28
Come spesso accadeva, quel sabato pomeriggio Emanuele ricevette la visita gradita di Gabu. Era metà novembre, le ore di luce diminuivano insieme alla speranza di ritrovarmi. Ma il sabato anche Milano diveniva un villaggio, i tormenti si placavano tra parole amichevoli e qualche bicchiere di vino rosso.
Gloria offrì loro i biscotti appena sfornati, poi si sedette sul divano. Mentre i due amici conversavano, lei ricamava in silenzio un bavaglino rosa.
«Grazie per ciò che hai fatto per me» ribadì Emanuele.
«Ancora con questa storia? Avresti dovuto ringraziarmi se fossi stato colpevole. Sei più innocente di un santo; capisco il sospetto che ha potuto suscitare l'inseguimento, ma una volta saputo che eri con me, quel coglione di Muscarella avrebbe dovuto darsi delle risposte. Solo i suoi uomini potevano non notare quella facce.»
Emanuele ripensò ai volti dei rapitori. Due pareti bianche avrebbero sortito lo stesso effetto.
Verso le sei suonarono alla porta. Gloria appoggiò il ricamo sul tavolino e andò ad aprire. Tornò poco dopo, seguita da un uomo e da una bambina.
«Il marito di Bianca vuole parlare con te» annunciò a occhi bassi.
Emanuele sapeva che prima o poi sarebbe accaduto, non si aspettava la piccola Emma. Si sentì nudo di fronte ai due ospiti.
Gabu si sollevò dalla poltrona, andò vicino a Gloria, le passò un braccio sulle spalle; disse: «Questa dovete vedervela voi; io e Gloria ce ne andiamo a pomiciare in cucina».
Gloria arrossì indicando Emma.
Gabu si abbassò alla sua altezza, le disse: «Voglio svelarti un segreto: questa donna fa la cioccolata più buona del mondo. Solo uno stupido ne rifiuterebbe una tazza fumante; dimmi un po', sei una stupida?»
La bambina disse orgogliosa che no, non era affatto una stupida. Aggiunse: «Rossana dice che anche se faccio fatica a leggere, sono una bambina intelligentissima. Dice che anche Mozart era dislessico, e anche Leonardo Da Vinci!»
«Per carità, Gloria, non sfiguriamo davanti a questo futuro scienziato! Corriamo in cucina» e si mise a correre per la casa, andando prima in bagno: «non è qui la cucina?» poi nella stanza delgli ospiti; quando giunse nello sgabuzzino si accovacciò per terra sostenendo che quella fosse la cucina.
Gloria e Emma risero divertite, poi si presero per mano e andarono nella giusta direzione.
I due uomini rimasero soli; Emanuele invitò Giulio ad accomodarsi dove preferiva. Scelse la poltrona su cui prima era seduto Gabu. La scostò di lato per mettersi di fronte a lui.
Fu Giulio a rompere il ghiaccio.
«Così sei tu che ti sbatti mia moglie quando sono al lavoro» constatò.
Emanuele sollevò lo sguardo a fatica; notò la luce che stentava a brillare negli occhi di Giulio. Era più depresso di lui.
«Sbattevo. Indicativo imperfetto» puntualizzò.
I due sorrisero. Si strinsero la mano.
«Cosa ci avrà mai trovato in te?» chiese Giulio scrutandolo con attenzione.
In effetti, oltre a essere più giovane del suo rivale, era anche più attraente a livello estetico: aveva lineamenti più regolari, una folta capigliatura e le spalle molto più possenti.
«Credo... il sesso ad alti livelli» tossì.
Dalla cucina li udirono ridere; Gabu si rilassò.
«So che non sei stato tu a farla sparire» ammise Giulio. «Ma avresti meritato qualche anno di galera, giusto per capire che non si importunano le mogli degli altri.»
«Ho sbagliato, lo so, e ti chiedo scusa. Però lo abbiamo voluto in due, e la stiamo pagando. Non so dove si trovi Bianca in questo momento, ma percepisco la sua disperazione. Ѐ uguale alla mia.»
«E alla mia» replicò Giulio. «Soprattutto la notte, mi manca da morire. A volte mi sembra di avvertire il suo affanno; vuole tornare qui. La sento vicina ma allo stesso tempo lontana. Come se si trovasse a pochi passi da me, ma in una dimensione distante anni luce.»
Emanuele impallidì.
«È la stessa cosa che dice Gloria. Dopo l'incidente ha ripreso a farneticare... Sostiene che Bianca è viva, ma non esiste, che quando tornerà per noi non sarà mai esistita. Mia moglie soffre di un grave esaurimento nervoso. Da quando abbiamo perso Manuel... non si è più ripresa. Speravo che la sua condizione attuale la aiutasse a migliorare, ma non è così» sospirò.
