Sbigottiti

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Un agente di polizia si avvicinò a me mentre io guardavo incredulo la scena, non lo vidi neanche avvicinarsi per quanto ero scosso ma poi lui mi riportò alla realtà.

-"Scusi, dovremmo farle qualche domanda."- mi disse e io mi limitai ad annuire lievemente.

-"Potrebbe seguirci in centrale? non ci vorrà molto."- io rimasi ad osservarlo, finchè non mi portarono in centrale per alcune domande. Mi ritrovai in un edificio grigio chiaro al cui interno si trovavano decine di scrivanie divise da separé in metallo dello stesso colore dell'edificio. Su di ogni scrivania si trovava un computer con tanto di tastiera e tappetino per il mouse, le poltrone a rotelle erano usurate ma mantenevano comunque il loro aspetto professionale. Gli agenti erano intenti a fare telefonate e premere tasti sulla tastiera a velocità incredibile. Davanti a me, alla fine della stanza, si intravedeva un corridoio, dove poco dopo andammo. C'erano diverse porte; in una scortarono Steen in compagnia di un agente, lo psicologo ora si era ammutolito ma continuava a tenere lo sguardo fisso a terra, nella porta accanto erano entrati due o tre agenti disarmati, che osservavano la scena della stanza precedente da un vetro oscurato e microfoni ben situati agli angoli della stanza. Non riuscivo a vedere ciò che accadeva all'interno della stanza di Steen poichè gli agenti mi stavano accompagnando in un'altra stanza, alla fine del corridoio. Era molto diversa dalle stanze che avevo visto fin ora, all'interno si trovava la solita scrivania con due sedie poste a capi opposti ma non c'erano vetri o microfoni nascosti, solamente io e l'agente che avrebbe dovuto farmi delle domande, anche se non sapevo ancora di quale genere. L'agente chiuse la porta alle nostre spalle facendo un gesto con il capo al collega, che ci lasciò soli. Lessi sulla targhetta della sua uniforme *Agente Noah Lee".

L'agente Lee prese un fascicolo ancora vuoto da uno dei cassetti alle sue spalle, poi prese la penna che teneva nel taschino sopra la targhetta, per questo ci feci caso. Iniziò.

-"Allora"- si sistemò sulla sedia tirando su le spalle lievemente. -"Lei è ..."- -"Wynston." lo interruppi -"solo Wynston"- non ricordavo il mio cognome poichè era scritto solo sui documenti d'identità, avevo cercato di trovare i miei genitori utilizzando quel cognome, era l'unico dato che avevo poichè non risultavo neanche tra le nascite degli ospedali.  Ma inutilmente, ero ormai maggiorenne quindi poco importava, l'agente dai capelli biondi ramati e leggermente rasati ai lati attirò la mia attenzione nuovamente, facendo una tosse lieve per farmi concentrare.

-"Wynston, inziamo da cose semplici"- quel "iniziamo da cose semplici" mi mandò in crisi, mi avrebbe fatto domande complicate dopo? avrei saputo rispondere? meglio non pensarci subito, tempo al tempo. 

-"Dalle telecamere risulta che eri nelle vicinanze dell'abitazione del dottor..."-

-"Steen, è il suo nome."- 

-"Si, Steen. Eri lì nel momento in cui secondo il medico legale è avvenuto il tragico fatto. Come mai?"- tragico fatto? medico legale? di cosa diamine stava parlando?

-"Io...Dovevo chiedere a Steen di spostare l'appuntamento di domani, avevo intenzione di dormire un po' di più, è da un po' che mi sveglio presto"- in effetti era vero, dormivo poco, ma ovviamente non era per quello che mi trovavo lì, di certo non potevo dirgli che ero lì per chiedere come mai conoscesse la mia vita meglio di me.

Continuai -"Ma vorrei sapere una cosa."-

-"Dica"- mi disse l'agente incuriosito.

-"Tragico fatto? cosa intende?"- l'agente mi guardò negli occhi per accertarsi che fossi davvero sbigottito, poi si allontanò leggermente e con aria perplessa mi disse -"oh...lei, non ne sa nulla?"- feci cenno di no con il capo. Si alzò e andò fuori dalla stanza, cercando il suo superiore in carica. Tornò al suo fianco -"Signore, lui non ne sa nulla, lo toglierei dai sospettati dopo accertamenti."- il secondo agente non si fece subito abbindolare, ma anzi scrutò i miei occhi molto a lungo, interrompendo il silenzio con -"Mostraglielo"- L'altro agente mi prese delicatamente un braccio e mi invitò a seguirlo, scendemmo le scale che erano nascoste da un muro bianco, non le avevo notate prima. Arrivammo in un corridoio non troppo ampio, al cui termine era situata una porta a due ante in metallo, entrammo e vidi una cinquantina di quadrati metallici che a prima vista sembrarono celle, non staremmo mica in un... "Come mai è sceso nell'obitorio agente?"- Come temevo. Un ragazzo sulla trentina e con capelli arruffati che gli contornavano il viso pallido era venuto in contro a noi, aveva stretto la mano all'agente che con aria disgustata se la pulì sull'uniforme subito dopo, in fondo quel ragazzo aveva a che fare con cadaveri, stringergli la mano non doveva essere tra i suoi hobby. Cercò di stringerla anche a me ma passai. l'agente si rivolse al ragazzo -"Il B-21"- lui annuì e subito si precipitò ad aprire la cella con quel codice identificativo. Dopo si girò verso di noi, rivolgendosi però solo a Lee -"Ne è sicuro? non credo sia una buona idea."- 

-"Fallo"-

-"agli ordini"-

poi si rivolsero a me 

-"Guarda, poi continuerai l'interrogatorio, procedure standard"- Mi avvicinai a passi lenti alla cella. Non volevo guardare poiché avevo paura di ciò che avrei potuto vedere, e facevo bene ad averne. Stesa sulla fredda lastra spessa di metallo si trovava Marge, con il viso paralizzato, terrorizzato. Aveva ancora il volto colorito ma era irriconoscibile. Il corpo era stato ricucito, aveva cicatrici lungo tutto l'addome e vari lividi e contusioni che però non erano rilevanti. Il ragazzo mi disse che anche dopo l'autopsia non si erano trovate possibili cause. Smisi di guardare. Il mio volto era calmo. Non ero stravolto. L'agente ne fu incuriosito e mi riportò di corsa al piano superiore, questa volta mi fece entrare nella stanza dove prima si trovava Steen, che non appena mi vide iniziò ad urlare e dimenarsi 

-"NO! PORTATELO VIA DA QUI! VATTENE! NON FARTI PIU' VEDERE!"- e facendo ciò si meritò una lieve scossa di teaser da parte dell'agente che lo stava scortando in un'altra stanza. Non l'avevo mai visto in questo stato, se non durante il mio "spionaggio" dall'occhiello.

L'agente mi fece entrare in stanza, poi si sedette davanti a me e con aria minacciosa mi disse -"Okay, ora si fa sul serio"- . Stavano per arrivare i guai.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Sep 16, 2017 ⏰

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