Capitolo 4 - Simili

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Questo capitolo lo dedico a te.
Perché siamo simili.
Nei nostri silenzi, nei nostri momenti bui, nelle "gioie e nelle difficoltà".
Siamo tanto uguali e tanto diverse. Siamo fatte per essere noi.
E insieme siamo speciali.
"Tu rimani vero"?
Si rimango. Rimango per sempre. Anche se a volte scazzo e ti faccio soffrire. Scusami.
Anche per le volte che lo farò in futuro.
Perché lo farò.
Ma tu ci sarai. Perché io ci sarò.
Io non ti lascio non ti mollo.
Ti voglio bene bimba. Non sai neanche quanto. #iocosìsimileate #unpóditeinme




Quando Claudio esce dall'ospedale è già buio. Siamo alla metà di ottobre e le giornate stanno diventando sempre più corte.
Si stanno accorciando fuori, ma dentro quelle quattro mura che odorano di malattia, le giornate sembrano non avere mai fine.

Va verso la macchina, entra e si appoggia al sedile. È stanco.
Ripensa a quello che è successo in questi giorni, soprattutto oggi. E ci prova, ci prova davvero a trovare una spiegazione a tutto ciò.
Ma non c'è. Non si può spiegare con la ragione un qualcosa di irrazionale. Si rischia davvero di impazzire.
Mette in moto e va verso casa.
Roma è sempre un caos. A qualsiasi ora di qualsiasi giorno. E mai come ora vorrebbe essere a casa sua. LA SUA VERA CASA.
A Verona. Dove è nato e cresciuto.

Dice che per amore si fanno pazzie.
Ma quando l'amore se ne va...queste pazzie che fine fanno?
Si è trasferito a Roma due anni fa. Per "amore".
Ha seguito quello che credeva fosse l'uomo della sua vita. Aveva chiesto un periodo di aspettativa dal lavoro e dopo un anno in questa città, è riuscito anche ad ottenere il trasferimento in questo ospedale.
Andava tutto bene...sembravano...perfetti....e avevano deciso di sposarsi. Così. Senza proposte, senza dichiarazioni ufficiali o altro.
Non erano mai stati due tipi romantici.
Anzi, diciamo che Claudio si era adeguato ai modi dell'altro. Aveva assunto il suo modo pratico di vedere le cose.
Poi qualcosa si è rotto.
A due settimane dal matrimonio, Claudio è stato lasciato.
"Mi dispiace non posso...non ti amo più."
E il mondo è crollato.
Ovviamente di lì a poco la verità è saltata fuori.
"Mi sono innamorato di un altro. Vado a vivere con lui a Milano. Mi dispiace."
E l'ha lasciato lì. Così dal nulla.
E non c'è stato modo di poter somatizzare subito, perché ha dovuto lasciare quella casa che non gli apparteneva più e trovarsi un posto suo. Nel giro di tre giorni ha trovato un buco di tre stanze dove sistemarsi, aiutato dalla sua amica e collega Anna.
La stessa che l'ha aiutato a disdire il matrimonio. Perché ovviamente lo stronzo se ne è andato senza problema alcuno.

La prima sera in quella nuova casa, è stata tremenda.
Non sapeva chi era, dov'era, cosa doveva fare. Non sapeva più niente. E poi notti e notti insonni a chiedersi perché e per come.
A lavoro era uno zombie.
A casa era anche peggio.
E la domanda che lo assillava di più era sempre la stessa.
"Adesso che faccio? Qui, da solo, che faccio? "
Perché si, le storie finiscono è vero, più o meno bene, e di questo poteva anche farsene una ragione in qualche modo. Ma a questa sensazione di abbandono, questo senso di solitudine che si porta da una vita e che credeva di aver arginato in qualche modo, a questo no, a questo non potrà mai abituarsi.
È stato sempre lasciato. A volte ci ha pensato la vita, a volte le persone.
Prima è stato strappato alla sua mamma.
E non ha potuto fare niente per impedirlo.
E si è fatto forza insieme a suo padre e suo fratello.
Poi suo fratello si è sposato e ha lasciato la casa paterna. E Claudio si è sentito ancora più solo.
Erano lui e suo padre. Stavano bene insieme, ma la casa era vuota. I loro cuori anche.
Poi ha conosciuto lui, venuto a Verona per lavoro. Sono stati sei mesi lì, poi Claudio l'ha seguito a Roma quando l'altro ha fatto rientro.
Ha lasciato amici, parenti, lavoro...ed è partito.
E poi...poi il degenero.
Ma in questi tre giorni infiniti, Claudio una cosa l'ha capita. Non era amore con quella persona. C'era un sentimento di base, ma non era amore. Si è probabilmente attaccato a quest'uomo per il suo bisogno incolmabile di sentirsi amato, accudito, considerato. Per non sentirsi solo. E lo faceva bene. Lo faceva sentire amato a modo suo.
Ed è infatti questa la cosa che lo fa soffrire di più.
È di nuovo solo.
In questa città immensa. In questa città che per adesso non lo fa andare via, perché chiedere di nuovo il trasferimento non è cosa facile.
Finché qualcuno non chiede lo scambio di città, non è possibile.
Ma c'è una cosa che lo spaventa ancora di più. Una consapevolezza venuta fuori tutta insieme.
In questi tre giorni ha scoperto sensazioni...emozioni...che non aveva mai provato. Ha dovuto fare i conti con un lato di se che non conosceva.
Sentiva il bisogno di "proteggere" invece che il solito bisogno di "sentirsi protetto".
Ed è questo che gli ha dato conferma che quello passato non poteva essere amore.
Altrimenti..."questa cosa" che sente adesso...per quanto folle...che cos'è?

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