Capitolo 3

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Ciao a tutti!! Chiedo scusa per il ritardo assurdo, ma ho avuto dei problemi personali  che mi hanno portata a poter pubblicare solo adesso.. spero che vi piaccia!! Grazie a tutti!! A prestissimo!! 😗😗

"Ci andrò io. Lo farò io."
Il mondo di Claudio si fermò. All'improvviso il caos in cui era immerso il commissariato si affievolì alle sue orecchie. Iniziò a respirare sempre più velocemente, il cuore che gli batteva così forte da dargli l'impressione che da un momento all'altro gli potesse uscire dal petto. Le mani presero a tremargli e gocce di sudore freddo gli percorsero la schiena.
"No. Tu non andrai da nessuna parte." Rispose con voce ferma e decisa al ragazzo di fronte a lui. La parte razionale di lui sapeva di star esagerando, in fin dei conti era il loro lavoro, quello che si erano scelti, che amavano, che li appassionava e in cui mettevano se stessi, interamente. E purtroppo comportava dei rischi. Moltissimi. Era anche uno dei motivi per cui lo amavano così tanto. L'adrenalina che ne derivava era per la maggior parte di loro una droga quotidiana di cui non potevano fare a meno. Mario era un agente incredibile, intuitivo, empatico, molto acuto e intelligente, ma aveva un enorme difetto, che terrorizzava Claudio costantemente, ogni singolo giorno: era molto impulsivo, troppo secondo il veronese. E spesso il desiderio di risolvere casi e aiutare civili innocenti lo portava a commettere gesti avventati che minavano alla sua sicurezza.
E questo Claudio non era mai riuscito ad accettarlo; le grandi discussioni che avevano avuto riguardavano sempre questo lato del romano e la paura che il veronese aveva per lui, in fonte del rapporto molto profondo che lo legava al ragazzo. Anche se non sapeva definirlo. O aveva solo paura di farlo.