«Ho saputo del bambino, mi dispiace.»
«Non preoccuparti, è tutto a posto.»
In quel momento Giulio comprese il motivo per cui avevo perso la testa per Emanuele. Niente mi affascinava più della tristezza avvolta nella dignità; lo si leggeva tra le righe di ogni mio racconto. Il sorriso di Emanuele rappresentava il suo impegno ad andare avanti con decoro, nonostante la devastazione; chiunque si sarebbe arreso al dolore, disprezzato le persone più fortunate, rinnegato la propria vita.
Emanuele non solo era rimasto sulla via del bene, ma non aveva rinunciato a sorridere; dal suo sguardo si intuiva la battaglia interiore che stava vivendo; la sua dignità era a capo della resistenza. Emanuele era un partigiano della sopravvivenza.
«Volevo dirti che amo molto tua moglie. Non è stata solo una storia di sesso, la nostra.»
«Per quanto tempo è andata avanti?» domandò.
«Due anni.»
Giulio si accasciò sulle ginocchia, sprofondò la testa tra le mani.
«Due anni, dio mio, due anni.»
«Ci siamo arresi all'inevitabile. Abbiamo provato a resistere; per alcuni mesi ci siamo solo desiderati da pazzi, scambiati qualche sms. Poi i messaggi si sono fatti ambigui, rivelando l'intima attrazione di entrambi. Quando veniva a lezione non potevo avvicinarmi a lei senza avere un'erezione. Toccavo le sue mani delicate per affinare una nota sul suo violino e tremavo. Tremavo dentro perché fuori non è professionale. È un comportamento deontologicamente scorretto, lo so. Un maestro non può innamorarsi del suo allievo, un medico non può sedurre un paziente. Ma l'anima se ne infischia dei dettami dell'uomo, e alla fine vince lei. Ha vinto il nostro spirito inquieto e sognatore, il nostro bisogno di emozionarci nonostante il buio del dolore; malgrado l'ombra dell'abitudine.»
A quelle parole, Giulio ricordò e rimpianse i primi tempi con Bianca; si chiese quanta di quell'attrazione totale, descritta con ardore da Emanuele, gli fosse rimasta: briciole.
Seduta al tavolo della cucina, Gloria intratteneva la piccola Emma.
«Rossana dice che la mamma tornerà. Non è andata via perché faccio fatica a scuola; non è colpa mia.»
«Certo che non è colpa tua. I bambini dolci come te sono quelli che le mamme amano di più» la rassicurò Gloria. «Sono una mamma anch'io e certe cose le so. Al posto suo farei di tutto per tornare da te. Sono certa che lei si sta facendo in quattro.»
«Quando nasce il tuo bambino?» domandò accarezzandole la pancia.
«È una bambina» rispose Gloria. «Nascerà in primavera. Si chiamerà Hadassa.»
«Che nome buffo» osservò.
«Significa 'albero del mirto'» spiegò Gloria. «Sognai una donna con quel nome, qualche tempo fa; mi promise di riportarmi Manuel, il mio bambino. Per questo voglio darle il suo nome, per renderla un po' più reale.»
«Perché non la chiami Mirta? Ѐ più bello, e poi nessuno la prenderà in giro. I bambini prendono in giro quando sentono i nomi buffi» la informò Emma.
Gloria rifletté.
«Hai ragione, e poi Mirta è un bellissimo nome.»
«Chissà come sarebbe felice Manuel. Dov'è adesso?» chiese guardandosi intorno.
Gloria si incupì.
«È... è sul...»
Emma seguì lo sguardo di Gloria; osservò il seggiolone vuoto.
«Non c'è più» disse tornando in sé.
«Lo hanno portato via, come la mia mamma?»
«Forse sì» biascicò Gloria.
«Hadassa riporterà anche la mia mamma, insieme al tuo bambino?» la incalzò Emma.
«Ehi piccolina, facciamo un gioco?» intervenne Gabu.
Emma annuì allegra.
«Vediamo chi vince a braccio di ferro.»
La bambina accettò la sfida, ce la mise tutta, e alla fine ribaltò per terra quell'uomo grande come il suo papà.
Quella sera, prima di addormentarsi come sempre tra le braccia di Giulio, Emma lo rassicurò: «La mamma tornerà insieme a Manuel; li porterà Hadassa.»
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Rapita
Fiksi IlmiahHR #1 in fantascienza *** Bianca è una donna di quarantotto anni in crisi di mezza età. È una scrittrice frustrata il cui orologio biologico ha iniziato a saltare qualche rintocco. Ha un marito, un amante e una figlia dislessica di sei anni. Durante...
