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In quel periodo, gli abitanti di Toccavalle erano preoccupati da un fatto strano che accadeva da un po' di tempo lungo la strada che portava al ponte.
Accadeva alle ragazze nell'ora di ritorno dal lavoro, lungo il tratto che costeggiava il podere della famiglia Canton.
Si vociferava sul motivo per cui le giovani fanciulle tornassero scioccate a casa.
Alcune non parlavano per pudore, le più smaliziate ne parlavano sommessamente, premendo la mano sulla bocca per soffocare una risatina di scherno, o forse vergogna.
Fatto sta che tutte erano disturbate dalla vista di un qualcosa di molliccio rosa che sbucava dalla siepe dei Canton e che veniva agitato da una mano tra le foglie frementi, mentre due occhi più in alto guardavano lascivi e vogliosi, alla pari di un diavolo tentatore.
Il tutto, sotto lo sguardo innocente delle fanciulle, le quali erano costrette ad affrettare il passo, spaventate da quel misterioso personaggio che insidiava la morale, pura e casta, delle ragazze per bene e che, probabilmente, era affetto da una sindrome maniacale, come si diceva in giro, senza che nessuno arrivasse a capire il signicato preciso di quella diagnosi.
Tutte vedevano e passavano oltre, facendo finta di niente.
La maggior parte di loro non osava commentare per non essere incolpate di manie visionarie e menti contorte, come dicevano i più moralisti, invasate di voglie pruriginose che disturbavano il loro equilibrio e la loro stabilità sessuale, incapaci di alcun grado di giudizio, data la giovane età e con gli ormoni in subbuglio.
In casa Canton cominciò un fermento interno, con l'intento di cacciare l'esibizionista che insidiava le ragazze attraverso la loro siepe.
Un satiro che bisognava stanare a tutti i costi, ne andava di mezzo l'onorabilità e la nobile storia della famiglia stessa, disconoscendo, già che c'erano, pure gli scabrosi trascorsi del signor Benito.
Con le benedizioni di don Genesio, elargite a destra e a manca, non si poteva lontanamente pensare a un volto o una figura da diavolo che andava a tormentare le ragazze con atti osceni, attraverso una siepe dentro il loro podere, e si sentivano al sicuro con quelle notabili benedizioni.
Per di più, il malandrino era introvabile.
Un diavolo furbo che riusciva ad aggirare perfino il prete con le sue mirabolanti benedizioni.
Si scoprì l'altarino quando l'anziana signora Rosina, un quintale di stazza che passava di là con le borse della spesa dondolanti lungo i fianchi e sballottando il grasso del corpo, ora in qua ora in là, buttò subito l'occhio sulla siepe per vedere se c'erano ancora dei germogli di luppolo selvatico.
Era brava lei con il risotto, e quella siepe era il posto giusto per i suoi "bruscandoli".
Ma quel coso rosa che si agitava alla sua vista, la fece sobbalzare.
Lei, che aveva fatto l'infermiera per anni, non si era mai scandalizzata di niente, figurarsi impressionarsi per quel coso molliccio.
Presa dal suo bisogno esistenziale di aiutare il prossimo fino alla fine dei suoi giorni, la solerte infermiera cercò subito di far venire allo scoperto l'anonimo burlone.
Lo doveva a quelle ragazze sconvolte che dovevano passargli davanti, scioccate e impressionate, non certo come lei.
Il diavolo non c'entrava di certo, pensò subito, ma i suoi occhi da esperta incontrarono dritti gli occhi mielosi di quell'insidioso mefisto, che svelto come una lepre si dileguò per i campi, nascosto dalla siepe di rovi.
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Il paese è piccolo la gente mormora (Completa)
Fiksi UmumPrima di iniziare, devo ringraziare alcuni di voi, i quali mi hanno chiesto di rimettere su watt questa storia, sfaccettata in un tempo passato, e lo faccio con piacere. Grazie a tutti. Una fitta trama di storie intrecciate. Una vita dura, fatta di...
