

Michael gli era sfuggito dalle dita, quando aveva presuntuosamente stretto la presa attorno a lui.
E allora il riccio si era allontanato, ormai cresciuto e capace di camminare sulle sue gambe.

Chissà che stava facendo in quel momento.
Magari era immerso nel calore della sua casa, a contatto con le braccia di qualcuno che non era lui.

Senza magari.

Andreas strinse più forte con le dita, provando a distogliere la concentrazione dai suoi pensieri.
Avrebbe dovuto smetterla di farsi del male da solo, quello che il rifiuto del suo ricciolo gli aveva lasciato era già abbastanza.

Ma la verità era che quel dolore, per quanto forte e incontrastabile, era l'unico modo di sentirsi vicino a lui.
Perciò ne chiese ancora di più, portando la sua mente ad aggrapparsi a vecchi ricordi.

Fu una scena in particolare a tornare nitida davanti ai suoi occhi chiusi, stretti tra i palmi delle mani.
Non era realmente accaduta, ma tante volte aveva sognato di vederla diventare realtà.

Sembravano essere così felici in quel momento, con le loro dita intrecciate e quella casetta al collo, che simboleggiava ancora di più il loro amore di quanto non lo facessero quei cerchiolini di oro bianco sugli anulari sinistri di entrambi.

Aprì gli occhi di scatto, convinto di poter toccare con mano quella felicità.
Poi, in un fastidioso momento di razionalità, si accorse che il suo sogno lo aveva ingannato di nuovo.

Alla crudeltà della realtà non aveva una soluzione.

Si asciugò le lacrime e trovò un debole pretesto per alzarsi: ai militari non è concesso così tanto tempo per piangersi addosso.

Ai soldati è richiesto un sacrificio, uno di quelli che però Andy non era disposto a concedere.

Perché lui non era un soldato, lui non era come suo padre.
Lui era Andreas ed era fottutamente innamorato, persino dopo cinque lunghissimi anni di lontananza.

You'll be fighting for a heaven with hellDove le storie prendono vita. Scoprilo ora