"Claudio.." la voce di Mario lo ridestò, e lo prese per un polso conducendolo in archivio, stanza normalmente poco frequentata a quell'ora del mattino, per poter parlare senza essere disturbati. Una volta chiusa la porta alle sue spalle, il veronese incrociò le braccia e tentando di stare calmo e non alzare la voce "Perché proprio tu? Scommetto che ti sei proposto al commissario, non è vero?" chiese.
"Si, è vero. Mi sono offerto volontario perché ho l'esperienza necessaria per un caso come questo, e  sono sicuro di essere in grado di portare avanti questa operazione delicata. E poi l'idea è stata mia Cla, e quando gliene ho parlato è stato logico anche dal suo punto di vista confermare me per questo caso."
"Senza di me tu non ci vai." Disse il veronese risoluto.
"Non ho bisogno del tuo permesso, il nostro superiore ha accettato e io lo farò."
Razza di testardo, penso Claudio. "E io verrò con te. Troveremo un ruolo anche per me, tu avrai le spalle coperte ed io sarò più tranquillo."
"Cla, sai meglio di me che tu servi qui. Siamo i migliori agenti del commissariato, se andassimo entrambi sotto copertura chi risolverebbe i casi quotidiani in così breve tempo? E soprattutto, mi servirà qualcuno in gamba che continui da qui le indagini con le informazioni che vi passerò!"
"Beh, c'è Andrea, lo so è strano e non ti é mai particolarmente piaciuto ma sa il fatto suo! E Marco? L'hai dimenticato? È un grande agente! Quando passerà l'esame diventerà Ispettore!"
"So che sono due ragazzi competenti, e sai che adoro Marco, è quasi un fratello per me, ma tu sei il migliore. Ho bisogno di te da qui." E di te lontano dal pericolo, possibilmente, si limitò a pensare il romano. Sapeva di essere ipocrita a pensarlo, ma non poteva farci assolutamente nulla: il senso di protezione che provava per il veronese non si sarebbe mai placato.
Claudio lo guardò un ultima volta, poi, arrabbiato come mai prima, uscì dall'archivio sbattendo la porta. Si recò in ufficio dal suo superiore e dopo aver tentato di convincerlo ad affiancarlo al suo partner come supporto, senza successo, chiese un permesso per quel giorno. Si limitò a mandare un messaggio al romano per avvisarlo della sua assenza, dopodiché spense il telefono perché sapeva che il ragazzo avrebbe provato a mettersi in contatto con lui. Aveva bisogno di stare solo, non riusciva a capacitarsi del fatto che per la prima volta da quando avevano iniziato a lavorare insieme, lui non avrebbe coperto le spalle a Mario, non avrebbe potuto vegliare su di lui, e il fatto che avrebbe avuto a che fare con gente esperta e senza scrupoli non lo tranquillizava per niente. Passò ore ed ore a vagare per la città senza una meta, invaso dai pensieri. Quando ormai si era fatto pomeriggio inoltrato, decise di andare a trovare sua cognata, con cui aveva un bellissimo rapporto, per fare due chiacchiere e distrarsi dal suo partner. "Maledetto Mario Serpa, sei sempre nei miei pensieri" borbottò fra sè e sè mentre, dopo aver suonato il campanello, saliva le scale che conducevano all'appartamento del fratello e la moglie. Si sedettero al tavolo della cucina e davanti ad un caffè la ragazza notò subito una luce diversa negli occhi di Claudio. Erano sempre bellissimi, ma spenti. Tristi.
"Tesoro che succede? Problemi a lavoro? O c'entra Mario?" Chiese dopo minuti passati in silenzio a scrutare il cognato. Claudio non potè fare a meno di sorridere, perché la ragazza, informata sui particolari rapporti tra i due partner, non avrebbe mai catalogato il romano nella categoria 'lavoro'. Conosceva il veronese da moltissimi anni, sapeva quanto il suo passato lo influenzasse ancora moltissimo, ma sapeva anche riconoscere gli occhi dell'amore: e in quelli verdi del cognato poteva vedere solo quello, da quando quell'ispettore romano era entrato nella sua vita. I suoi occhi avevano ripreso a brillare come non succedeva da moltissimo tempo. Tranne quel pomeriggio.
"Ti direi che va tutto benissimo, ma capiresti al volo che non è la verità.. da qualche settimana stiamo seguendo quell'indagine complicata ricordi? Ti ho accennato qualcosa"; la ragazza annuì e lui continuò "un agente del commissariato dovrà andare sotto copertura.. per riuscire a risolvere la situazione prima che il numero di morti aumenti. Sarà Mario a farlo. Mario. E io ho paura perché si tratta di un'operazione delicata e pericolosa.. E per la prima volta non potrò essere con lui, non potrò proteggerlo. Io so che lui è veramente in gamba, ma non riesco ad essere tranquillo."
La ragazza lo interruppe "Devi dirgli ciò che provi Claudio. Io so che lo ami, e so anche perché sei così frenato con lui. Ma lui non sa nulla, e probabilmente si chiederà cosa possa essere lui per te. Tutta questa paura, questo terrore che hai nel lasciarlo andare a svolgere quello che è il suo lavoro.. È amore Claudio. Non chiuderlo fuori. Non farlo."
Claudio pensò alle parole della cognata mentre chiacchieravano del più e del meno, ci pensò mentre lasciava il suo appartamento e raggiungeva casa sua ormai all'ora di cena. Decise che la donna avesse ragione, nonostante il pensiero di aprirsi lo spaventasse, quello di Mario che sarebbe andato sotto copertura senza conoscere i suoi sentimenti lo terrorizzava. Accese quindi il cellulare e come si aspettava, trovò 10 chiamate perse dal romano, e due messaggi che gli aveva inviato un paio d'ore prima. Li aprì e li lesse, ma fu il secondo a farlo scattare in piedi, con il cuore in gola, e a farlo correre giù per le scale, dandosi più volte del coglione.
Da *Mario 🐼*
Cla ti ho chiamato un sacco di volte, dove sei? Non farmi preoccupare.. Ti prego rispondi
Da *Mario 🐼*
So che sarai arrabbiato e non mi vorrai parlare.. Lo capisco, ma.. avrei voluto dirtelo a voce, non così.. l'operazione inizia domani Cla, domani mattina.

Taking Chances (Clario) Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora